Fisco Equo
In sette anni + 3% per pensionati e lavoratori dipendenti. Secondo l'ex ministro serve una riforma strutturale dell'imposta. E sull'evasione: passare da un'idea di recupero ex post a un'idea di riduzione ex ante.
L'incremento del peso dell'Irpef sui redditi di lavoro e pensione, la necessità di una riforma strutturale dell'imposta sul reddito delle persone fisiche e il contrasto all'evasione fiscale. Sono stati questi i temi principali del convegno che si è svolto al Cnel, durante il quale è stata presentata l'indagine conoscitiva sulla struttura dell'Irpef negli anni d'imposta 2003-2010. Il rapporto, illustrato da Lelio Violetti, ha evidenziato come in 7 anni il contributo dei redditi di lavoro dipendente e pensioni sia cresciuto di circa 2 punti percentuali in termini di reddito dichiarato e di quasi 3 punti in termini di imposta. Mentre nello stesso periodo è calato il peso percentuale del reddito di lavoro autonomo, d'impresa, di partecipazione e gli altri redditi.
Il vice presidente della Corte Costituzionale alla consegna del premio Lef tesi di laurea: "il potere pubblico incapace di fornire servizi ad un costo accettabile"
La pressione fiscale nel nostro paese è "troppo alta". Occorre perciò ridurla "eliminando gli sprechi" nella spesa pubblica e "recuperando l'evasione". Il vice presidente della Corte Costituzionale Franco Gallo, intervenendo alla consegna del premio Lef per le migliori tesi di laurea in materia tributaria, ha evidenziato l'incapacità del potere pubblico di fornire servizi ad un costo accettabile, ma ha messo in guardia dalla scorciatoia di puntare allo "Stato minimo" a discapito di quello "sociale". Nella sua lectio magistralis Gallo, nell'affrontare il tema del tributo quale strumento di giustizia distributiva, ha sottolineato che, «in una situazione, come l'attuale, caratterizzata dall'aumento delle disuguaglianze e delle pratiche corruttive lo Stato dovrebbe spogliarsi della veste di Leviatano amministrativo e sempre più spesso richiamarsi ai grandi valori etici, di moralità collettiva, di sussidiarietà e di rispetto della dignità umana».L'ex direttore dell'Agenzia delle entrate alla cerimonia di consegna del premio Lef: far emergere spontaneamente le basi imponibili attraverso una combinazione di azioni prima dell'adempimento
Oggi manca una effettiva strategia nel contrasto all'evasione di massa. Per contenere il fenomeno occorre affidare all'amministrazione un ruolo prima di tutto persuasivo, mettendola in grado di gestire il rapporto con il contribuente nella fase dell'adempimento, cioè quando dichiara e versa l'imposta. A pensarla così è l'ex direttore dell'Agenzia delle entrate Massimo Romano, intervenuto alla cerimonia di consegna del premio Lef per le migliori tesi di laurea in materia tributaria. Secondo Romano, occorre utilizzare i tanti dati che l'amministrazione ha a disposizione, o dei quali può agevolmente avere la disponibilità senza gravare sullo stesso contribuente, dati che oggi vengono utilizzati soltanto in piccola parte ex post in sede di accertamento, per porli a confronto con le intenzioni dichiarative.Per superare le criticità nel rapporto tra Stato centrale ed enti decentrati puntare alla regionalizzazione del patto di stabilità. In 10 anni di applicazione non ha prodotto nè un miglioramento del disavanzo pubblico nè una buona allocazione delle risorse.
di Ipazia
Il patto di stabilità va rivisto in un'ottica federalista. Tenendo conto dell'esperienza di 10 anni di applicazione occorre puntare ad un adeguamento che conduca ad una effettiva regionalizzazione del Patto stesso. Partendo dal complessivo rinnovamento degli assetti istituzionali occorre prendere atto che l'attuale formulazione del patto è in contrasto con i principi del disegno federalista e si è rivelato inidoneo a garantire una strategia di coordinamento finanziario. Serve dunque un nuovo strumento più avanzato in grado di mostrare la necessaria flessibilità superando la logica del vincolo uguale per enti diversi. In pratica si tratterebbe di adottare un sistema di cooperazione concertata tra centro e periferia che fissi criteri di disciplina fiscale di lungo periodo in grado di responsabilizzare i livelli decentrati di governo nella realizzazione degli obiettivi di finanza pubblica. Ciò spingerebbe certamente verso un sistema fiscale più efficiente e non sempre più impegnato a rincorrere una spesa fuori controllo e fatta ancora di troppi sprechi.In una riflessione scritta per Italianieuropei Massimo Romano evidenzia i limiti dell'attuale strategia di contrasto dell'evasione di massa e propone un nuovo modello basato anche sul ruolo attivo dell'amministrazione nella fase che precede la dichiarazione dei redditi.
di Massimo Romano
Nella lotta all'evasione occorrono nuove strategie. La sola azione di accertamento, oggi mal supportata da un incoerente sistema sanzionatorio, non può essere sufficiente. Una moderna amministrazione deve porsi sempre più l'obiettivo di far emergere spontaneamente le basi imponibili attraverso una combinazione di azioni da attuare anche nella fase che precede l'adempimento. In un sistema basato sull''autodichiarazione l'obiettivo deve essere quello di indurre i contribuenti a dichiarare il vero. Per fare ciò occorre un'azione combinata basata sul tracciamento e sugli incroci delle informazioni, da utilizzare anche per realizzare un confronto prima della presentazione delle dichiarazioni con i contribuenti che presentano situazioni incoerenti con i dati, e su un sistema sanzionatorio equilibrato e coerente. Ciò presuppone, prima di tutto, un impegno comune di tutte le forze politiche nel rifiuto dei condoni e per la stabilità del quadro normativo.
Pagina 1 di 31














