Bagnasco condanna gli evasori, chi fa il furbo non va emulato nè elogiato

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Duro attacco contro gli evasori fiscali da parte del cardinale Angelo Bagnasco, presidente della Cei. Aprendo i lavori del consiglio episcopale permanente riunitisi ad Ancona ha accostato chi evade a chi ruba.

Le tasse vanno pagate “nella misura giusta”. Nessuno ”è autorizzato ad autodecretarsi il livello fiscale”. Il presidente della Cei Angelo Bagnasco attacca chi si sottrae alproprio dovere di contribuire alla cosa pubblica. E con una elegante metafora fa un parallelo tra gli evasori e i ladri. “Chi fa il furbo -ha detto- non va ammirato ne’ emulato. Il settimo comandamento, ‘Non rubare’, resiste con tutta la sua intrinseca perentorieta’ anche in una prospettiva sociale”. “Adesso più che mai è il momento di pagare tutti nella giusta misura le tasse che la comunità impone, a fronte dei servizi che si ricevono. Bisogna snellire e semplificare, ma nessuno è moralmente autorizzato ad autodecretarsi il livello fiscale”. Positiva, dunque, per il Cardinale, “la crescente allergia che si registra nei confronti dell’evasione fiscale. Un segnale positivo, che va assecondato”.

Bagnasco ha inserito il richiamo a pagare correttamente le imposte all’interno di una riflessione dedicata alla crisi economica e agli effetti che sta producendo dugli individui. “La crisi -spiega- si è presentata come una sorta di drenaggio generale, obbligando un po’ tutti a rivedere le proprie ambizioni. C’è una verità, forse non troppo detta, ma che la gente ha intuito abbastanza presto: si stava vivendo al di sopra delle proprie possibilità. Bisogna allora imprimere una moderazione complessiva dell’andamento di vita, senza dimenticare – anzi! – tutti coloro che già prima vivevano sul filo e oggi si trovano sotto. Con bilanci meno ambiziosi, occorre far fronte a tutte le necessità di una società moderna, per di più senza poter più contare sullo sfogo del debito pubblico che invece dovrà rientrare”.

Ma che fare se ognuno difende a spada tratta il livello di vita già acquisito? si chiede Bagnasco. ”Questo -spiega- è il punto in cui i problemi dei giovani vengono a coincidere con le questioni di ordine generale: bisogna infrangere l’involucro individualista e tornare a pensare con la categoria comunitaria del “noi”, perché tutto va ricalibrato secondo un diverso soggetto. Anziché una somma di tanti “io”, sicuramente legittimi e forse un po’ pretenziosi, occorre insediare il plurale che abita in ogni famiglia, il plurale di cui si compone ogni società. Non sarà un’operazione facile, ma occorrerà convertire una parte di ciò che eravamo abituati a considerare nella nostra esclusiva disponibilità, e metterlo nella disponibilità di tutti. E naturalmente chi nel frattempo aveva accumulato di più, qualcosa di più ora deve mettere a disposizione’.

”Quando un anno e mezzo fa cercavamo di trovare il senso di ciò che la crisi poteva richiedere, si parlò ad un certo punto -sottolinea Bagnasco- di una necessaria conversione degli stili di vita. Ora ci siamo arrivati. C’è un’alfabetizzazione etica su questa nuova stagione che occorre saper alimentare anche al livello dei nostri gruppi, delle nostre associazioni, dei nostri movimenti. Se una parte di reddito va ridistribuita per poter corrispondere alle essenziali attese delle ultime generazioni, che diversamente rimarrebbero sul lastrico, ecco che c’è un lavoro di rimotivazione da compiere per dare un orizzonte convincente alla dose di sacrifici che bisogna affrontare”.

Gennaio 2011