Isee, mancanza controlli rende strumento inefficace

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La mancanza di controlli sulle dichiarazioni Isee è un’ altra beffa a danno dei cittadini onesti. Non esiste ancora una procedura di incrocio dei dati reddituali con quelli dichiarati nell’Isee. E le stesse rettifiche fiscali degli uffici finanziari sono sconosciute dal sistema Isee.

di Oreste Saccone e Lelio Violetti

Nel 2009 sono stati effettuati ben 466.377 accertamenti fiscali ordinari e da studi di settore e accertamenti di atti e dichiarazioni soggetti a registrazione, ma non risulta che le relative rettifiche siano state trasfuse in sede Isee. Con la conseguenza che evasori conclamati potrebbero risultare ancora indigenti per l’Isee e beneficiare assieme alle loro famiglie di prestazioni sociali agevolate. In assenza di una procedura telematica diincrocio dei dati non viene effettuata la verifica sistematica e generalizzata della conformità fra quanto dichiarato al fisco e quanto auto-dichiarato dagli interessati ai fini dell’Isee. Una situazione che rischia di vanificare le potenzialità di uno strumento nato prorpio per evitare che le prestazioni del welfare andassero principalmente a beneficio degli evasiori. {jcomments on}

Anzitutto è opportuno rilevare che nonostante il legislatore sia intervenuto più volte per consentire l’incrocio dei dati Fisco –Inps, manca allo stato una procedura di incrocio dei dati reddituali Isee con quelli presenti nelle dichiarazioni dei redditi che consentirebbe una verifica sistematica e generalizzata della conformità fra quanto dichiarato al fisco e quanto ai fini dell’Isee. Nelle more della definizione di una specifica procedura d’incrocio dei dati Fisco – Inps, i Comuni, in sede di convenzione con l’Agenzia delle Entrate, possono essere abilitati ad accedere ai dati fiscali dei soggetti Isee per verificare la loro conformità con quelli dichiarati in sede di dichiarazione dei redditi. Di fatto i comuni che hanno stipulato tale convenzione sono pochi. Le dichiarazioni dei redditi oggetto di rettifica – da parte degli uffici finanziari – in sede di controllo automatico di liquidazione (correttezza e congruenza dei dati dichiarati con il calcolo dell’imposta) e di controllo formale (verifica documentazione degli oneri deducibili e detraibili) sono centinaia di migliaia ogni anno; tali rettifiche potrebbero avere rilievo anche in sede Isee; ma allo stato attuale non è previsto alcun incrocio tra i dati rettificati in sede di liquidazione e controllo formale con quelli dichiarati ai fini Isee.

Lo stesso vale per gli accertamenti sostanziali, quelli, cioè, che comportano la rettifica dei redditi dichiarati dai contribuenti. Nel 2009 l’Agenzia delle entrate ha eseguito ben 466.377 accertamenti ordinari e da studi di settore e accertamenti di atti e dichiarazioni soggetti a registrazione, ma non risulta che, poi, le relative rettifiche siano state trasfuse in sede Isee. Con l’assurdo che evasori conclamati potrebbero risultare ancora indigenti per l’Isee e beneficiare (loro o le loro famiglie) di prestazioni sociali agevolate. Non bisogna allora scandalizzarsi se poi qualcuno scopre, ad esempio, che il figlio del contribuente evasore, al quale è stato accertato sinteticamente un reddito milionario per l’elevato tenore di vita dimostrato ( auto di lusso, barche, club esclusivi etc. etc. ), possa continuare a godere, come studente universitario, dei benefici dell’esenzione dalle tasse universitarie, se non addirittura della borsa di studio o dell’alloggio calmierato nel residence universitario, a scapito ovviamente di altri studenti figli di persone meno abbienti ma a reddito fisso.

Nella normalità dei casi poi il patrimonio mobiliare dei contribuenti non è conosciuto dal fisco, ne consegue che i dati Isee relativi al patrimonio mobiliare dichiarato dal richiedente non sono oggetto di controllo incrociato, salvo nel caso del tutto residuale di controlli operati ad hoc ( con indagini finanziarie) dalla Guardia di Finanza a seguito di specifica convenzione con amministrazioni o enti pubblici (come quella stipulata dalla Guardia di Finanza con l’Università degli studi di Napoli Federico II). Tutto ciò evidenzia che la deterrenza nei confronti delle auto-dichiarazioni Isee false è piuttosto bassa, anzi quasi inesistente.

Cos’ è l’Isee. L’Indicatore della Situazione Economica Equivalente è uno strumento che misura la situazione economica del nucleo familiare, al fine di riconoscere prestazioni o servizi sociali o assistenziali agevolati. Il reddito e il patrimonio (sia mobiliare che immobiliare), quest’ultimo nella misura del 20%, contribuiscono a determinare l’Indicatore della Situazione Economica (Ise); questo indicatore diviso il numero dei componenti, calcolato sulla base della scala di equivalenza, da il valore dell’Isee. Nel tempo l’Isee, nato nel 1998, ha acquisito sempre maggiore importanza nel tentativo di ridistribuire in modo equo e trasparente risorse pubbliche alle famiglie meno abbienti, mediante prestazioni e servizi sociali agevolati (ad esempio esenzioni ticket sanitario, tarsu, tasse universitarie, borse di studio, alloggio studenti, contributi sull’affitto, assistenza e strutture per gli anziani, asili nido, etc.). Oggi, in tempi di crisi, una parte non trascurabile del mondo politico e sindacale , con motivazioni che non brillano per chiarezza, contesta l’Ise e, piuttosto che proporre modifiche o integrazioni che possano migliorarne gli effetti ridistributivi verso i nuovi poveri, sbandiera il cd “quoziente familiare” come uno dei feticci (assieme alla riforma fiscale e alla deregulation contrattuale) a cui votarsi per risolvere i problemi del Paese.

C’è, infatti chi sostiene – a mò di postulato – che gli abbattimenti del parametro dell’Isee al crescere dei componenti non favoriscono le famiglie più numerose. La critica trae origine dal confronto con i parametri applicati in Francia per il “quotient familial”. Il Comune di Parma, in particolare, mutuando il “quotient familial” francese ha messo a punto una nuova scala di equivalenza, che dovrebbe favorire i nuclei più numerosi. Si rileva tuttavia che il “quotient familial” ha un’origine esclusivamente fiscale ed è stato introdotto in Francia principalmente per incentivare la natalità attraverso la riduzione dell’imposizione sui redditi. La sua applicazione non persegue, pertanto, scopi di equità sociale, ma ha l’obiettivo di favorire la crescita dei nuclei familiari a prescindere dal loro livello di reddito, tanto che i nuclei fiscalmente più favoriti sono quelli più ricchi. E’ evidente, invece, che la reale criticità dell’Isee non sta nella scala di equivalenza, che risulta, tutto sommato, adeguata a determinarne correttamente il valore, ma nella palese inefficacia dei controlli sulla veridicità di quanto auto-dichiarato dai cittadini per accedere ai servizi..

Come funziona il sistema Isee. I dati necessari alla determinazione dell’indicatore sono dichiarati dal cittadino in autocertificazione e sono validi per un anno; chi riceve la dichiarazione (Comuni, enti che erogano servizi e prestazioni sociali, Università, Inps, Centri di Assistenza Fiscale, ecc.) rilascia attestazione di quanto auto-dichiarato ai fini del calcolo dell’ISEE. Tutte le informazioni raccolte sono trasmesse con procedura informatica all’INPS che è l’ente responsabile della determinazione automatica dell’indicatore. La legge prevede che venga definita su base convenzionale una procedura telematica per l’incrocio sistematico dei dati Fisco – Inps e affida all’Agenzia delle entrate, attraverso appositi controlli automatici, l’individuazione dell’esistenza di omissioni, ovvero di difformità degli stessi rispetto agli elementi conoscitivi in possesso del Sistema informativo dell’Anagrafe Tributaria (art. 4, c.5, d.lgs. 109/98). Gli esiti di questa attività sono comunicati dall’Agenzia delle entrate, mediante procedura informatica, all’Inps che deve provvedere ad inoltrarli ai soggetti che hanno ricevuto le dichiarazioni ovvero direttamente al soggetto che ha presentato la dichiarazione sostitutiva. In presenza di specifiche omissioni o difformità rilevate in sede di controlli automatici, l’Agenzia delle entrate, sulla base di criteri selettivi, può effettuare apposite richieste di informazioni sul patrimonio mobiliare alle banche e agli altri istituti finanziari e d’investimento, mediante apposite procedure automatizzate. Inoltre nell’ambito dell’attività di accertamento della Guardia di finanza, un quota delle verifiche è riservata al controllo sostanziale delle posizioni reddituali e patrimoniali dichiarate ai fini Isee. Ma come abbiamo scitto sopra tale sistema è sostanzialmente disatteso.

Conclusioni e proposte. E’ evidente che il controllo dell’auto-dichiarato sarebbe più efficiente se lo svolgesse direttamente l’Agenzia delle Entrate sfruttando, senza intermediazioni, le potenzialità dell’Anagrafe Tributaria. Oltretutto l’auto-dichiarazione Isee potrebbe pervenire, anch’essa attraverso gli stessi canali telematici dei Caf e dei professionisti, all’Agenzia delle Entrate, così non ci sarebbe più necessità che il cittadino compili la parte reddituale che potrebbe essere integrata direttamente in modo informatico dalla stessa Agenzia. Si dovrebbe poi consentire l’utilizzo tempestivo e generalizzato, ai fini della verifica di attendibilità dell’auto-dichiarato, del patrimonio informativo dell’Anagrafe Tributaria attraverso la predisposizione di appositi e specifici servizi informatici, puntuali o massivi, che possano fornire agli enti interessati elementi utili per la verifica e il controllo della concessione di agevolazioni o di quanto dichiarato dai contribuenti ai fini del calcolo dell’Isee per l’accesso ai servizi sociali Per quanto attiene al controllo del patrimonio mobiliare ai fini dell’Isee il collegamento informatico già esistente tra Anagrafe dei Conti ed Anagrafe Tributaria consentirebbe già l’avvio in tempi rapidi, previe le necessarie modifiche normative ed autorizzative, di incroci sistematici da parte dell’Agenzia delle Entrate e della Guardia di Finanza.

Per fare tutto ciò sarebbe necessario un ennesimo intervento normativo basato su una regola di comune buon senso :” Chi, al fine di usufruire di prestazioni sociali agevolate (a carico della collettività), dichiara una situazione di disagio economico e patrimoniale accetta che l’ente erogatore ( o la P.A. che esercita il controllo) possa accedere sistematicamente ai suoi dati reddituali e patrimoniali, per consentire il controllo della veridicità di quanto dichiarato”. Nelle more il Ministro dell’Economia nell’atto di indirizzo e nella relativa convenzione stipulata con l’Agenzia delle entrate dovrebbe indicare come obiettivo prioritario, da affiancare alla lotta all’evasione fiscale, l’attività di reale contrasto alle false dichiarazioni Isee, fissando risorse ed obiettivi, primo tra tutti la messa a punto (ovviamente in collaborazione con la Sogei) di appositi e specifici servizi informatici a disposizione degli enti interessati, per la verifica e il controllo della concessione di agevolazioni o di quanto dichiarato dai contribuenti ai fini Isee per l’accesso ai servizi sociali. Uno studio della Cgil,”documentazione di indirizzo su Isee e patti antievasione”, riportato in documentazione, difende il sistema Isee dal “quoziente familiare”, stigmatizza la carenza di efficaci controlli sulle autodichiarazioni Isee e invita L’Amministrazione finanziaria e gli enti locali ad affrontare una volta per tutte il problema.