Dolce&Gabbana, Cassazione annulla proscioglimento per evasione fiscale

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I due stilisti ritorneranno dal giudice per rispondere della presunta maxievasione su un imponibile di circa un miliardo.

Erano stati assolti ad aprile perché “il fatto non sussiste”, ma adesso Domenico Dolce e Stefano Gabbana dovranno di nuovo tornare davanti al giudice per presunta maxievasione fiscale. La Corte di Cassazione ha annullato l’ordinanza con cui il gup di Milano aveva prosciolto dalle accuse gli stilisti siciliani, imputati per dichiarazione infedele dei redditi e concorso in truffa riguardo a una evasione fiscale su un imponibile di circa un miliardo di euro.

L’inchiesta penale era nata nel 2007, a seguito di una verifica fiscale: il pubblico ministero contestava ai due creatori di moda di aver costituito nel 2004, assieme ad altri manager, una società fittizia, la Gado, alla quale sarebbero stati ceduti due marchi per 360 milioni di euro, quando il prezzo di mercato stimato era di quasi 1,2 miliardi. Gli effettivi titolari dei marchi, secondo l’accusa, sarebbero stati Dolce e Gabbana, i quali avrebbero percepito le royalties attraverso lo schermo di altre due società, pagando poi una aliquota d’imposta del 4 per cento in Lussemburgo, invece che le tasse in Italia.

Il pm contestava un’evasione da 420 milioni di euro a testa per gli stilisti e una da circa 200 milioni per la società fra il 2004 e il 2005. Poi il gup milanese li aveva prosciolti da entrambe le contestazioni. Stessa decisione per gli altri cinque imputati, tra cui il fratello di Domenico Dolce, Alfonso, alcuni manager e amministratori e il consulente fiscale del gruppo di moda. Il giudice aveva ritenuto che ciò che era stato documentato nell’indagine non aveva travalicato il confine del rilievo penale. E al giudice del procedimento penale non spetta occuparsi degli eventuali profili tributari. La società di diritto lussemburghese, la Gado, che stando alle indagini del pm, sarebbe stata usata per la cosiddetta “esterovestizione”, ha pagato le imposte che gli erano state contestate solo dopo aver ricevuto un verbale.

Ma prima dell’arrivo della cartella, cioè dell’accertamento vero e proprio. Da qui è nato un contenzioso relativo alle sanzioni che la società non aveva pagato sulle imposte dovute. La Gado ha vinto in primo grado presso la commissione tributaria provinciale, ma in secondo grado l’Agenzia delle entrate si vista riconoscere dalla commissione tributaria regionale la fondateza dei propri rilievi: la Gado è stata condannata a pagare circa 30 milioni di sanzioni: 21 milioni per il 2006 e 8,4 milioni per il 2007. E ora anche per i due stilisti potrebbe ribaltarsi la sentenza. A fare appello contro il proscioglimento, allora, era stata la Procura di Milano.