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sabato 2 Maggio 2026
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Lef: al Referendum votiamo No, autonomia e indipendenza Magistratura beni preziosi anche per legalità fiscale

Lef, Associazione per la legalità e l’equità fiscale invita a votare No al Referendum costituzionale del 22 e 23 marzo prossimi. Siamo chiamati ad esprimerci su una legge che modifica ben 7 articoli della Carta alterando l’equilibrio dei poteri disegnato dalla Costituzione Repubblicana approvata dall’Assemblea costituente ed entrata in vigore il primo gennaio 1948. Abbiamo deciso di unire la nostra voce alle tante realtà della società civile impegnate a spiegare i rischi e le insidie insite in una modifica che scardina il Consiglio Superiore della Magistratura, pensato dai Costituenti come strumento per garantire una effettiva autonomia e indipendenza da ogni altro potere della Magistratura.

Come Lef siamo profondamente convinti che poter contare su una magistratura autonoma e indipendente sia una precondizione necessaria per affermare nel nostro paese la legalità. Si tratta dunque di difendere un principio fondamentale posto alla base del nostro ordinamento democratico. Le ragioni del nostro No sono molteplici. Anzitutto il metodo usato. Essendo la Costituzione la carta fondamentale che regola i diritti e i doveri dei cittadini sarebbe opportuno apportare le eventuali modifiche con il più ampio consenso delle forze politiche. La scelta dell’attuale Governo e della maggioranza che lo sostiene di procedere alla riscrittura di 7 articoli senza alcun confronto parlamentare è un metodo non idoneo a garantire regole generali ampiamente condivise. A tal proposito ricordiamo che la nostra Costituzione è stata scritta insieme dalle principali forze politiche che si erano battute contro il fascismo e fu approvata dall’82,3% dei membri dell’assemblea Costituente eletta con il metodo proporzionale ed una partecipazione al voto dell’89% degli aventi diritto.

Le modifiche vengono proposte da un Governo espressione di una maggioranza eletta con un sistema in parte maggioritario (premia chi prende più voti) e una affluenza del 63,8%.Quanto al merito riteniamo che qualora le modifiche apportate fossero confermate dal voto referendario l’equilibrio dei poteri ne risulterebbe significativamente alterato con un indebolimento dell’autonomia e indipendenza della Magistratura a favore del Governo. Il problema non è tanto la separazione delle carriere che di fatto esiste già, ma lo smembramento del Csm, che viene diviso in due, uno per i giudici e uno per i Pm, e che viene privato dell’azione disciplinare affidata ad una Alta Corte contro le cui decisioni non è ammesso il ricorso in Cassazione. Una Magistratura indipendente e autonoma da ogni altro potere, compreso quello economico, è garanzia indispensabile per la lotta alla corruzione, alle mafie, alla criminalità organizzata. Ed anche per affermare una maggiore legalità in campo tributario. Tema per noi di Lef particolarmente importante e sul quale siamo quotidianamente impegnati. Una magistratura che risponde solo alla legge e alla Costituzione è anche garanzia per affermare i diritti dei cittadini. Sono tanti gli esempi di sentenze nel campo del lavoro, della salute e dei diritti civili, dove spesso la magistratura ha riempito vuoti legislativi ed ha reso giustizia ispirandosi ai principi della nostra Carta fondamentale.Siamo preoccupati per la quotidiana delegittimazione da parte dei sostenitori del Si della magistratura nel suo complesso, e di singoli magistrati impegnati in vicende giudiziarie complesse e delicate come la ‘famiglia nel bosco’ e il caso Garlasco. Siamo preoccupati per l’uso strumentale di fatti di cronaca a sostegno del Si, come le violenze di piazza, le sentenze che riconoscono normali diritti anche agli immigrati o vicende come il caso Rogoredo. Il racconto dei sostenitori del Si secondo cui con la riforma avremo una giustizia migliore non ci convince. La giustizia italiana ha tanti problemi come la lunghezza dei procedimenti, la carenza di giudici e personale amministrativo, la certezza della pena, una migliore selezione per accedere in magistratura. Quello di cui certamente non ha bisogno è la sottomissione della Giurisdizione al potere esecutivo, oggi di destra, domani del governo che verrà.

Occorrerebbe, dunque, una revisione complessiva dell’organizzazione giudiziaria; investimenti strutturali in personale e tecnologie; una razionalizzazione dei riti e dei tempi processuali e un rafforzamento della cultura della rendicontazione e della responsabilità a tutti i livelli, compreso il livello giurisdizionale. Ma di tutto ciò l’attuale Governo ha scelto di non occuparsi.Infine siamo contrari anche perché́ nei nuovi Organi di rilevanza costituzionale che nasceranno dalla disintegrazione del Csm la componente dei magistrati non sarà più eletta, ma estratta a sorte. In astratto, il ricorso al sorteggio viene presentato come strumento di neutralizzazione delle correnti; in concreto, però, esso rischia di incidere sulla qualità e sulla rappresentatività dei nuovi organi di autogoverno. Il pericolo diventa più evidente se si considera l’asimmetria del sistema: mentre per la componente togata il sorteggio può incidere direttamente sulla selezione dei rappresentanti della Magistratura, per la componente di nomina politica esso resta circoscritto a una lista previamente definita dal Parlamento. Non da ultimo osserviamo che la tripartizione del Csm aumenterà i costi di gestione che passeranno dagli attuali 50 milioni annui a circa 150 milioni annui. Per tutte queste ragioni Lef ritiene che dire No significa anzitutto affermare che la giustizia italiana ha bisogno di cambiamenti seri e profondi, ma anche che tali cambiamenti devono essere progettati con visione sistemica, competenza tecnica e largo consenso democratico. E soprattutto senza alterare l’equilibrio dei poteri disegnato dai costituenti. Perché la giustizia è un bene di tutti e per tutti. Perciò invitiamo convintamente a votare No il prossimo 22 e 23 marzo. Buon voto a tutti.

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