back to top
domenica 10 Maggio 2026
spot_img
spot_img

Una patrimoniale europea genererebbe fino a 150 mld l’anno. La simulazione dell’Europarlamento (HuffPost)

di Angela Mauro

Una patrimoniale europea genererebbe fino a 150 miliardi l’anno. La simulazione dell'Europarlamento

Lo studio visionato da Huffpost: la “frammentazione” dei sistemi fiscali tra i 27 “produce disuguaglianze”. Simulazione del potenziale gettito con un maggiore coordinamento anche per le tasse sulle criptovalute, che produrrebbero “fino a 10 miliardi all’anno”. Tridico, presidente della commissione Fiscale: “Una riforma europea non è più rinviabile.

  • “Il costo della non-Europa in ambito fiscale è significativo”, “la frammentazione della ricchezza e la tassazione delle criptovalute si traducono in perdite di gettito e disparità di trattamento”. È la conclusione della sottocommissione per le questioni fiscali (Fisc) del Parlamento europeo che ha prodotto uno studio ad hoc, visionato in anteprima da Huffpost. L’indicazione è di coordinare i vari sistemi fiscali tra i 27 per ridurre le barriere e le diseguaglianze e ottenere guadagni per le casse statali. Lo studio, intitolato  ‘The future of EU tax policy harmonisation’, simula un’eventuale omogeneizzazione delle tasse in Europa. Per esempio, una patrimoniale europea “potrebbe generare guadagni fiscali sostanziali”, anche se “disomogenei tra gli Stati membri”, in quanto il potenziale gettito fiscale è determinato dal modo in cui la ricchezza è concentrata, da come viene detenuta (immobiliare o attività finanziarie) e dall’efficacia con cui può essere applicata e riscossa”. Al netto di queste differenze difficili da livellare, il potenziale gettito di una tassa europea sulla ricchezza potrebbe anche raggiungere i 152 miliardi di euro.

Il report prende in considerazione tre ipotetici scenari.

Se le attuali imposte sugli immobili già esistenti nei singoli Paesi fossero applicate ai patrimoni da 1 miliardo di euro, si otterrebbe un gettito annuo di 12,9 miliardi di euro, ipotizzando nessun tipo di evasione, elusione o fuga di capitali. Se invece i Paesi con tasse basse le portassero almeno alla media Ue, il gettito salirebbe a 15,2 miliardi euro l’anno, cioè un aumento del 18 per cento. Se la tassazione riguardasse anche i ricchi milionari e non miliardari, cioè titolari di immobili per un valore superiore a 1 milione di euro, il gettito sarebbe di 127,8 miliardi di euro all’anno con le aliquote attuali e di 151,3 miliardi annui se i Paesi sotto la media Ue si allineassero alle aliquote più alte. E ancora: se in tutti gli Stati membri fosse istituita una tassa patrimoniale dell’1 per cento sulla ricchezza oltre 1 miliardo di euro, cioè sul patrimonio netto totale, il gettito sarebbe di circa 20 miliardi di euro oggi e 30–35 miliardi entro il 2035, presumendo cha la ricchezza continui a crescere. 

Naturalmente si tratta di simulazioni molto astratte. Non contano solo le tasse, ma anche la capacità amministrativa di farle rispettare. In questo campo eccelle l’Olanda che ha un sistema all’avanguardia per la “valutazione” degli immobili, con “rivalutazioni annuali” per mantenerle “allineate alle condizioni di mercato”. Molti Stati membri invece, denuncia il report, continuano a fare affidamento su “valori catastali che vengono aggiornati raramente e pertanto spesso divergono dai prezzi di mercato”.

Il report fa un quadro sulle varie patrimoniali in Europa. La più alta è in Spagna, che applica un’aliquota progressiva dallo 0,2 per cento al 3,5 per cento, con variazioni regionali. Al contrario, l’aliquota dell’imposta sul patrimonio in Lussemburgo è regressiva: dello 0,5 per cento per i patrimoni netti fino a 500 milioni di euro, ma solo dello 0,05 per cento per gli importi superiori a tale soglia. Anche la patrimoniale francese prevedeva aliquote progressive, ma ha anche “generose esenzioni e sconti di valutazione”. Presenti anche in Spagna, per la verità, dove “le esenzioni personali ai sensi dell’imposta sul patrimonio possono superare i 700mila euro, e ulteriori esenzioni si applicano alle residenze primarie”. In materia di imposta sulle successioni, quasi tutti gli Stati membri prevedono esenzioni totali o parziali per i parenti stretti, in particolare coniugi e discendenti diretti. La Germania esenta le eredità fino a 400mila euro per i figli e 500mila euro per i coniugi, mentre il Lussemburgo esenta dall’imposta di successione la quota di legge ereditata dai familiari diretti.

Nello studio c’è anche il capitolo “criptovalute”, che si sono rapidamente evolute da attività di nicchia a componente significativa della ricchezza finanziaria e degli investimenti speculativi. “Sono intrinsecamente transfrontaliere, spesso pseudonime nella pratica e, laddove operano senza adeguati quadri di vigilanza, possono essere difficili da tracciare e regolamentare”, si legge. Ma, ipotizzando una tassa europea sulle criptovalute, il gettito per il 2024 sarebbe stato di “circa 4,7 miliardi di euro”, cifra che “potrebbe salire a oltre 10 miliardi di euro entro il 2035” o a di parecchio superiore in scenari più ottimistici. 

“Il fardello economico e amministrativo è enorme anche perché Paesi come l’Italia sono stretti nella doppia tenaglia di un dumping fiscale, come quello praticato da Paesi come Lussemburgo e Irlanda, e sociale favorito dalle forti delocalizzazioni delle imprese verso l’Est Europa”, commenta Pasquale Tridico, capodelegazione del Movimento 5 Stelle al Parlamento europeo e Presidente della Commissione per le questioni fiscali. “Serve una riforma europea del fisco che punti su standard comuni nella tassazione, un maggior scambio di informazioni e regole per evitare una doppia imposizione – continua Tridico – Alla luce anche delle minacce di Trump e dell’esigenza di rafforzare la propria autonomia strategica, una seria riforma fiscale europea non è più rinviabile”.

Dello stesso autore

RISPONDI

Please enter your comment!
Please enter your name here

Altro in Edicola

Rubriche