Nens, a rischio obiettiivi finanza pubblica 2012 e 2013, probabile manovra correttiva

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Il peggioramento del quadro maturato negli ultimi 4 mesi è piuttosto netto. Pesa il negativo andamento delle entrate e il peggioramento del Pil.

Gli obiettivi di finanza pubblica che l’Italia è impegnata a rispettare per il saldo 2012 del rapporto deficit/Pil, e nel 2013 per il pareggio di bilancio sono a rischio. E’ quanto emerge dall’aggiornamento del IX Rapporto sull’andamento della finanza pubblica elaborato da Nens secondo cui con molta probabilità il nuovo governo si troverà subito nella necessità di varare una manovra correttiva. Il quadro descritto da Nens non è dei più confortanti. Sulla base delle ultime previsioni del governo, il Nens osserva che «il pessimo andamento dell’Iva, presumibilmente dovuto all’incremento dell’evasione» lascia presagire un peggioramento dell’avanzo primario per il 2012 (2,4-2,6% del Pil contro 2,9% previsto dal governo) e dell’indebitamento netto che potrebbe raggiungere il 2,9-3,1% del Pil (contro il 2,6% previsto). L’Italia secondo l’Associazione potrebbe non uscire dalla procedura comunitaria per disavanzo eccessivo e questo «renderebbe obbligatoria una manovra immediata per il governo subentrante». Quanto all’obiettivo del pareggio di bilancio strutturale nel 2013, con un avanzo primario al 3,8% del Pil e un deficit a -1,8%, Nens segnala che «queste stime si fondano su previsioni macroeconomiche piuttosto ottimistiche». Modificando queste previsioni, anche sulla scorta di quelle formulate da istituzioni nazionali ed internazionali, si ottengono risultati molto diversi con la principale conseguenza di mancare il pareggio di bilancio l’anno prossimo. Anche sul fronte entrate Nens offre delle stime dettagliate: il gettito delle imposte indirette potrebbe essere inferiore rispetto a quello previsto per un importo compreso tra i 5,5 e i 7,5 miliardi e questo divario potrebbe persino crescere se continuasse la flessione del gettito Iva già notata nel 2011.

 

Le previsioni per il 2012. «Rispetto alle previsioni formulate ad aprile, l’avanzo primario si riduce di 0,7 e l’indebitamento netto di 0,9 punti, mentre il rapporto debito/Pil aumenta di 3 punti nel 2012». Nel commentare i dati forniti dal governo, il documento di Nens sottolinea come sull’avanzo primario pesano 17,4 miliardi di minori entrate previste solo in parte compensate da 5,2 miliardi di minori spese previste. Per le spese, la differenza è dovuta sostanzialmente alla spending review e ad un incremento della spesa prevista per interessi. Per quanto riguarda le entrate la differenza di previsioni è imputabile «per una parte minoritaria agli interventi realizzati con il dl 95 (la sterilizzazione del previsto aumento dell’Iva già nel 2012, per un valore di circa 3,3 miliardi) e per la parte preponderante (circa 14 miliardi di euro) dagli effetti del ciclo». Secondo il Governo, infatti, il Pil reale dovrebbe contrarsi del 2,4% nel corso del 2012, ovvero esattamente il doppio della decrescita prevista ad aprile. Scontando un deflatore di 1,4 punti, questa nuova previsione si riflette in una riduzione del Pil nominale tra il 2012 e il 2011 prevista ora pari ad 1 punto percentuale. Secondo Nens però, anche queste previsioni appaiono ottimistiche ed «è possibile che la riduzione reale del Pil sia anche più marcata e che l’inflazione sia maggiore rispetto a quanto previsto dal Governo, con conseguenti ulteriori peggioramenti o miglioramenti dei diversi rapporti».

Riduzione gettito Iva. Dall’analisi di Nens emerge come «la riduzione del gettito Iva nel corso del 2012 è avvenuta in misura nettamente superiore alla riduzione osservata degli aggregati macroeconomici cui dovrebbe naturalmente collegarsi l’andamento dell’Iva». Questo divario sembra spiegabile solo con l’incremento dell’evasione, soprattutto se si tiene conto dell’avvenuto incremento dell’aliquota ordinaria Iva. Anzi, si potrebbe anche pensare che sia stato proprio questo aumento, combinato con gli effetti della crisi economica, ad aumentare la propensione all’evasione dell’Iva, il che implicherebbe che le precedenti ipotesi di gettito sono sovrastimate. Le previsioni della Nota di aggiornamento al Def incorporano, al contrario, un incremento del gettito da imposte indirette nella seconda parte dell’anno ben superiore a quello manifestatosi nel 2010 e nel 2011. Si noti che, applicando i rapporti accertati nel 2010 e nel 2011, il gettito delle imposte indirette potrebbe essere rispettivamente inferiore rispetto a quello previsto per un importo compreso tra 5,5 e 7,5 miliardi di euro. Questo divario potrebbe persino crescere se continuasse la flessione del gettito Iva già notata nel 2011.

Le previsioni per il 2013. Il documento elaborato da Nens analizza poi le previsioni della Nda per il 2013, svolte sia a legislazione vigente (cioè prima della legge di stabilità) sia programmatiche. «Le seconde sono caratterizzate da un peggioramento dei saldi di circa 0,2 punti di Pil che è, infatti, l’entità dell’intervento previsto dalla legge di stabilità.
Tenendo conto degli effetti sui saldi degli interventi previsti nel disegno di legge di stabilità, l’avanzo primario del 2013 dovrebbe essere pari al 3,8% del Pil mentre l’indebitamento netto dovrebbe attestarsi al -1,8% del Pil. Tale valore dovrebbe comunque essere sufficiente a garantire il pareggio strutturale di bilancio nel 2013» ma è proprio su questo punto che si manifestano i dubbi dell’associazione. «Il problema di fondo è che queste stime si fondano su previsioni macroeconomiche per il 2013 piuttosto ottimistiche. Modificando queste previsioni, anche sulla scorta di quelle formulate da istituzioni nazionali ed internazionali, si ottengono risultati molto diversi» ad avviso di Nens. Se, ad esempio, il tasso di crescita del Pil nominale nel 2013 scendesse allo 0,5%, e se si mantenessero le ipotesi di elasticità al Pil della spesa primaria e delle entrate che il Governo implicitamente considera nella Nda, l’avanzo primario e l’indebitamento netto peggiorerebbero nel 2013 di quasi 1 punto percentuale, portandosi rispettivamente al 2,9 e al -2,8%. Se la crescita nominale fosse nulla, vi sarebbe un peggioramento ulteriore di questi saldi, in quota di Pil, di 0,2 punti.

Il pareggio di bilancio. «La principale conseguenza di queste ipotesi è il mancato raggiungimento dell’obiettivo del pareggio di bilancio strutturale» ammonisce Nens. Infatti, mantenendo l’ipotesi del Governo che la correzione strutturale comporti un miglioramento dei saldi di 1,8 punti di Pil, l’indebitamento netto strutturale del 2013 si collocherebbe tra l’1 e l’1,2%, ben oltre i limiti di approssimazione normalmente ammessi per poter conseguire il pareggio di bilancio.

Le previsioni per gli anni successivi al 2013. Incremento dell’avanzo primario a causa di una riduzione della spesa primaria superiore al calo delle entrate. Più precisamente, nel biennio 2014-2015 l’incidenza della spesa primaria sul Pil dovrebbe ridursi di 1,5 punti percentuali, mentre le entrate dovrebbero calare di circa 0,7 punti, con il risultato di un aumento dell’avanzo primario di 0,8 punti (dal 4 al 4,8%).

Necessaria una nuova manovra. Se poi le preoccupazioni sul ciclo per il 2013 dovessero essere confermate, la prossima legislatura potrebbe aprirsi con la necessità di realizzare in tempi rapidi una manovra di rientro dal disavanzo eccessivo e/o di correzione del sentiero di evoluzione del rapporto debito/Pil.
 Necessaria non solo per rientrare dalla procedura di infrazione per disavanzo eccessivo ma anche per rispettare il programma di riduzione del rapporto debito/Pil.