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lunedì 16 Febbraio 2026
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La Guardia di finanza da Amazon: sospetta evasione per 1,2 miliardi di euro (Il Manifesto)

Marina Della Croce

La Guardia di finanza di Monza, delegata dalla Procura di Milano, ha effettuato una serie di perquisizioni nella sede italiana di Amazon, nelle abitazioni di sette manager e negli uffici di Kpmg, società di consulenza che non risulta indagata. Il filone di inchiesta con l’ipotesi di reato di un’evasione fiscale di alcune centinaia di milioni tra il 2019 e il 2023 è coordinato dal pubblico ministero Elio Ramondini. La contestazione riguarda una presunta «stabile organizzazione occulta», e parte dal presupposto che la multinazionale avrebbe operato e prodotto redditi in Italia.

Gli inquirenti dovranno verificare se Amazon abbia avuto una sede stabile in Italia anche prima del 2024, anno a partire dal quale la compagnia fondata da Jeff Bezos ha iniziato a pagare le tasse iqn Italia dopo aver siglato un accordo di «conformità operativa» con l’Agenzia delle entrate. Al centro delle accuse il fatto che nel 2024 Amazon Eu Sarl abbia licenziato e riassunto 159 dipendenti di un’altra società Amazon, aspetto che potrebbe indicare la presenza di una sede italiana prima del periodo fotografato dal fisco. L’evasione sospettata dalla Procura di Milano è di 1,2 miliardi di euro. Il decreto di perquisizione ipotizza che la «Amazon Services Europe sarl ha detenuto, prima della fusione per incorporazione nella Amazon EU sarl, una stabile organizzazione occulta personale all’interno della Amazon Italia Services Srl omettendo conseguentemente di dichiarare e versare le imposte dovute sui redditi prodotti in Italia». Amazon, del resto, paga pochissime tasse anche negli Stati uniti. L’azienda, sostengono diversi studi, opererebbe con uno specifico schema di arbitraggio dei crediti d’imposta coordinato attraverso filiali situate in Lussemburgo.

Era stato sempre il pm Ramondini con la Gdf di Monza ad aprire anche un’altra inchiesta per presunta evasione fiscale che riguardava, in particolare, Iva non versata. Lo scorso dicembre, infatti, su questo fronte, dal punto di vista tributario il colosso aveva raggiunto un accordo col fisco italiano, versando 511 milioni di euro. Questo accordo era stato raggiunto mentre la procura di Milano era oggetto di una contemporanea, inusuale, visita: si era presentato il sottosegretario all’economia con delega alle faccende fiscali, Maurizio Leo. Nel protestare per le indagini cui è sottoposta, Amazon sembra evocare proprio questo accordo: «È sorprendente e profondamente preoccupante che, mentre siamo attivamente impegnati in questo dialogo trasparente con le autorità fiscali italiane per ottenere chiarezza su questioni tecniche complesse, la nostra azienda e i nostri dipendenti continuino a essere oggetto di azioni aggressive e del tutto sproporzionate».

Da questo primo filone di indagine è poi scaturito un altro nei mesi scorsi, sempre a Milano, che ipotizza il reato di «contrabbando per omessa dichiarazione» e che vede al centro, oltre al gruppo dell’e-commerce, anche una settantina di presunti «prestanome» che corrisponde alla rete di venditori di prodotti cinesi che sarebbero stati movimentati da Amazon e su cui non sono stati pagati, nell’ipotesi dell’accusa, Iva o dazi doganali nell’importazione. In più, Amazon Italia Transport, una delle società del gruppo, dopo essere finita in una delle tante inchieste della Procura milanese sui cosiddetti «serbatoi di manodopera» con un sequestro di oltre 121 milioni di euro per frode fiscale nel luglio 2024, ha versato lo scorso dicembre oltre 180 milioni di euro, come risarcimento in sede fiscale. Oggi, con le perquisizioni «presso terzi» ad alcuni manager non indagati per acquisire documentazione e sequestrare dispositivi, è venuta a galla un’ulteriore e nuova indagine per evasione per una «presunta stabile organizzazione occulta», ossia redditi prodotti in Italia ma senza pagare imposte. Amazon nel dicembre 2017 aveva già versato circa 100 milioni al fisco italiano per contestazioni simili.

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