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Gabellieri & Evasori

Evasione fiscale, spot pubblicitari inefficaci per molti. L’Agenzia delle Entrate, servono a rendere più consapevoli i cittadini

Dal 9 agosto e ancora per tutto settembre stanno circolando degli spot contro l’evasione fiscale realizzati dal Ministero dell’Economia e dall’Agenzia delle Entrate negli spazi gratuiti televisivi e radiofonici della Rai. Diverse le critiche: la figura dell’evasore parassita, non corrisponde alla realtà. Ma, secondo l’Agenzia, hanno lo scopo di sensibilizzare i cittadini sulla necessità di pagare le tasse.

C’è il parassita dei ruminanti, quello del legno, dei pesci, del cane e quello intestinale. Le immagini, ingrandite e a colori, si susseguono rapide sullo schermo televisivo, fino ad un’ultima foto, quella del parassita della società: l’evasore fiscale. «Chi vive a spese degli altri danneggia tutti. Battere l’evasione fiscale è tuo interesse». E infine la scritta: «Chiedi sempre lo scontrino o la ricevuta fiscale». È uno degli spot della campagna di comunicazione istituzionale realizzata dal ministero dell’Economia insieme all’Agenzia delle Entrate e al Dipartimento per l’informazione e l’editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri, per sensibilizzare i cittadini «sulla necessità e l’importanza di pagare le imposte». L’iniziativa è partita il 9 agosto, utilizzando gli spazi gratuiti televisivi e radiofonici della Rai e continuerà ad andare in onda per tutto settembre.

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La verifica addomesticata, quando il funzionario esperto non vede il 'nero'

Il 'nero' spesso sfugge ai verificatori perchè è ben nascosto, ma capita anche che non tutti i funzionari lo cercano e le veriifiche si concludono senza esito. A volte anche i meccanismi ben oleati e collaudati si inceppano. Basta una segretaria ciarliera e una funzionaria alle prime armi.

La vagheggiata, intravista, inafferrabile araba fenice di cultori ed operatori del diritto tributario e' la quantificazione dei ricavi. Anche intorno ai costi tanto e' stato scritto, ma i costi hanno di bello che vanno sottratti dai ricavi lordi, sicche' il contribuente non ha alcun interesse ad occultarli, anzi spesso li amplifica (sperando che i controllori non se ne accorgano) e talvolta li esibisce, confidando che al funzionario, abbagliato e reso euforico dal recupero di qualche congrua passivita', passi la voglia di cimentarsi a scovare i ben piu' congrui ricavi effettivamente conseguiti.

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Quando l'evasione è banale, il consulente e la tecnica dei tre zeri

 Il racconto  mostra il meccanismo escogitato da alcuni contribuenti che aggiungendo o togliendo tre zeri alle fatture tentano di aggirare il fisco

L’antefatto. Nei primi anni ottanta giungevano in ufficio molte segnalazioni di possibili irregolarità fiscale a seguito di indagini svolte nei confronti di altri contribuenti. Tra le altre ne era arrivata una che segnalava l’emissione di una fattura di duecento milioni di lire, oltre a Iva, da parte del signor C, uno sconosciuto operatore economico residente in città. La fattura riguardava un’attività di mediazione svolta per la realizzazione di un grande centro commerciale in un’altra regione. Dai riscontri che erano stati già effettuati, la fattura emessa dal signor C (che dichiarava un volume d’affari ed un reddito modestissimi) era stata annotata nel registro IVA con l’importo di duecentomila lire, importo che naturalmente era quello riportato nell’originale della fattura in possesso dello stesso signor C che l’aveva emessa. In pratica esistevano due versioni della stessa fattura: una con l’importo di 200 milioni, contabilizzata dalla società che aveva utilizzato la “prestazione”, e una con l’importo di duecentomila lire, contabilizzata dall’emittente.

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FiscoEquo è una pubblicazione di Lef Associazione per la legalità e l'equità fiscale
Testata registrata al tribunale di Roma numero 176/2011 del 26/5/2011
Direttore responsabile Luciano Cerasa