Evasione fiscale, Apple si accorda col Fisco e versa 318 milioni di euro

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La multinazionale californiana ha accettato le richieste del Fisco, che le contestava l’evasione Ires per quasi 900 milioni di euro. Ma i manager restano indagati.

Un maxi assegno da 318 milioni di euro. È quanto dovrà sborsare Apple per chiudere i conti con l’erario, dopo che era finita nel mirino delle Entrate per una presunta evasione fiscale da 900 milioni di euro. In base all’accordo, il colosso di Silicon Valley verserà poco più di un terzo degli 897 milioni di euro contestati dall’Agenzia delle entrate per l’omessa dichiarazione dell’Ires per il periodo 2008-2014. L’intesa arriva a nove mesi di distanza dalla chiusura dell’inchiesta da parte della Procura di Milano che, ricostruendo il quadro delle comunicazioni interne e raccogliendo le testimonianze dei clienti, aveva ipotizzato una regia occulta dietro Apple Italia Srl per nascondere i ricavi realizzati nel Belpaese. La transazione chiude la questione fiscale, ma non sana le posizioni sul piano penale. Restano infatti iscritti nel registro degli indagati tre manager del colosso informatico: l’amministratore delegato di Apple Italia Enzo Biagini, il direttore finanziario Mauro Cardaio e il manager della controllata irlandese Apple Sales International, Michael Thomas O’Sullivan.

Quella regia occulta. Un meccanismo ben oliato per nascondere la «stabile organizzazione» di Apple in Italia e trasferire i ricavi realizzati nel Belpaese in Irlanda dove, tra aliquote ‘soft’ e tax ruling, la fiscalità è ben più accomodante. Questa l’accusa formulata dai pm di Milano Carlo Nocerino e Adriano Scudieri, al termine di un’inchiesta durata due anni. Attraverso testimonianze dirette dei clienti Apple e perquisizioni presso la sede di Apple Italia srl in Piazza San Babila, infatti, sarebbero emersi gravi indizi delle attività occulte all’interno della controllata italiana. La quale, invece di limitarsi all’assistenza e al supporto alle vendite, avrebbe invece gestito in tutto e per tutto il canale di vendita: ordini, consegne e attività promozionali (sconti e offerte) fino ai contratti di compravendita, solo formalmente stipulati dalla controllata irlandese. In pratica, scrivono gli inquirenti nell’avviso di garanzia, “una struttura svincolata rispetto alle attività ausiliare svolte dalla società residente, che svolge una vera e propria attività di vendita sul territorio per conto di Apple Sales International”.

Fatturati monstre. Un sistema ad hoc dunque, che avrebbe permesso alla multinazionale di occultare quasi del tutto i ricavi prodotti in Italia: secondo l’Agenzia delle entrate la Apple Italia srl, nel quinquennio 2008-2014, ha realizzato un volume di vendite stimato in circa 9,6 miliardi di euro, di cui 5,7 di cessioni intracomunitarie e 3,9 in cessioni interne. Un’enormità, se si considera che nel quinquennio contestato la società ha dichiarato un fatturato complessivo di 150 milioni. Da qui l’ipotesi di evasione fiscale, che secondo i calcoli dei funzionari del fisco ammonta a 897 milioni di euro nel quinquennio.