Manovra, carcere per chi evade più di 3 mln, dichiarazioni on line

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Niente più sospensione della pena per chi evade oltre 3 milioni di euro, pubblicazione on line, sui siti dei Comuni, dei dati relativi alle dichiarazioni dei redditi, Ires maggiorata per le società di comodo. Sono queste le misure contenute nel pacchetto di emendamenti alla manovra messo a punto dal governo.

Nel valzer di misure messe a punto da governo e maggioranza alla fine entrano alcune norme per il contrasto all’evasione. Accantonato definitivamente il contributo di solidarietà per i redditi più alti e l’intervento sulle pensioni si punta, dunque, a recuperare gettito inasprendo, almeno sulla carta , il contrasto al sommerso. Due i punti forti della nuova strategia: il carcere per i reati fiscali in cui l’imposta evasa o non versata supera i 3 milioni di euro e la pubblicazione online, sui siti dei Comuni, dei dati relativi alle dichiarazioni dei redditi. Gli emendamenti, firmati dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti e dal relatore alla manovra, Antonio Azzollini rappresentano una inversione di tendenza della filosofia finora seguita dal governo che a inizio del mandato aveva sostanzialmente eliminato la possibilità di rendere pubbliche le dichiarazioni dei redditi e numerose norme varate dal precedente governo per il contrasto all’evasione come la tracciabilità dei pagamenti.

 

Manette agli evasori. La norma proposta elimina la possibilità di sospendere la pena da parte del giudice per chi evade o comunque non versa all’erario importi superiori a 3 mln. Si tratta di un tetto molto alto che alla fine potrebbe rendere la norma sul carcere per chi evade solo simbolica come di fatto lo è stata finora. La pena del carcere per le evasioni che superano un certo importo già esiste ma ha una scarsa applicazione perchè i requisiti che fanno scattare la pena si vericano in pochi casi.

Pubblicazione dichiarazioni. I comuni potranno pubblicare sui propri siti le dichiarazione dei contribuenti. Le modalità saranno definite con un decreto del presidente del consiglio su proposta del ministro dell’Economia, sentita la conferenza Stato-Enti locali.

Contributo di solidarietà. E’ saltato definitivamente il contributo di solidarietà che doveva andare a colpire i redditi dei privati superiori ai 90 mila euro con una aliquota del 5% e quelli superiori a 150 mila euro con una aliquota del 10%. Restano, invece, in vigore le norme precedenti alla manovra di agosto che prevedevano una misura analoga (tetto agli stipendi e non prelievo Irpef) per i dipendenti del pubblico impiego e per i pensionati.

Ires maggiorata. Una misura che va a colpire le cosiddette società di comodo, per le quali è prevista una maggiorazione del 10,5% dell’imposta sul reddito delle società. L’aliquota si applica all’imponibile determinato sulla base dei criteri previsti per le cosiddette società di comodo e anche ai redditi «imputati per trasparenza» direttamente ai beneficiari delle società. Un provvedimento questo che ha come obiettivo di evitare l’elusione delle tasse di chi intesta beni di lusso, come auto e yatch, a società di noleggio che in effetti non svolgono l’attività.

La Robin tax finanzierà gli Enti locali. Il gettito derivante dalla cosiddetta Robin tax andrà integralmente agli enti locali. Nulla ai ministeri dunque: l’intenzione dell’esecutivo, hanno spiegato fonti del Pdl, sarebbe quella di rimodulare una parte degli introiti, cioè circa 1,8 miliardi di euro, andando ad incidere in misura maggiore sui ministeri e non sugli enti locali. L’idea iniziale era invece quella di destinare 900 milioni di euro agli enti locali e 900 milioni di euro ai ministeri per ridimensionare i tagli.

Accorpamenti. I Comuni con popolazione inferiore ai 1.000 abitanti dovranno unirsi per gestire tutte le funzioni amministrative. Si legge nel testo dell’emendamento presentato dal presidente della commissione Bilancio Azzollini: i Comuni più piccoli si dovranno aggregare in unioni di almeno di 5.000 abitanti, 3.000 per i Comuni delle unità montane e dovranno presentare le istanze di aggregazione entro 6 mesi dall’approvazione della legge di conversione del decreto.