Corte dei Conti: “Ripresa debole, troppe tasse su lavoratori e imprese”

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Nel rapporto 2016 i magistrati contabili mettono in evidenza il peso eccessivo della tassazione su redditi di lavoratori e imprese e suggeriscono un intervento sull’Iva, il cui rendimento è all’ultimo posto fra i paesi Ue.    

La buona notizia è che l’economia italiana “sembra uscita dalla fase recessiva”. Quella meno buona è che la ripresa “è ancora debole e può trovare difficoltà a consolidarsi”, ostacolata com’è dalle “incertezze che gravano sugli andamenti 2016” oltre che “dal rallentamento degli scambi internazionali”. È quanto scrive la Corte dei Conti nel “Rapporto 2016 sul coordinamento della Finanza pubblica” presentato quest’oggi a Palazzo Madama. Un quadro tra luci e ombre per i magistrati contabili, che se da un lato ricordano le debolezze strutturali italiane– tra cui il carico fiscale su lavoratori e imprese “decisamente superiore a quello sopportato dai consumi e dal capitale”-, dall’altro trovano motivi per guardare all’immediato futuro con ottimismo: la ripresa del credito e degli investimenti in costruzioni, l’incremento del reddito delle famiglie e il tasso di disoccupazione in calo di un punto percentuale rispetto a un anno fa, infatti, sono tutti fattori “che dovrebbero consentire di realizzare una moderata crescita”.

La priorità al fisco. Per virare una volta per tutte, però, c’è bisogno di un intervento massiccio sul fronte fiscale. Ne sono convinti i magistrati contabili, che analizzano come “le responsabilità addossate al sistema tributario sono molto cresciute di volta in volta con lo scopo di garantire l’equilibrio dei conti pubblici”. Un carico che pesa quasi del tutto sulle spalle di lavoratori e imprese e quasi per nulla sui consumi e patrimonio. Lo dicono i numeri: quanto a prelievi su redditi da lavoro (42,8%) e redditi d’impresa (26%), l’Italia è rispettivamente al secondo e terzo posto nella graduatoria Ue; ma allo stesso tempo è al ventiduesimo posto (con il 17,7%) quanto a prelievo sui consumi e in quarta posizione in fatto di tassazione sugli immobili.

Evasione ed erosione. Ma a colpire maggiormente la Corte è il basso rendimento dell’Iva, inferiore al 6% del Pil, il livello più basso fra i paesi Ue. Un risultato in buona parte dovuto all’elevato tasso di evasione Iva, quantificato dal Mef in 40 miliardi, pari al 34% del gettito potenziale (il 15,2% in più rispetto alla media Ue). Non va meglio sul fronte dell’Irpef, dove la combinazione di agevolazioni finisce col creare forti distorsioni alla progressività dell’imposta, al punto da determinare, non di rado, vere e proprie “trappole di povertà”. Ma il problema delle agevolazioni può essere esteso a tutto il sistema tributario: le spese fiscali oggi in vigore sono 799 (contro le 720 rilevate nel 2011) e determinano una perdita di gettito di 313 miliardi di euro l’anno (contro i 254 calcolati nel rapporto del 2011). Cifre monstre che collocano l’Italia al secondo posto per livello di erosione fiscale nel confronto internazionale.

Fiscalità territoriale. Altra debolezza è poi quella del sistema tributario territoriale, vittima da un lato del progressivo ridimensionamento dell’autonomia impositiva; dall’altro delle modalità con cui le autonomie locali hanno utilizzato le già limitate leve disponibili. Un primo intervento, suggeriscono i magistrati, è trovare coperture più adeguate. Stop ad aumenti sulle accise (categoria fin troppo “stressata”, a giudizio della Corte), sì ad un intervento sull’Iva: avrebbe meno effetti distorsivi e si distribuirebbe su un’ampia base imponibile.