Calcio mercato: Antonio Conte ora costa quasi la metà (grazie al Fisco del Decreto Crescita)

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Di Mino Fucillo (Calciomercato.com)

 

Conte (Antonio, non Giuseppe) costa quasi la metà di quello che era appena ieri il prezzo totale, il maxi sconto lo fa il Fisco. Forse lo sapete già o forse no, comunque ecco qua: metti che vuoi dargli per ingaggio 10 milioni netti di euro. Netti, cioè, contando il 43% che va al Fisco dai 75 mila euro in su di reddito da lavoro dipendente, quasi 20 milioni da sborsare per chi Conte(Antonio non Giuseppe) lo prende in panchina. Così era, fino al Decreto Crescita, fino a praticamente ieri, fino al primo di maggio.

Già, era: dal primo di maggio chi (dopo non esserci stato da almeno due anni) entra a lavorare in Italia, viene tassato solo sul 30 per cento e non sul 100 per cento di quando incassa di retribuzione. Il maxi sconto fiscale vale per cinque anni alla sola condizione che l’impatriato (definizione di Marco Bellinazzo Sole 24 Ore) in Italia resti almeno due anni.

Quindi per dare in tasca a Conte (Antonio non Giuseppe) 10 milioni netti dal primo di maggio ne bastano 13/14 di esborso: il Fisco tassa al 30 per cento i 13/14 milioni lordi ed ecco che diventano 10 netti. Dunque ancora per la Roma o l’Inter o la Juventus che prendessero Conte (Antonio e non Giuseppe) costo dell’operazione sarebbe 13/14 milioni e non 20.

Lo prendesse il Napoli, ancor meno costo: Decreto Crescita fissa al 10 per cento la retribuzione tassabile, quindi con 11 milioni lordi si danno 10 milioni netti al dipendente in panchina.

Ha un che di suggestivo questa cosa che se lavoro e ho sempre lavorato in Italia pago le tasse su tutta la retribuzione che percepisco, se invece ci vengo da fuori il 70 per cento della retribuzione è esentasse. Comunque così è. Così è per il calcio mercato il Decreto battezzato Conte (Antonio e non Giuseppe).Vale anche per Guardiola che italiano non è? Di certo vale per Messi che è cittadino italiano con tanto di certificato elettorale. Super sconto del Fisco anche per chi importa e “impatria” Messi in Italia. E anche qui c’è un che di suggestivo nella cittadinanza italiana di un Messi che nulla ha mai avuto a che fare o ha in comune con l’Italia tranne che un avo emigrato 150 anni fa e nella non cittadinanza italiana a chi in Italia lavora, studia, fa sport, gareggia, vince, italiano parla, magari in Italia ci è pure nato ma italiano puro non è perché i genitori gli hanno dato sangue… non italiano.

Vale per Messi, vale per Verratti, vale per gli italiani di fatto e di fantasia. E per Guardiola, gli stranieri? Vale anche per loro. Nel Decreto infatti c’è scritto che per avvalersi non è obbligatorio essere italiani residenti all’estero che “impatriano”. Non c’è neanche l’obbligo di essere mai stati in precedenza in Italia.

Quindi i Conte (Antonio e non Giuseppe) e i Verratti se vengono costano meno grazie a maxi sconto del Fisco (i Guardiola e i Messi quelli è, diciamo, meno probabile vengano). Poi magari i Conte (sia Antonio che Giuseppe) servono a poco, a meno di quanto si sperava. Perché in Italia si gioca moltissimo di sponda al Var, si triangola soprattutto con l’episodio, la cultura profonda in campo e fuori è: produrre poco, incassare molto.
I Conte (Antonio e non Giuseppe), i Guardiola, i Messi, i Verratti...Ma gli “impatriati”, Decreto alla mano, non giocano solo al calcio. Maxi sconto del Fisco sulla retribuzione tassabile per chi viene a lavorare in Italia, non avendoci messo piede da almeno due anni o non avendoci mai messo piede in vita sua vale anche per chi in Italia viene a fare il muratore, il fattorino, il badante, l’infermiere (a condizione ovviamente che non sia impiegato e pagato a nero e questo già risolve almeno in parte il problema)?

O c’è lavoro e lavoro e il maxi sconto del Fisco vale solo per certi mestieri e attività (e redditi) e non per altri? Lasciamo l’interpretazione autentica al legislatore. Se Decreto Crescita con sconto del Fisco dovesse (burocraticamente?) comunque valere
anche per i lavoratori stranieri che dovessero entrare,  i cosiddetti immigrati economici, niente paura o illusioni. Per la parte cui non ci ha pensato e pensa il lavoro in nero, ci ha pensato la drastica politica sull’immigrazione: immigrati economici? Non servono, quindi non esistono e non esistono quindi non servono. E quelli che esistono esistono a nero, quindi nessun sconto del Fisco a chi esiste a nero. Stavamo correndo un bel rischio, stavamo altrimenti per fare uno sconto fiscale non solo ad Antonio ma anche agli Youssef, Rani, Donuta, Imelda…