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mercoledì 13 Maggio 2026
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Riordino gioco fisico: Vantaggi ai colossi multinazionali, penalizzati piccoli operatori delle slot

Una lettera indirizzata al viceministro dell’Economia Maurizio Leo e alla Direzione giochi dell’Adm, riporta al centro del dibattito sul riordino del gioco fisico uno dei nodi più delicati della riforma: la struttura futura del mercato degli apparecchi da intrattenimento a vincita e il disegno delle nuove concessioni. La comunicazione sarebbe stata inviata da Euromat, la federazione europea degli operatori del gioco e dell’intrattenimento, che rappresenta associazioni nazionali di diversi Stati membri dell’Unione Europea, tra cui l’Italia. Un intervento che arrivebbe mentre cresce l’attesa per il decreto legislativo sul riordino del gioco terrestre, annunciato dallo stesso Leo come prossimo all’approdo in Consiglio dei ministri, nel quadro del completamento della riforma fiscale.

Il decreto, nelle intenzioni del governo, dovrà contenere anche i criteri per la messa a gara delle concessioni relative alla gestione degli apparecchi AWP e VLT, un passaggio che viene considerato decisivo per l’assetto industriale del comparto nei prossimi anni.

Le ricostruzioni circolate negli ultimi giorni – e che al momento non trovano ancora conferme ufficiali – delineano uno scenario particolarmente selettivo. Il condizionale è d’obbligo, ma le ipotesi più accreditate parlano di una messa a bando di 50 blocchi di diritti AWP (apparecchi a vincita limitata), pari a circa 4.000 apparecchi per blocco, 920 diritti VLT (videolotteries), 800 punti vendita e 90 sale specializzate per una base d’asta che potrebbe attestarsi intorno ai 25 milioni. Il ridisegno, se confermato, segnerebbe un salto di scala importante, con requisiti economici e industriali tali da restringere in modo significativo il numero di soggetti potenzialmente in grado di competere.

È in questo contesto che si inserisce la lettera di Euromat, che esprimerebbe a quanto si apprende preoccupazioni dell’organizzazione europea rispetto alle linee che starebbero emergendo nella proposta di riordino. Il punto centrale resta il rischio che l’architettura delle nuove concessioni finisca per produrre un mercato meno competitivo, con una concentrazione di fatto in capo a pochi grandi operatori. Secondo la Federazione europea l’impostazione dovrebbe invece preservare una struttura di mercato aperta, competitiva ed equilibrata, coerente con i principi del mercato interno e della concorrenza dell’Unione, riconoscendo pienamente il ruolo e la competenza di lunga data degli operatori italiani, ovvero i gestori.

Nella ricostruzione di Euromat si evidenzierebbe come alcune condizioni – se effettivamente confermate nel decreto – potrebbero tradursi, nella sostanza, in un controllo del mercato affidato a grandi aziende multinazionali. Una prospettiva che, secondo la Federazione, non produrrebbe solo una riduzione della pluralità industriale e della libertà di scelta per gli operatori, ma potrebbe anche avere un impatto controintuitivo sugli stessi interessi erariali dello Stato.

Il timore espresso è che un sistema troppo concentrato, oltre a ridurre la concorrenza, possa innescare effetti distorsivi sul presidio territoriale del gioco legale e sulla capacità complessiva della filiera di sostenere gli investimenti, l’occupazione e il controllo del canale. Euromat si dice disponibile a ulteriori confronti, auspicando l’apertura di un dialogo trasparente e strutturato con tutte le parti interessate. Un messaggio che si inserisce in una fase in cui il comparto, soprattutto sul versante del gioco fisico, guarda con crescente preoccupazione alla definizione delle regole del nuovo ciclo concessorio. Il riordino, infatti, non si limita a riscrivere parametri tecnici o normativi: potrebbe ridefinire l’intera catena del valore del gioco pubblico sul territorio, con effetti diretti su migliaia di imprese e addetti. E proprio per questo, mentre il decreto si avvicinerebbe al traguardo politico, la partita sulle concessioni degli apparecchi si conferma una delle più sensibili dell’intera riforma.

 

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