Home restaurant: tetto al reddito stronca attività

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di Oreste Saccone

La soglia massima di 5mila euro di proventi percepiti, fissata dalla nuova legge che regola l’esercizio della ristorazione privata a pagamento, riduce a poche briciole le possibilità di guadagno, ne costituisce un forte disincentivo e discrimina l’esercizio dell’home restaurant rispetto alle altre attività occasionali.

E’ stato appena approvato dalla Camera dei deputati un disegno di legge che disciplina per la prima volta in Italia l’attività occasionale di ristorazione privata a pagamento. L’esame del Ddl passa ora al vaglio del Senato. L’home restaurant potrà essere esercitata solo iscrivendosi a specifiche piattaforme digitali che metteranno in contatto gli operatori cuochi ed i clienti. I pagamenti avverranno mediante le piattaforme digitali ed esclusivamente attraverso sistemi di pagamento elettronico. Sarà vietato svolgere nello stesso immobile attività turistico-ricettive o locazioni brevi.
Per lo svolgimento dell’attività dell’home restaurant l’operatore comunicherà via internet al Comune la segnalazione certificata di inizio attività (SCIA); potrà avvalersi solo della organizzazione familiare e utilizzare parte dell’abitazione. In base al ddl. l’attività di home restaurant è considerata, con presunzione assoluta, saltuaria “..ma non può superare il limite di 500 coperti per anno solare, né generare proventi superiori a 5.000 euro annui”. Ai fini fiscali il relativo reddito s’inquadra nell’ambito dei redditi diversi, in particolare costituisce reddito derivante da attività occasionale d’impresa, di cui all’art. 67, c. 1, lett. i) del tuir, e concorre alla formazione del reddito complessivo Irpef, in base al principio di cassa, nella misura risultante dalla differenza tra l’ammontare percepito per l’attività non professionale di ristorazione e le spese specificamente inerenti alla relativa produzione.
Non sussistono obblighi previdenziali per l’attività di home restaurant, rientrando nell’ambito della soglia di esenzione contributiva fissata per le attività occasionali in 5.000 euro di reddito imponibile per ogni anno solare. Il limite di 5.000 euro previsto per svolgere l’attività di home restaurant e quello sempre di 5.000 euro previsto ai fini dell’esenzione previdenziale per le attività occasionali fanno riferimento a parametri differenti, nel caso dell’home restaurant il tetto massimo di 5.000 euro annui è costituito dai proventi percepiti, ai fini previdenziali invece è costituito dal reddito netto (differenza tra proventi percepiti e spese sostenute).
In concreto in un anno il ristoratore privato potrà percepire, quali proventi, al massimo 5.000 euro che, detratti le relative spese per le materie prime, i costi energetici e gli altri costi (stoviglie, detersivi, etc. etc.), tutti da documentare, quantificabili – a nostro giudizio – in almeno 2.000 euro, si ridurranno ad una cifra valutabile in circa 3.000 euro netti.
A conti fatti l’attività non professionale di ristorazione viene fortemente penalizzata e discriminata rispetto alle altre attività occasionali. Il tetto di 5.000 euro annui, riferito ai proventi percepiti e non al reddito, riduce a poche briciole le possibilità di guadagno e costituisce un forte disincentivo al suo esercizio. E’ probabile che la soglia massima di 5.000 euro annui di proventi percepiti fissata per esercitare l’home restaurant non sia frutto di una svista dei proponenti, ma piuttosto sia dettata dalla necessità di fissare un parametro verificabile in modo semplice a priori e non a posteriori, come sarebbe accaduto se si fosse fatto riferimento al reddito.
La soluzione più equa sarebbe quella di alzare per l’attività di home restaurant la soglia massima di proventi percepiti a 7.500/8.000 euro annui, che corrisponderebbe, al netto dei relativi costi, ad un reddito netto per anno solare vicino a 5.000 euro, che sono la cifra prevista come tetto massimo annuo per le altre attività occasionali dall’INPS.
Si auspica che il Senato, a cui è stato trasmesso il ddl., tenga conto della criticità e alzi il tetto massimo dei proventi percepibili dall’attività di home restaurant.