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Una sanatoria light per mettersi in regola con l’erario. E permettere a vip e non di sciogliere, a prezzi modici, le società di comodo utilizzate per nascondere al fisco auto, yacht e ville di lusso. E’ quanto previsto da una norma contenuta nella legge di stabilità che introduce il “regime agevolato per cessioni o assegnazioni di beni ai soci”. In pratica una voluntary disclosure 2.0, con la differenza che stavolta a beneficiarne è chi ha creato ‘scatole vuote’ per eludere le tasse e ora intende trasformarle in società semplici o disfarsene. Il tutto a prezzi di saldo perché, come ammette candidamente l’esecutivo nella relazione illustrativa della legge di stabilità, con le misure varate dal governo Monti si è determinato “un quadro legislativo piuttosto duro, e comunque recentemente molto inasprito” alla luce del quale “si può consentire, come abitualmente accade, una via d’uscita” per i contribuenti, che potrebbe portare “nuova linfa” al mercato immobiliare e, non ultimo, “un rapido incasso” per lo stato. Un nuovo prelievo “una tantum” che va ad aggiungersi a quelli già censurati dalla Corte dei conti, che proprio ieri in audizione a Palazzo Madama ammoniva su incassi come questo che non di rado “si concretizzano in un anticipo di gettito futuro in cambio di un ridimensionamento della pretesa erariale”. Timore fondato, perchè stando ai calcoli fatti dai tecnici del Senato la norma dovrebbe avere un impatto positivo per quasi 50 milioni di euro nel 2016, ma negativo per 55 milioni a partire dal 2017 e con un saldo atteso negativo per il quinquennio 2016-2020 nell’ordine di oltre 160 milioni.
 
Dalla guerra alla resa. E dire che a determinare quel “quadro legislativo piuttosto duro” ci aveva pensato nel 2011 il governo Monti con la “manovra di Ferragosto”, con la quale introduceva misure più restrittive per contrastare quei furbetti che, per dribblare l’Irper, intestavano a società fittizie immobili o altri beni di lusso in realtà destinati ad uso personale o familiare per nascondere parte dei beni patrimoniali e approfittare dell’aliquota Ires, che oltre ad essere fissa al 27,5% risultava pure conveniente per i contribuenti con un reddito medio-alto. Da qui l’idea del governo: da un lato di inserire le società di comodo tra le “società non operative”, ossia in perdita fiscale per tre esercizi consecutivi; dall’altro di applicare a quest’ultime una maggiorazione Ires del 10,5%, portando l’aliquota al 38%. Ora, invece, la musica cambia: la maggiorazione si trasforma in un’imposta sostitutiva dell’8% per le sopcietà operative, del 10,5% per quelle che non lo sono, che si applica su una base imponibile risultante dalla differenza tra “valore normale” e il costo fiscalmente riscosciuto (?). Al regime agevolato si potrà accedere a condizione che la cessione o l’assegnazione ( o la trasformazione in società semplice) avvenga entro il 30 settembre 2016. Ma non basta, perchè tra gli sconti figura pure il dimezzamento dell’imposta di registro, che secondo il governo “l’assegnazione consentirebbe la fuoriuscita delle società in particolare di immobili che potenzialmente potrebbero poi essere nuovamente immessi nel mercato, favorendo così la circolazione degli immobili”