L’Ecofin aggiorna la “black list” dei paradisi fiscali, l’Italia si oppone a inserimento Emirati Arabi

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Di Luciano Cerasa

 

I ministri delle Finanze degli Stati europei che si sono trovati a Bruxelles per l’ultimo Ecofin hanno aggiornato la lista di paesi a fiscalità privilegiata per il quali l’Amministrazione finanziaria è obbligata a monitorare tutte le attività economiche intercorse tra le imprese nazionali e le società domiciliate.

Lo scopo è di contrastare il fenomeno delle frodi fiscali internazionali con le quali vengono utilizzati paesi non collaborativi con le autorità di altri Stati per occultare utili e patrimoni.

Samoa americane, Guam, Samoa, Trinidad e Tobago e Isole Vergini degli Stati Uniti sono i 5 Stati che facevano parte della lista già nel 2017 e che in questi anni non hanno assunto alcun impegno per riformare i loro regimi fiscali. Altri tre paesi che figuravano nell’elenco del 2017 erano stati spostati nella lista grigia in seguito agli impegni assunti, ma sono stati nuovamente inseriti nella lista nera: Barbados, Emirati Arabi Uniti e Isole Marshall. Altri 7 paesi sono stati spostati dalla lista grigia alla lista nera per lo stesso motivo: Aruba, Belize, Bermuda, Figi, Oman, Vanuatu e Dominica. Altri 34 paesi continueranno a essere monitorati nel 2019 (lista grigia), mentre 25 paesi del censimento iniziale sono stati rimossi.

“L’elenco UE dei paradisi fiscali è un vero successo europeo. Ha contribuito in maniera determinante alla trasparenza e all’equità fiscale su scala mondiale”, ha dichiarato Pierre Moscovici, Commissario responsabile per gli Affari economici e finanziari, la fiscalità e le dogane. Grazie a questo censimento, secondo Moscovici, “decine di paesi hanno abolito regimi fiscali dannosi e si sono conformati alle norme internazionali in materia di trasparenza ed equità fiscale”.

Secondo quanto riferito dall’agenzia Reuters l’Italia e l’Estonia si sono opposte senza successo al reinserimento degli Emirati Arabi Uniti nella black list che facevano parte di quella del 2017, ma erano stati spostati in quella grigia per aver promesso riforme fiscali non ancora attuate. Di fatto la black list europea non ha nessun valore coercitivo: semplicemente ora i 15 paesi non potranno ricevere fondi dall’Unione Europea, a meno che non si tratti di aiuti allo sviluppo. Per il resto imprese e privati potranno continuare ad averci a che fare senza rischiare nessuna sanzione a livello europeo.

La Commissione Europea, però, “incoraggia” i singoli Stati a mettere in atto sanzioni più stringenti se lo riterranno necessario. In questi casi, uno Stato può combattere un paradiso fiscale stabilendo una tassa su tutte le transazioni economiche che partono o arrivano da quello Stato, oppure imponendo controlli fiscali ai privati e alle aziende che lo frequentano.

In Italia L’obbligo del contribuente di comunicazione Black list all’Agenzia delle Entrate è stato abrogato dal precedente governo.