Boom partite Iva “Flat” accentua l’elusione fiscale, il nanismo imprenditoriale e penalizza il lavoro dipendente

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Di Luciano Cerasa

 

Dai dati forniti dall’Osservatorio sulle partite Iva del ministero dell’Economia sulle nuove attivazioni registrate nel primo trimestre appare evidente lo spostamento delle nuove attività sulle posizioni individuali, fatto questo non certo positivo, considerato che finisce per accentuare la frammentazione delle strutture produttive e il nanismo imprenditoriale. Pure evidente è il significativo incremento delle posizioni individuali aperte da soggetti non giovani, sintomo chiaro del frequente ricorso strumentale al nuovo regime forfetario per eludere l’applicazione dei contratti collettivi, del pagamento dei contributi e del fisco. Da questa primo ma imponente trend di “successo” della flat tax per le imprese, esce fortemente penalizzato il lavoro dipendente. E’ chiaro che sotto il cappello della Flat tax si stia verificando infatti una massiccia ricollocazione dei collaboratori che vengono indirizzati verso il ben più conveniente, per le imprese, regime forfetario, a scapito della contrattualizzazione e della stabilizzazione del rapporto di lavoro, con tutte le tutele, di welfare e previdenziali, che comporta.

Nei primi tre mesi del 2019, comunica l’Osservatorio, sono state aperte 196.060 nuove partite Iva. In confronto al corrispondente periodo dello scorso anno si registra un aumento del 7,9%. La distribuzione per natura giuridica mostra che il 77% delle nuove aperture di partita Iva è stato aperto da persone fisiche, il 18,5% da società di capitali, il 3,5% da società di persone; la quota dei “non residenti” e “altre forme giuridiche” rappresenta complessivamente l’1% del totale delle nuove aperture. Rispetto al primo trimestre del 2018, vi è stato un notevole aumento di avviamenti per le persone fisiche (+14%), dovuto alle crescenti adesioni al regime forfetario, mentre le forme societarie presentano significativi cali: -17,2% per le società di persone e -8,5% per le società di capitali. Più in dettaglio, nel periodo in esame 104.456 soggetti hanno aderito al regime forfetario, pari a più della metà del totale delle nuove aperture (53,3%), con un aumento di adesioni di ben il 40% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. L’andamento è influenzato dalle modifiche normative introdotte con la legge di bilancio 2019, che ha elevato a 65.000 euro e oltre il limite di ricavi per fruire del regime forfetario con l’introduzione anche di alcune agevolazioni contributive per coloro che aderiscono. Tali modifiche hanno quindi avuto un duplice effetto, da un lato hanno determinato un aumento complessivo delle aperture di partita Iva, dall’altro una ricomposizione delle aperture a favore della natura giuridica “persona fisica” e a sfavore delle forme societarie. Riguardo alla ripartizione territoriale, il 45% delle nuove aperture è localizzato al Nord, il 22% al Centro e quasi il 33% al Sud e Isole. Il confronto con lo stesso periodo dell’anno 2018 mostra un generalizzato incremento di avviamenti: i più notevoli in Valle d’Aosta (+26,9%), Calabria (+16%) e Liguria (+12,6%); solamente in Abruzzo si registra una lieve flessione (-1,8%). In base alla classificazione per settore produttivo, le attività professionali risultano il settore con il maggior numero di aperture di partite Iva (20,2% del totale), seguito dal commercio con il 17,8% e dalle costruzioni (9,1%). Rispetto al primo trimestre del 2018, tra i settori principali i maggiori aumenti si notano nell’istruzione (+22,9%), nelle attività professionali (+19,2%) e nei servizi alle imprese (+16%). Gli unici settori con calo di avviamenti sono l’agricoltura (-4,9%) e l’alloggio e ristorazione (-2,1%). Relativamente alle persone fisiche, la ripartizione di genere mostra una sostanziale stabilità (maschi al 62,1%). Il 45,7% delle nuove aperture è stato avviato da giovani fino a 35 anni ed il 32,2% da soggetti appartenenti alla fascia dai 36 ai 50 anni. Rispetto al corrispondente periodo dello scorso anno, tutte le classi di età registrano incrementi di aperture: il più consistente è il +39,3% della classe più anziana. Analizzando il Paese di nascita degli avvianti, si evidenzia che il 14,7% delle aperture è operato da un soggetto nato all’estero.

Segnaliamo qui, quale esempio delle distorsioni e degli abusi che il nuovo regime rende possibili, anche la risposta (tecnicamente corretta) data dall’Agenzia delle entrate a un interpello. In sostanza si tratta di un ragioniere professionista che fattura parte delle sue prestazioni alla società che gestisce un centro contabile di cui è socia e amministratrice la moglie. In generale un professionista, attraverso le prestazioni fatturate alla società, può percepire in questo modo una quota di utili godendo di un regime fiscale assurdamente favorevole. La società, a sua volta, può dedurre le parcelle pagate. Le spese del ragioniere in questo caso potrebbero essere inoltre pressoché nulle se fossero in gran parte contabilizzate in capo alla società della moglie e il professionista usufruirebbe di un abbattimento forfetario del reddito pur in assenza di costi. A questo vantaggio si aggiungerebbe l’aliquota forfetaria del 15% sul reddito.  Infine, questo regime estremamente favorevole potrà operare nel 2019 anche se l’ammontare dei compensi conseguiti dal ragioniere nell’anno supererà, anche di molto, il limite dei 65.000 euro.