Evasione fiscale internazionale, segreto bancario non più un tabù nemmeno in Svizzera

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Significativi passi avanti nel contrasto all’evasione ed elusione fiscale internazionale. La comunità internazionale spinge sempre più per rendere automatico lo scambio dei dati fiscali. Una analisi di Pasquale Fabbrocini evidenzia i passi avanti compiuti

di Pasquale Fabbrocini

L’evasione fiscale si concentra soprattutto sui proventi della ricchezza mobiliare, la quale può essere più facilmente occultata trasferendola in Stati che offrono la protezione del segreto bancario. Per tale motivo, tra i più impegnativi sforzi della comunità internazionale si annovera senz’altro quello di affermare la trasparenza fiscale tra gli Stati e favorire la compliance mediante il progressivo sgretolamento del segreto bancario.

Il G20 dell’estate scorsa ha fornito indicazioni all’Ocse per l’individuazione di nuove e più efficaci procedure di cooperazione tra le Amministrazioni fiscali, volte allo scambio automatico di informazioni di natura finanziaria, utili alla ricostruzione del reddito complessivo dei contribuenti e per stanare i profitti dell’evasione fiscale custoditi nei “tax haven” (rifugi fiscali). Ai principi di quest’anno, l’Ocse ha presentato un rapporto nel quale vengono delineate nuove procedure per lo scambio automatico di informazioni, relative soprattutto a guadagni di natura finanziaria, tra le Amministrazioni fiscali appartenenti ad un numero vastissimo di Paesi. Infatti, attraverso l’ampliamento dell’ambito geografico della cooperazione fiscale si vuole ridurre il più possibile l’opportunità per gli evasori di trovare Stati disposti a fornire un rifugio sicuro alle ricchezze sottratte al fisco, offrendo loro lo scudo del segreto bancario.

Tale rapporto è denominato “common reporting standard” (Crs), a cui hanno aderito già 44 Paesi, tra cui l’Italia, (early adopters), in base ad una dichiarazione congiunta del 19 marzo scorso: i Paesi del G5, nella riunione dei Ministri finanziari di Parigi del 28 aprile scorso, si sono impegnati a sottoscriverlo in sede del global forum dell’ottobre prossimo. In base al Crs, gli intermediari finanziari dovranno fornire alle autorità fiscali nazionali informazioni relative ai conti intrattenuti sia alla data del 31/12/2015 che aperti successivamente. Dal settembre 2017 dovranno essere fornite le informazioni relative ai conti di persone fisiche più rilevanti, mentre da settembre 2018 sarà la volta dei conti meno rilevanti delle persone fisiche e dei conti degli enti.

Non solo, già dal 2016 gli intermediari finanziari dovranno implementare nuove procedure di apertura dei rapporti volte ad identificare fin da subito la residenza fiscale dei clienti. Il Crs vuole essere il perfezionamento di un’altra procedura per lo scambio automatico di informazioni finanziarie tra autorità fiscali denominato Facta e che entrerà a règime già il prossimo 1 luglio. Si tratta di un modello collaborativo che ha avuto come promotore gli Usa e al quale hanno aderito, con una dichiarazione congiunta dell’8 febbraio 2012, l’Italia, la Spagna, la Gran Bretagna, la Francia, la Germania, nonché, dai primi di maggio di quest’anno, anche la Svizzera. Si tratta davvero della fine del segreto bancario, visto che vi ha aderito la Svizzera, la quale aveva fatto di tale segreto uno dei fattori di vantaggio competitivo del proprio “sistema Paese”?