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Analisi

Gallo, Patrimoniale rende sistema più equo colpendo ricchezza statica

Fisco Equo pubblica una riflessione del professor Franco Gallo ex ministro delle Finanze e attuale vice presidente della Consulta, in cui analizza le ragioni teoriche, economiche e tributarie che giustificano l'introduzione di una patrimoniale nel nostro paese. Lo scritto, del 1986, è di particolare attualità e dimostra come già 25 anni fa era chiaro agli studiosi più attenti la deriva a cui sarebbe andato incontro il nostro sistema tributario eccessivamente sbilanciato sulla tassazione del reddito delle persone fisiche.

L'imposta patrimoniale, scrive Gallo, "trova la ragione d'essere nell'esigenza di colpire la ricchezza statica tenuta 'oziosa' non collegata di per sé all'esercizio di un'attività produttiva". In pratica ,argomenta, a spingere verso l'introduzione di un prelievo sul patrimonio è la stessa esigenza economica di "perseguire obiettivi di discriminazione qualitativa rispetto ai redditi più rischiosi, cui non corrisponde un patrimonio". In ultima analisi la patrimoniale è giustificata da quella particolare capacità contributiva riferibile all'esistenza di un patrimonio ed ai vantaggi in termini di potere e forza economica che ciò comporta per il titolare, anche indipendentemente dal distacco da esso di un reddito in senso stretto''. La stessa Carta costituzionale, secondo alcuni studiosi, scrive Gallo, imporrebbe "un rigido vincolo'' al legislatore ad istituire l'imposta sui patrimoni''.

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Manovra, la stretta sulle società di comodo di difficile applicazione

Non sarà facile applicare la nuova normativa sulle società di comodo introdotta con la manovra di agosto. Andrebbe chiarito se le imprese potranno chiedere agli uffici la disapplicazione come avviene per le norme antielusive.

di Michelina Chiodo

Il governo continua a produrre norme per il contrasto all’evasione e all’elusione di difficile applicazione. La stretta ideata contro le cosiddette società di comodo, risulta, infatti, poco chiara e in assenza di una adeguata integrazione da parte dell’Agenzia delle entrate gli uffici avranno difficoltà a tradurla in attività concreta. Si ripete, dunque, quanto già segnalato per le norme che introducono la sospensione dagli ordini dei professionisti che non rilasciano la fattura o ricevuta fiscale. La tecnica collaudata sembra ormai quella di varare ‘norme manifesto’ a prescindere dalla loro effettiva applicabilità. Il tutto in attesa del prossimo condono.

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Fiat-Chrysler, gli aspetti fiscali trascurati della fusione

Il governo sembra disinteressarsi degli aspetti fiscali della fusione tra Fiat e Chrysler. Ma si tratta di una variabile che ha il suo peso: sarebbe opportuno valutare gli effetti della eventuale separazione del gruppo dall'Italia anche in termini di diritti impositivi.

di Yoda

La messa a fuoco delle implicazioni fiscali di un eventuale trasferimento di sede della Fiat negli Usa non può certo attendere che l’atto si perfezioni sotto il profilo giuridico. In qualsiasi altro paese il confronto preliminare tra Amministrazione e azienda sarebbe stato avviato da tempo. Auguriamoci che esso sia in corso anche in Italia, anche se si ha l’impressione che il Governo tuttora non conosca quale sia, oltre la contingenza, il piano di Marchionne. Una situazione che preclude qualsiasi consapevole ponderazione delle implicazioni fiscali. Eppure, il principale interesse della parte pubblica non è certo presentare, ex post, il conto della exit tax, quanto piuttosto agire affinché il gruppo Fiat  mantenga nel suo Paese d’origine le proprie principali funzioni industriali, di progettazione e di innovazione ad alto valore aggiunto, a beneficio delle capacità collettive e della capacità del sistema di produrre ricchezza.

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Scacco all'evasione in 10 mosse, per seria lotta serve coerenza tracciabilità e addio condoni

La quarta versione della manovra di ferragosto, su cui il governo ha annunciato la fiducia, ha ulteriormente annacquato le poche e confuse norme anti evasione inserite in una delle versioni a fini essenzialmente mediatici e propagandistici.

di Oreste Saccone

La lotta all'evasione continua ad essere la grande assente della manovra correttiva varata dal governo alla viglia di ferragosto. Il governo, ancora una volta, rispetto alla volontà di colpire gli evasori ha mostrato approssimazione proponendo norme nella maggior parte dei casi inefficaci e che comunque anche quando andavano nella direzione giusta si è poi rimangiato depotenziandole o eliminandole del tutto. La questione di come organizzare una più efficace lotta all'evasione resta dunque centrale. La crisi ha reso ancora più evidente l'ingiustizia di un carico fiscale che finisce per gravare in larga parte sul lavoro dipendente e sui pensionati e comunque su chi ha i redditi tracciati e il prelievo alla fonte. Una credibile lotta all'evasione necessità di più fattori: una volontà chiara e univoca del governo, una normativa compiuta in grado di chiudere le falle più evidenti dell'attuale sistema e una amministrazione rafforzata e messa in condizione di operare al meglio.

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Manovra, ai Comuni armi spuntate nella lotta all'evasione

Il potenziamento della partecipazione dei Comuni all’accertamento dei tributi statali rischia di trasformarsi nell'ennesimo proclama antievasione. Si torna ai Consigli tributari comunali, uno strumento che risale al 1945 e che era stato abbandonato per la scarsa efficacia.

La nuova strategia antievasione del governo punta con decisione sul ruolo dei comuni. Con glii emendamenti alla manovra di agosto presentati dall'esecutivo vengono introdotte significative modifiche alla partecipazione dei Comuni all'attività di accertamento dei tributi statali. Tre gli interventi fondamentali: l'aumento della quota di evasione recuperata spettante ai comuni, il potenziamento del ruolo dei Consigli tributari e la  pubblicazione sui siti dei Comuni delle dichiarazioni dei redditi. Da una prima analisi delle proposte del governo appare evidente che l'esecutivo ha scelto comunque una strada tortuosa e complessa che porterà ad un appesantimento burocratico e ad un allungamento dei tempi sia per quanto riguarda i Consigli tributari che la pubblicazione delle dichiarazioni, compito quest'ultimo che l'Agenzia delle entrate può svolgere con rapidità e in modo omogeneo.

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Pubblica amministrazione, un’idea di intervento per combattere l’inefficienza

Istituire il divieto di richiedere ai cittadini dati e documenti già in possesso della PA, fissare un tempo massimo di conclusione dei procedimenti e incentivare la comunicazione per posto elettronica. Sono alcune delle misure applicabili per migliorare il servizio.

Di Orlando De Mutiis

Nella PA prevalgono largamente le istituzioni che non funzionano in modo adeguato rispetto alle aspettative dei cittadini. La riforma della PA è sempre all’ordine del giorno ma i rimedi proposti sono sempre parziali e insufficienti a modificare realmente la situazione di inefficienza.

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Lodo Mondadori, anche il fisco brinda, probabile incasso di 154 mln

La sentenza del lodo Mondadori che ha condannato la Fininvest a versare 560 mln alla Cir porterà nelle casse dell'erario circa 154 milioni di euro. Sussistono invece dubbi che la società del biscione possa dedurre la somma in quanto riconducibile a un fatto di reato.

di Yoda e Oreste Saccone

Con De Benedetti brinda anche il fisco. La sentenza con cui la Corte d'appello di Milano ha condannato la Fininvest a versare alla Cir la somma di 540 milioni saliti a 560 mln con gli interessi produrrà anche effetti tributari. Nelle casse dell'erario arriveranno circa 154 mln. E ciò anche perchè è dubbio che la Fininvest possa portare in deduzione le somme versate a Cir. Dovrebbe infatti scattare la norma che vieta di dedurre i costi o le spese riconducibili a fatti, atti o attività qualificabili come reato. Una delle bozze del dl sulla manovra conteneva una apposita norma, poi cassata nella stesura finale, che avrebbe consentito la deduzione del risarcimento. Si stabiliva infatti la indeducibilità solo per i "costi e spese per beni e prestazioni di servizio direttamente utilizzati per il compimento di atti o attività qualificabili come delitto non colposo".

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Manovra, stangata Iva su pane pasta latte e acquisto prima casa

Il taglio lineare delle agevolazioni del 5% nel 2013 e del 20% nel 2014 produrrà una stangata su tutti beni di prima necessità . L'aumento dell'Iva per pane, pasta, latte, zucchero sarà dell'80% nel 2014. L’imposta per l’acquisto della prima casa direttamente dal costruttore passerà dal 4% al 7,2% .

di Oreste Saccone

Dalla finanza creativa al fisco sperimentale. Sono davevro sorprendenti gli effetti del taglio lineare alle agevolazioni sull'Iva. La norma funziona come clausola di salvaguardia, ma per ora c'è e se non sarà modificata produrrà effetti dal 2013. E che effetti. Più un bene gode di un regime di favore, più l'aumento dell'imposta sarà pesante. L'aliquota Iva è destinata a passare dal 4% al 7,2% per tutti beni di prima necessità e dal 10% al 12% per gli altri beni agevolati. Un bel risultato se si pensa che l'ipotesi di aumentare l'Iva di un punto prevista dal ddl delega del governo per finanziare la riforma dell'Irpef, è stata accompagnata con la clausola di verificarne gli effetti inflattivi. La norma avrà ricadute pesanti anche sull'acquisto della prima casa direttamente dal costruttore e nel settore dell'editoria che attualmente godono dell'Iva al 4%. E gli effetti sull'Iva non sono le sole stravaganze prodotte dal taglio lineare. Basti ricordare la doppia imposizione sull'assegno di mantenimento e il ritorno dell'Irpef sulla prima casa.

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Riforma fisco, tassare il patrimonio per ridurre prelievo su lavoro e imprese

Sono tre i grandi problemi del fisco: un livello di tassazione tra i più elevati, un’evasione insopportabile e una distribuzione distorta del prelievo che grava soprattutto sul lavoro e sulle imprese. Tassare i patrimoni per attenuare l'imposta sul reddito di persone e società.

di Yoda

Utilizzare la rifirma fiscale per rendere il sistema più equo e redistribuire il carico fiscale invertendo la tendenza che negli ultimi anni ha portato alla progressiva estromissione dalla tassazione i redditi da capitale o di natura finanziaria e speculativa. Tenendo conto che l'elevato debito pubblico non consente di ridurre il carico impositivo globale l'ipotesi su cui avviare la riflessione è proprio quella di valutare in che modo far contribuire i redditi che ora non sono tassati o che comunque sono fuori dalla progressività al gettito erariale. Importante è chiarire subito che una eventuale patrimoniale non può essere aggiuntiva e comunque non deve contribuire ad un complessivio inasprimento del prelievo ma deve diventare lo strumento per redistribuire il carico.

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Manovra, torna l'Irpef sulla prima casa, doppia imposizione assegno mantenimento

La finanza creativa di Tremonti colpisce ancora. Torna l'Irpef sulla prima casa, mentre gli assegni di mantenimento sono a rischio doppia imposizione. Misure regressive che penalizzano i redditi pù bassi, mentre si allenta  la lotta all'evasione.

di Oreste Saccone

A pagare la crisi saranno ancora una volta le famiglie e i lavoratori dipendenti. Maggiori tasse per cinque miliardi di euro nel 2013 e venti miliardi a decorrere dal 2014. Lef già un mese fa aveva espresso il timore che la ricognizione effettuata dall’apposita commissione di lavoro, nominata dal ministro Tremonti, sulle forme di erosioni deduzioni e detrazioni (o presunte tali) della base imponibile preparasse il terreno ad un nuovo salasso fiscale a carico dei soliti noti (vedi Riforma fiscale. Lavoratori dipendenti nel mirino). Siamo stati facili profeti. Dalla ricognizione effettuata dalla predetta commissione emerge che le maggiori voci delle agevolazioni fiscali (o presunte tali) da tagliare riguardino la famiglia (21,449 mld), i lavoratori dipendenti e pensionati (56, 812 mld) e la casa (9,197 mld).

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Isee, mancanza controlli rende strumento inefficace

La mancanza di controlli sulle dichiarazioni Isee è un’ altra beffa a danno dei cittadini onesti. Non esiste ancora una procedura di incrocio dei dati reddituali con quelli dichiarati nell'Isee. E le stesse rettifiche fiscali degli uffici finanziari sono sconosciute dal sistema Isee.

di Oreste Saccone e Lelio Violetti

Nel 2009 sono stati effettuati ben 466.377 accertamenti fiscali ordinari e da studi di settore e accertamenti di atti e dichiarazioni soggetti a registrazione, ma non risulta che le relative rettifiche siano state trasfuse in sede Isee. Con la conseguenza che evasori conclamati potrebbero risultare ancora indigenti per l’Isee e beneficiare assieme alle loro famiglie di prestazioni sociali agevolate. In assenza di una procedura telematica diincrocio dei dati non viene effettuata la verifica sistematica e generalizzata della conformità fra quanto dichiarato al fisco e quanto auto-dichiarato dagli interessati ai fini dell’Isee. Una situazione che rischia di vanificare le potenzialità di uno strumento nato prorpio per evitare che le prestazioni del welfare andassero principalmente a beneficio degli evasiori.

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FiscoEquo è una pubblicazione di Lef Associazione per la legalità e l'equità fiscale
Testata registrata al tribunale di Roma numero 176/2011 del 26/5/2011
Direttore responsabile Luciano Cerasa