Fisco Equo
Pronto un emendamento sugli immobili ecclesiastici: “Esenti soltanto gli edifici non commerciali”
La Chiesa dovrà pagare l'Ici sugli enti commerciali. Per l'esenzione di cliniche, scuole e pensionati non basterà più avere quindi all'interno dell'immobile una struttura religiosa (che rimarrà esente), il fisco guarderà alla destinazione prevalente, individuando un rapporto percentuale tra le due attività, e su tutto il resto si pagherà il dovuto. Il presidente del Consiglio, Mario Monti, ha comunicato ieri ufficialmente al vicepresidente della Commissione europea, Joaquin Almunia, la sua intenzione di presentare al Parlamento «un emendamento che chiarisca ulteriormente e in modo definitivo la questione», che ha generato molte polemiche e sulla quale la Commissione europea ha aperto, dopo un esposto del Partito radicale, nel 2010, una procedura di infrazione per violazione della concorrenza ed illegittimo aiuto di Stato. La decisione di Monti arriva proprio alla vigilia della cerimonia per i Patti Lateranensi, ma il tema era comunque sul tavolo già da qualche tempo. Lo scorso dicembre Bagnasco si era detto «disponibile a chiarire, a fare alcune precisazioni, qualora queste precisazioni si rivelino necessarie». A fine gennaio, poi, la Cei aveva resa nota la propria «disponibilità», visto che si tratta di «materia di tipo unilaterale e non concordataria», cioè «una legge dello Stato: e alle leggi si obbedisce».Nel contrasto all'evasione superare la linea frammentaria e contraddittoria degli ultimi anni. L'ex ministro nel corso di un'audizione al Senato rilancia l'dea di utilizzare la leva fiscale per ridurre il costo del lavoro e suggerisce di evitare l'aumento di altri 2 punti di Iva previsto per fine anno.
L'elevata evasione fiscale resta uno dei nodi centrali del sistema tributario del nostro paese. Ogni ipotesi di contenere la pressione fiscale, ormai lanciata verso il 45% del pil, passa dunque per un significativo aumento della fedeltà fiscale e della contestuale riduzione della spesa pubblica. Vincenzo Visco ascoltato dalla commissione finanze del Senato nell'ambito di una indagine conoscitiva sulla riforma fiscale evidenzia gli stretti margini di intervento tenuto conto dei vincoli di bilancio. Tra gli obiettivi principali da perseguire, accanto alla lotta all'evasione, la riduzione dell'Irpef sui redditi medio bassi anche attraverso un intervento deciso subito e attuato in più anni in relazione alla disponibilità delle risorse. Inoltre occorre proseguire nella riduzione del cuneo fiscale sul costo del lavoro e puntare ad evitare, o almeno dimezzare, il secondo incremento dell'aliquota Iva che dovrebbe scattare alla fine del 2012, utilizzando i proventi che potrebbero essere ottenuti dalla riduzione delle cosiddette "spese fiscali".
L'abrogazione dell'elenco clienti e fornitori è stato un significativo passo indietro nella lotta all'evasione fiscale. Lo strumento nei 2 anni di operatività si è dimostrato particolarmente efficace contro diffuse forme di evasione ed elusione a partire dalle frodi carosello.
di Oreste Saccone
L'incremento dell'evasione fiscale degli ultimi anni deriva in modo non marginale dall'abrogazione della comunicazione telematica degli elenchi clienti e fornitori da parte dei titolari di partita Iva, che ha privato l'amministrazione finanziaria di uno strumento importante, se non addirittura decisivo, per smascherare, in modo semplice e sistematico, molte diffuse forme di evasione fiscale di massa. L'elenco clienti e fornitori permette infatti di incrociare i dati e riscontrare in maniera automatica molti trucchi contabili attuati per non pagare l'Iva o comunque ridurre l'imponibile ai fini delle imposte dirette. La sua introduzione nel 2006 da parte del governo Prodi determinò nel biennio 2006 -2007[1] un'improvvisa e benefica impennata dei redditi dichiarati dagli imprenditori e dai professionisti e di conseguenza del gettito erariale. L'abrogazione dell'elenco clienti e fornitori, la cui cancellazione è stata una delle promesse elettorali del centro destra nelle ultime elezioni politiche, è stata fatta passare come una meritoria opera di semplificazione del governo Berlusconi. In realtà la predisposizione e la comunicazione di tali elenchi non rappresenta un particolare aggravio per l'impresa, poiché l'implementazione di essi può avvenire in modo automatico all'atto della emissione e/o registrazione della fattura.I capitali italiani in Svizzera sarebbero stimati tra 150 e 400 miliardi di euro. Un eventuale prelievo medio del 25 per cento come quello previsto negli accordi con Uk e Germania garantirebbe incassi tra 37,5 e 100 miliardi di euro. Governo ancora indeciso su strategia da adottare
Di Yoda
Mentre si attende la posizione ufficiale del governo Monti e della Commissione europea, la possibilità di un accordo con la Svizzera, analogo a quello firmato nel 2011 da Germania e Regno Unito, continua ad alimentare in Italia il dibattito tra sostenitori e detrattori. Nei due Paesi, in cambio del mantenimento del segreto bancario, le banche svizzere applicheranno sui capitali dei cittadini tedeschi e britannici un prelievo una tantum sullo stock del capitale e una ritenuta annuale sui rendimenti. I clienti potranno sottrarsi alle imposte, optando per la comunicazione dei propri dati alla amministrazione finanziaria di residenza. Nel nostro Paese le posizioni al riguardo si dividono tra chi sostiene l'opportunità di negoziare una analoga ipotesi di accordo e chi invece ritiene che si tratterebbe solo di una nuova ipotesi di condono tombale o di scudo con aliquote del 25 per cento oppure di una strategia di opportunismo finanziario che consentirebbe alla Svizzera di continuare ad attrarre capitali esteri, garantendo l'efficienza e l'anonimato, senza più la protezione dalle imposte.Gli immobili di interesse storico adibiti ad abitazione o utilizzati per ricevimenti godono di ingiustificati vantaggi fiscali. Il reddito viene calcolato applicando la tariffa d'estimo minore tra quelle previste per le abitazioni della zona censuaria dove è ubicato l'immobile a prescindere da eventuale locazione a canone più alto.
di Lelio Violetti
Il criterio adottato dal legislatore per tassare gli immobili di interesse storico è l'esatto contrario di quanto stabilito dall'articolo 53 della Costituzione. Succede così che Palazzo Orsini, messo in vendita dai proprietari per la bella cifra di 32 milioni di euro con un annuncio sul quotidiano americano Herald Tribune, per il nostro fisco deve essere tassato applicando la stessa tariffa d'estimo del più fatiscente immobile situato nella stessa zona censuaria. Un criterio a dir poco originale e che è difficile spiegare a chi le tasse sulla sua casa normale le paga senza sconti. Quello delle dimore storiche è un patrimonio certamente significativo del quale manca una aggiornata e dettagliata catalogazione di tipo fiscale. Da questo punto di vista bene ha fatto l'Agenzia delle Entrate ad inserire nel modello di dichiarazione dei redditi per il 2012 un apposito codice utile a censire tale patrimonio dato in locazione per procedere ad una più equa tassazione.
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