giovedì 29 Febbraio 2024
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Lef: in Italia Irpef è il doppio rispetto a Usa, Gb e Francia, serve subito riforma

Una relazione elaborata dall’Ufficio Studi Lef mette a confronto il carico fiscale italiano con quello di Francia, Regno Unito, Spagna e Usa. E mette a nudo i limiti dell’Irpef: un carico fiscale doppio rispetto agli altri paesi, con una miriade senza eguali di deduzioni e detrazioni e incapace di proteggere famiglie e redditi medio-bassi. (Vai al documento completo). (Vai all’abstract).

L’imposta sui redditi? In Italia è tre le più care al mondo. E poco importa il livello di reddito: sia che guadagni 30, 40 o 50mila euro, la maggiore imposta dovuta dal contribuente singolo italiano rispetto agli altri paesi industrializzati va da un minimo di 706 euro (per i redditi fino a 30mila euro) ad un massimo di oltre 9.202 euro (per quelli fino a 50mila). Dall’analisi emerge che la nostra Irpef è particolarmente pesante nella fascia compresa tra 20.000 e 50.000 euro. Nel dettaglio un contribuente singolo con un reddito di 30.000 euro in Italia paga 7.500 euro di Irpef contro 3.400 in Francia, 3.100 nel Regno Unito e 3.300 negli Usa. Il paese che più si avvicina all’Italia è la Spagna dove si paga 6.800 euro. La situazione è simile se si considera un reddito di 40.000 euro. A fronte di 11.900 euro del contribuente italiano in Francia si paga 6.400 euro, nel Regno Unito 5.100, negli Usa 5.000 e in Spagna 10.500 euro.

Il confronto diventa ancora più impietoso se si prende in considerazione una coppia con tre figli. Per un reddito di 30.000 euro a fronte di una Irpef di 4.600 euro in Italia in Francia si paga zero, in Usa si ha diritto a un sussidio di 530 euro, mentre in Spagna e Regno Unito si paga rispettivamente 3.900 e 2.900 euro. Differenze marcate anche per un reddito di 40.000 euro: a fronte di 9.200 euro in Italia si paga 174 euro in Francia, 970 in Usa, 4.900 nel Regno Unito e 7.200 in Spagna.

Gobba tra 30.000 e 50.000 euro. Dallo studio di Lef emerge che i contribuenti italiani con reddito tra i 20.000 e i 50.000 euro sono più penalizzati rispetto a quelli degli altri paesi considerati. In particolare la nostra curva delle aliquote medie presenta una gobba tra i 30.000 e i 50.000 euro rispetto all’andamento delle altre (con una differenza da tre punti percentuali a oltre quindici) ed ha un andamento particolarmente inclinato verso l’alto fino ai 50.000 euro. Andamento che poi si smorza per i redditi superiori a tale importo.

No tax area. I redditi fino a 10.000 euro sono protetti in tutti i paesi ad eccezione di Italia e Spagna. Nel nostro paese si registrano eccezioni e incongruenze determinate in particolare dalle addizionali regionali e comunali che in alcune regioni e comuni si pagano anche per i redditi più bassi. Sono comunque esclusi pensionati e lavoratori dipendenti. A rendere meno lineare la nostra Irpef contribuisce anche il bonus di 80 euro concesso a partire dallo scorso anno: in pratica tale bonus concesso a partire da 8.000 euro annulla le addizionali e genera un residuo trasferito al contribuente con la conseguenza che un contribuente lavoratore dipendente con 5.000 euro non paga imposta quello con 10.000 euro non solo non paga nulla, ma riceve anche un sostegno attraverso l’imposta negativa.

Giungla detrazioni e deduzioni. L’Irpef italiana oltre ad essere gravata da aliquote più alte rispetto agli altri paesi considerati è caratterizzata da un groviglio di regole che non ha eguali in nessun realtà economica simile alla nostra con oltre sessanta detrazioni, deduzioni e crediti, con la particolarità delle detrazioni decrescenti al crescere del reddito e con ben 5 tipologie di oneri detraibili (19%, 22%, 36%, 41% e 55%). Inoltre nel corso degli anni vi è stata un’uscita dalla progressività di importanti componenti di reddito che contribuivano alla formazione della base imponibile e su cui ora si applica un’aliquota fissa a titolo d’imposta (i redditi da capitale, la cedolare secca sugli affitti degli immobili concessi in locazione, la fiscalità di vantaggio per i contribuenti minimi, ecc.). Non sono più imponibili anche gran parte degli immobili residenziali non locati.

Riforma urgente. Per Lef dunque occorre avviare al più presto una riforma radicale dell’Irpef eliminando le macroscopiche iniquità a partire dalla riduzione delle aliquote per i redditi fino a 50mila euro. Occorre poi ridurre drasticamente deduzioni, detrazioni e crediti d’imposta. E, non da ultimo, sostenere famiglie e fasce di reddito più bassi con trasferimenti diretti in denaro. Queste dovrebbero essere le misure più urgenti. Dovrebbero, però. Perché stando al (nuovo) cronoprogramma annunciato dal capo del governo, il riordino dell’Irpef sarà rinviato al 2018. Evidentemente risulta più importante l’abolizione di una tassa, la Tasi sulla prima abitazione, che oltre ad avere effetti regressivi toglierà ai comuni un’entrata fondamentale per gestire in autonomia i loro bilanci, determinando ulteriori aumenti sulle addizionali Irpef. (Vai al documento completo). (Vai all’abstract).

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