Evasione fiscale, chiesti due anni di carcere per Dolce e Gabbana

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Ai due stilisti è contestata evasione di un miliardo di euro. Il 30 marzo scorso erano già stati condannati a una multa da 343 milioni di euro da parte della commissione tributaria di Milano

Una condanna di 2 anni e 6 mesi. E’ stata chiesta dal pm di Milano per gli stilisti Domenico Dolce e Stefano Gabbana, imputati con altre persone per una presunta evasione fiscale da circa un miliardo di euro. Dei due reati contestati uno è già prescritto. Il 30 marzo scorso erano stati condannati a una multa da 343 milioni di euro da parte della commissione tributari di Milano. I due stilisti erano stati rinviati a giudizio l’8 giugno scorso. Ai due fondatori del marchio di moda viene contestata una presunta evasione fiscale da circa 420 milioni di euro a testa, a cui si sommano, secondo l’accusa, 200 milioni di euro di imponibile evaso riferibili alla società di diritto lussemburghese “Gado”. Per la Procura, attraverso “l’esterovestizione” di questa società, a cui arrivavano i proventi derivanti dallo sfruttamento dei marchi del gruppo, sarebbe stata realizzata la maxi-evasione, con tasse pagate in Lussemburgo e non in Italia.

Il 1 aprile del 2011 invece i due stilisti erano stati prosciolti dalle accuse di evasione fiscale e truffa, perché in sostanza, secondo il giudice, non era stato superato il confine che porta al rilievo penale e dunque al massimo si poteva trattare di elusione fiscale. La Cassazione però, lo scorso novembre, ha annullato il proscioglimento dalle accuse per i reati fiscali (ma aveva mantenuto l’assoluzione per il reato di truffa) ed ha rinviato il procedimento davanti a un nuovo giudice.

La pubblica accusa, oltre a chiedere il carcere per Stefano Dolce e Domenico Gabbana, ha chiesto le condanne di tutti gli imputati eccetto uno, tra cui tre anni di reclusione per Luciano Patelli, il commercialista definito “istigatore del piano illecito” del quale ci sarebbe stata “piena condivisione”.