Cartelle esattoriali, nuova proroga fino al 28 febbraio

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di Pasquale Fabbrocini

Più tempo per imprese e famiglie permettersi in regola con il fisco. Il governo ha adottato un decreto legge che sposta dal 31 gennaio al 28 febbraio 2021 i termini previsti per la notifica degli atti di accertamento, di contestazione, di irrogazione delle sanzioni, di recupero dei crediti di imposta, di liquidazione e di rettifica e liquidazione, nonché di numerosi altri atti tributari elencati dall’articolo 157 del decreto-legge 19 maggio 2020, n. 34. Nell’anno del Covid governo e Parlamento sono intervenuti più volte introducendo rinvii dei pagamenti, sospensioni delle scadenze e maggiori dilazioni. Importanti novità sono state introdotte, da ultimo, dal Dl n. 7 del 30 gennaio 2021, che ha prorogato di un altro mese le scadenze dei pagamenti rinviati al 31 gennaio scorso dal D.L. n. 3 del 15 gennaio 2021, che, a sua volta si innestava sulle proroghe previste dal decreto Ristori-quater, D.L. n. 137 del 2020, che aveva stabilito una maggiore flessibilità per i contribuenti che risultano debitori di somme, anche per tributi locali, già
transitate nella fase della riscossione, cioè, “affidate all’agente della riscossione”. Per la
precisione, il decreto Ristori-quater era intervenuto su una serie di proroghe e sospensioni
già introdotte dai precedenti provvedimenti connessi all’emergenza epidemiologica e cioè: il
Dl n. 18/2020, (Cura Italia), il Dl n. 34/2020 (Rilancio) e il Dl n. 104/2020 (Agosto),
aggiornate con i nuovi termini definiti nel  Dl n. 125/2020.

Passiamo ad esaminare i principali rinvii.
Per quanto riguarda le sospensioni, va detto, innanzitutto, che l’attività di riscossione era
stata già sospesa fino al 31 dicembre scorso, sin dall’inizio del periodo emergenziale (8
marzo 2020 per tutta l’Italia, anticipata al 21 febbraio per la prima “zona rossa”, indicata nell’allegato 1 al
Dpcm dell’1 marzo 2020), ad opera dei commi 1 e 2-bis dell’articolo 68 del decreto
legge 17 marzo 2020 n. 18, convertito con modificazioni, dalla legge 24 aprile 2020 n. 27.
In particolare, sono rimasti sospesi fino alla fine dell’anno 2020: i pagamenti di tutte le entrate
tributarie e non tributarie derivanti da cartelle di pagamento, avvisi di addebito e avvisi di
accertamento affidati all’Agente della riscossione, in scadenza dall’8 marzo al 31 dicembre 2020,
che dovevano essere effettuati entro il mese successivo alla scadenza del periodo di sospensione:
tale termine, originariamente fissato al 31 gennaio 2021, prorogato di diritto al’1 febbraio, in quanto il 31 gennaio era domenica, per effetto del D.L. n. 3/2021 (che ha prorogato il termine di sospensione al 31 gennaio 2021), la suddetta scadenza,
di fatto, è stata prorogata al 28 febbraio 2021 (che scivola all’1 marzo 2021, in quanto il 28 febbraio è
domenica). Tale scadenza, attualmente, è stata ulteriormente procrastinata all’1 aprile prossimo, ad
opera del D.L. n. 7 del 30 gennaio scorso, che ha allungato di un mese le proroghe già contenute nel
succitato D.L. n. 3 del 15 gennaio scorso. I carichi in scadenza possono, tuttavia, formare oggetto di
rateizzi secondo regole di favore.

Per quanto riguarda i rateizzi, è utile evidenziare che, normalmente, in base all’art. 19 del
Dpr n. 602/1973, coloro che hanno debiti fiscali e contributivi iscritti a ruolo, cioè
scaduti, possono chiedere presso gli sportelli di Agenzia Entrate – Riscossione (o in via
telematica, tramite credenziali Spid, il canale entratel per gli intermediari o tramite pec) il
rateizzo in n. 72 rate mensili. Di regola l’autorizzazione a tale rateizzo è concesso a
semplice richiesta per i debiti fino a 60.000 euro. Per i debiti superiori o per rateizzi per
periodi più lunghi (fino ad un massimo di n. 120 rate mensili: 10 anni) è necessario
documentare una serie di requisiti, tra cui, principalmente il fatto che il richiedente versi in
uno stato di oggettiva e temporanea difficoltà a pagare in unica soluzione. Inoltre, il
succitato articolo 19 prevede che si decade dal beneficio della rateazione quando non vengono corrisposte n. 5 rate anche non consecutive, con la possibilità di riprendere la rateazione a condizione, però, di versare in unica soluzione tutte le rate scadute e non pagate. Il rateizzo ricomincia, così, secondo il piano già in essere, con riferimento alle rate
non ancora scadute.

Il “Decreto rilancio” ha stabilito, invece, che coloro che erano decaduti da piani di rateizzo
prima dell’inizio del periodo emergenziale, entro il 31 dicembre 2021 possono presentare
istanza per un nuovo rateizzo senza l’obbligo di versare le rate già scadute. Inoltre, con
riferimento alle suddette istanze la soglia di debitoria entro la quale non è necessario
documentare lo stato di temporanea difficoltà è elevata a 100.000 euro, nonché, la decadenza
dalla rateazione si produce a seguito del mancato versamento di 10 rate e non di 5 rate
come previsto in via generale. Sempre con riferimento alle istanze di rateizzo presentate
entro il 31 dicembre di quest’anno, il pagamento della prima rata blocca l’esecuzione
forzata, salve alcune eccezioni.

In ordine ai nuovi carichi (cioè alle attività di notifica di nuove cartelle, degli altri atti
della riscossione e dei pignoramenti già sospesi fino al 31 dicembre scorso), il D.L. n. 3 del 15
gennaio 2021 aveva previsto una ulteriore mini proroga al 31 gennaio scorso, in vista di una
eventuale rottamazione-quater. Attualmente, il D.L. n. 7/2021 ha ulteriormente spostato il suddetto termine
al 28 febbraio prossimo, che essendo domenica, fa posporre il termine all’1 marzo successivo.
Pertanto, prima di tale data resta sospesa l’attività di notifica di nuovi carichi così come la ripresa
delle attività esecutive, come i pignoramenti.

Con riferimento agli atti di controllo dell’Agenzia delle Entrate (avvisi di accertamento, di
liquidazione, comunicazioni di irregolarità) il D.L. n. 7/2021 ha modificato l’art. 157 del D.L. n.
34/2020 (che, con riferimento agli atti in scadenza al 31 dicembre 2020, aveva previsto che essi
dovevano essere emessi entro tale data ma notificati tra il 1 gennaio e il 31 dicembre 2021)
stabilendo che la notifica di tali atti deve avvenire tra il 1 marzo 2021 e il 28 febbraio 2022, tranne
i casi di indifferibilità e urgenza (ad es., quando vi sia la segnalazione di un reato emerso
nell’attività di controllo o vi sia pericolo per la riscossione). Le medesime regole valgono per le
comunicazioni di irregolarità, derivanti dall’attività di controllo formale delle dichiarazioni, a
prescindere dall’annualità cui si riferiscono le dichiarazioni oggetto di controllo.
Mentre, sembrerebbe che il D.L. n. 7/2021 non abbia inciso sul termine per riprendere i pagamenti
da pace fiscale.

Infatti, era stata già rinviata dal 10 dicembre 2020 all’1 marzo 2021, ad opera del decreto ristori-
quater, D.L. n. 157/2020, la possibilità di conservare i benefici di alcune misure della “pace fiscale” e,
in particolare, per coloro che avevano aderito alla “rottamazione-ter” e al “saldo e stralcio” delle
cartelle, i quali, pur essendo in regola con i pagamenti previsti da tali procedure fino a tutto il 2019,
nel corso del 2020, a causa dell’emergenza epidemiologica, non sono riusciti ad essere in regola
con le scadenze ordinarie. Per costoro, il decreto rilancio (D.L. n. 34/2020) aveva già attribuito la
possibilità di mettersi in regola versando, in unica soluzione, le rate scadute entro il 10 dicembre
scorso. Attenzione, però, perché, in ogni caso, il termine prorogato non consente di godere dei 5
giorni di tolleranza, ordinariamente previsti per i pagamenti da
“pace fiscale”, dall’articolo 3, comma 14-bis, del Dl n. 119 del 2018.

Infine, si rammenta che era stato già previsto il “ripescaggio” di coloro che avevano aderito alle
prime due edizioni della “rottamazione” ed erano incorsi in decadenza. Infatti, per i contribuenti decaduti dai
benefici della “prima Rottamazione” (Dl n. 193/2016) e della “Rottamazione-bis” (Dl n.
148/2017) per mancato, insufficiente o tardivo versamento delle rate scadute, è prevista la
possibilità di chiedere la rateizzazione del pagamento, ai sensi del più volte citato art. 19 del
Dpr n. 602/1973, per le somme ancora dovute.