Manovra, come cambiano il bonus 80 euro e la detrazione per redditi da lavoro

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di Lelio Violetti
Con la legge di Bilancio 2021 va a regime e diventa strutturale la riduzione del cuneo fiscale per i lavoratori
dipendenti introdotta, a partire dal 1° luglio 2020, attraverso un incremento del credito mensile di 80 euro e la
concessione d’una ulteriore specifica detrazione per questa tipologia di reddito.
Con l’incremento da 80 a 100 euro a partire dal luglio del 2020 il credito mensile per lavoratori dipendenti si è
trasformato in trattamento integrativo perdendo, almeno nella denominazione, la sua natura fiscale per
assumere la forma di trasferimento diretto che non concorre a formare il reddito erogato in corso d’anno ai
lavoratori dipendenti attraverso il sostituto d’imposta.
Contemporaneamente il limite superiore per cui il trattamento è concesso per intero è stato elevato a
28.000 euro eliminando la maggiore criticità del credito mensile di 80 euro che decresceva al crescere del reddito
complessivo da 24.600 euro fino ad azzerarsi a 26.600 euro.
Tale decremento dell’importo erogato con la precedente normativa provocava due gravi inconvenienti
negativi: il primo che l’aliquota marginale effettiva nella fascia di reddito complessivo fra 24.600 e 26.600
era addirittura del 75% rispetto al 27% della tabella delle aliquote ed il secondo che in dichiarazione per la
presenza di altri redditi, compreso quello dell’abitazione principale, oltre un milione di contribuenti erano
costretti a restituire in tutto o in parte il credito loro corrisposto dal datore di lavoro.
Permane comunque il fenomeno assai raro, che chi in corso d’anno, lavorando saltuariamente con redditi
variabili e d’importo molto basso, non ha superato per l’intero anno il limite inferiore del solo reddito da
lavoro dipendente di 8.145 euro (imposta dovuta superiore alla detrazione spettante al lavoro dipendente) è
costretto a restituire quanto gli è stato corrisposto dal sostituto o dai sostituti per cui ha lavorato.
È anche da valutare positivamente l’innalzamento del limite superiore a 28.000 euro che coincide con quello
dello scaglione fino al quale si applica nel calcolo dell’imposta lorda l’aliquota del 27% (da 15.001 euro fino a
28.000 euro).
Sempre nello stesso provvedimento è stata introdotta un’ulteriore detrazione d’imposta per i redditi da
lavoro dipendente di 1.200 euro l’anno decrescente al crescere del reddito a partire da 28.000 euro e che si azzera
a 40.000 euro.
Il più ampio intervallo, da 28.000 a 40.000 euro, in cui avviene la diminuzione al crescere del reddito
dell’ulteriore detrazione attenua la differenza che viene a verificarsi, per i lavoratori dipendenti a cui spetta
questa detrazione, fra aliquota marginale effettiva ed aliquota applicata in questo scaglione di reddito pari
al 38%. Resta comunque il fatto che seppur attenuata l’iniquità continua a sussistere.
Gli effetti quantitativi della norma sono descritti nella tabella che segue. Gli importi sono in euro.

Reddito…………….Vecchia norma….Nuova norma….Guadagno

Fino a 8.145 (*)…………….0………………0………………0

da 8.145 (*) a 24.600…..960………..1.200……………240
25.600……………………..480………..1.200……………720
da 26.600 a 28.000…………0………..1.200…………1.200
29.000…………………………0………..1.166…………1.166
30.000…………………………0………..1.131…………1.131
35.000…………………………0…………..960…………..960
37.000…………………………0…………..576…………..576
40.000………………………0………………..0………………0
(*) Si riferisce al solo reddito da Lavoro dipendente

Nella tabella che segue è riportato per fasce di reddito il numero di contribuenti interessati, in tutto o in
parte al beneficio a seconda del periodo di lavoro nell’anno. Tale numero è una stima sui dati delle
dichiarazioni presentate nel 2019 (redditi 2018). I contribuenti che potenzialmente potrebbero avere un
beneficio, in tutto o in parte, dal provvedimento sono oltre 15,5 milioni. Bisogna ovviamente tener conto
che la pandemia con la cassa integrazione e la riduzione dell’occupazione ha sensibilmente modificato la
distribuzione illustrata nella tabella

Reddito……………………Contribuenti interessati

da 8.145 a 20.000……………6.807.193
da 20.000 a 26.000………….4.157.092
da 26.000 a 29.000………….1.490.324
da 29.000 a 35.000………….2.061.157
da 35.000 a 40.000…………….969.466
Totale…………………………15.485.232

Come si può dedurre dal numero di contribuenti interessati la platea degli avvantaggiati è piuttosto estesa
e la norma va a correggere per poco meno di un terzo di questi soggetti una delle principali iniquità del
prelievo Irpef che grava proporzionalmente in modo assai più elevato sui redditi fra 25.000 euro e 50.000 euro a
causa delle aliquote del 27% applicata fino a 28.000 euro e del 38% da 28.000 € a 55.000 euro. A queste aliquote
vanno poi aggiunte quelle delle addizionali regionale e comunale che rendono il prelievo per questi
contribuenti ancora più esoso.
In merito al provvedimento destinato a ridurre il cuneo fiscale per i lavoratori dipendenti da una parte
suscita ammirazione la fantasia e la creatività tecnica con cui un credito d’imposta è stato cambiato in un
trattamento integrativo il quale, a sua volta, all’aumentare del reddito si trasforma in ulteriore detrazione
decrescente al crescere del reddito stesso, dall’altra non può non sollevare una legittima e naturale
preoccupazione che la gestione di tutta questa complessità venga affidata ad un soggetto terzo, il datore di
lavoro sostituto d’imposta.
A questo proposito c’è da augurarsi che le inevitabili conseguenze di procedure operative così tortuose,
gestite per i datori di lavoro da centinaia di programmi informatici diversi l’uno dall’altro, non ricadano alla
fine sui singoli contribuenti. C’è anche da domandarsi se sia lecito delegare la gestione d’un trattamento
salariale integrativo che poco o nulla ha a che fare con il fisco, affidandola ad un sostituto d’imposta.

Sarebbe auspicabile che nella prossima riforma dell’IRPEF si tenga conto anche di questi aspetti riservando
all’Agenzia delle entrate, con l’ausilio della tecnologia, un ruolo gestionale maggiore che riduca il campo
d’azione del sostituto.
In fondo oggi l’INPS, attraverso le coordinate bancarie del soggetto, eroga ogni mese milioni di pensioni;
così come il sistema del cash-back restituirà la percentuale di rimborso maturata nelle transazioni con
moneta elettronica a milioni di soggetti attraverso l’IBAN; sembra giunto il momento in cui analoga cosa
possa essere fatta per i dipendenti per trattamenti di tipo integrativo e assistenziale come quello previsto
nella legge di bilancio che di fiscale ha molto poco.
Sempre in quest’ambito diventa sempre più urgente portare a regime il sistema informativo dell’assistenza
che unitamente alla anagrafe delle anagrafi per la residenza darebbe vita alle quattro basi dati individuali su
cui si fonda un sistema informativo nazionale, efficiente ed adeguato alla complessità d’una società
avanzata: residenza, fisco, previdenza ed assistenza. Tra l’altro c’è da chiedersi che fine ha fatto l’anagrafe
centralizzata della residenza in costruzione ormai da più di un decennio.
Nella prospettiva d’una prossima riforma dell’IRPEF c’è anche da sperare in una seria riflessione sulla natura
del provvedimento che è finalizzato a ridurre la pressione fiscale per i lavoratori dipendenti con redditi fino
a 40.000 €. Nel momento in cui si decidesse di estendere questo intervento all’intera platea dei
contribuenti si spera sia logico partire dalla modifica dell’elemento base che regola la progressione
dell’imposta ovvero partire dalle aliquote e non dalle detrazioni.
Nell’imposta delle persone fisiche italiana c’è infatti questa particolarità tecnica che le detrazioni
decrescenti al crescere del reddito vengono utilizzate per applicare la progressività al posto delle aliquote.
Questo geniale meccanismo di applicazione della progressività, tra l’altro, è sconosciuto nel resto del
mondo in quanto genera iniquità con l’aliquota marginale più alta della effettiva.
In nome dell’equità e della semplicità c’è da sperare che la prossima riforma dell’IRPEF governi la
progressività con la curva delle aliquote e che lasci alle detrazioni obiettivi specifici per particolari tipologie
di contribuenti come il riconoscimento al lavoro dipendente delle spese per la produzione del reddito in
alternativa ai costi riconosciuti al lavoro indipendente o ai redditi di pensione la necessità di supportare i
contribuenti anziani non più in età da lavoro e che gli importi di queste detrazioni siano uguali per tutti i
soggetti che ne hanno diritto senza ricorrere ad artifizi per correggere la progressività.
Un’ultima notazione riguarda un fatto che era inevitabile che prima o poi dovesse accadere. Nell’intreccio
di leggi, articoli e commi che regolamentano la nostra IRPEF è difficile orientarsi e a volte anche gli esperti
trovano problemi ed ostacoli a comprendere e a navigare speditamente in questa vera e propria babilonia
normativa.
Conseguentemente non suscita meraviglia che un rimando errato ad un comma d’un articolo d’un’altra
legge, letto e visionato da decine di persone esperte, dai funzionari degli Uffici legislativi ai parlamentari
delle commissioni competenti, non venga individuato e corretto. È quello che è successo con l’ulteriore
detrazione di lavoro dipendente portata a regime dal 2021 nella parte della legge di Bilancio che riduce il
cuneo fiscale. Nessuno si è accorto che il testo, così come scritto, stabilizzava per il 2021 l’ulteriore
detrazione per lo stesso importo, la metà di quello annuale spettante, previsto per il secondo semestre del

  1. Questo episodio la dice lunga sullo stato della legislazione alla base dell’IRPEF ove trasparenza,
    leggibilità e chiarezza sono ormai sempre più un’utopia. Si è dovuto, a legge di bilancio appena approvata,
    ricorrere subito ad un decreto-legge, il n. 182 del 30 dicembre 2020 per correggere l’errore e mettere in
    condizione i sostituti d’imposta di operare correttamente dal primo gennaio 2021.