Riforma fisco, Irpef a tre aliquote e imposta unica sui servizi

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Il governo chiede una ampia delega per ridisegnare il fisco e in particolare l’Irpef. In pratica viene messo nero su bianco lo slogan delle 5 imposte e tre aliquote Irpef. Più un manifesto elettorale che un progetto realistico. La realizzazione è prevista in tre anni. oltre l’orizzonte dell’attuale legislatura.

Dopo gli annunci arriva la bozza di legge delega che, se approvata dal Parlamento, affiderà all’esecutivo una ampia delega per cambiare volto al fisco. Il testo, varato dal Cdm del 30 giugno, risulta particolarmente vago e generico: su punti essenziali si limita indicare principi e criteri lasciando in sostanza all’esecutivo carta bianca. Le risorse dovrebbero arrivare dal taglio delle attuali agevolazioni e da una revisione’graduale’ e con attenzione agli effetti inflattivi dell’Iva. In prospettiva è prevista anche l’abolizione dell’Irap che da sola vale circa 40 miliardi di gettito. E’ poi prevista l’istituzione dell’imposta unica sui servizi che dovrebbe accorpare 7 tributi molto disomogenei tra loro. I dcreti delegati saranno valutati da una commissione bicamerale appositamente costituita.

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Principi generali. Vengono richiamati i principi generali a cui deve improntarsi l’ordinamento tributario. Si tratta in molti casi di principi già previsti dallo statuto del contribuente e quindi presenti nel nostro ordinamento. Sono vietate le doppie imposizioni, è garantito l’affidamento e la buona fede del contribuente nei rapporti con l’amministrazione. Viene ribadito che il sistema deve improntarsi ai principi di legalità e capacità contributiva.

Irpef. L’mposta sul reddito delle persone cambierà volto: tre aliquote di base del 20, 30 e 40 % contro le cinque attuali. Ancora molti i dettagli da chiarire, non si conoscono gli scaglioni né l’entità delle detrazioni, quel che sembra certo è che ci sarà una riduzione per la fascia più alta, che oggi è al 43% e per la fascia più bassa, attualmente al 23 %. Il ribasso sarà finanziato per lo più con l’eliminazione in tutto o in parte dei regimi di esenzione, esclusione e favore fiscale. Ma, come ulteriore risorsa, le tre aliquote Irpef potrebbero essere finanziate anche dalla graduale e opzionale revisione delle aliquote Iva. Rimedio che probabilmente il Governo tenderà ad utilizzare come ultima possibilità a causa del rischio inflattivo che l’aumento potrebbe comportare.E’ prevista una area di non imposizione da determianre in relazione alla soglia di povertà e laconcentrazione dei regimi di favore essenzialmente su natalità, giovani e lavoro.

Rendite finanziarie: innalzamento dell’imposta sostitutiva attualmente al 12,5% al 20% con esclusione dei titoli di stato. E’  anche prevista la possibilità di una aliquota infeiore per i fondi prvidenziaki e le polizze sanitarie.

Iva. Marcia indietro quindi sull’ipotesi di aumento delle aliquote dell’1%. Per l’Iva è prevista la graduale revisioene delle aliquote tenendo conto dei rischi inflattivi. Inoltre si punta a razionalizzare i regimi speciali e a meglio coordinare l’imposta con il sistema dell’accisa, in modo da «ridurre gli effetti di duplicazione».

Irap. Nel testo della legge delega inoltre si conferma la graduale abolizione dell’Irap, che arriverà attraverso uno o più decreti legislativi. Si partirà dall’esclusione del costo del lavoro dalla base imponibile dell’imposta. Si stratta della riproposizione, senza enfasi di un manifesto elettorale già visto.

Imposta servizi. Semplificazione per quel che riguarda imposta di registro, ipocatastali, di bollo, tassa sulle concessioni governative, sui contratti di borsa, sulle assicurazioni, sugli intrattenimenti che saranno racchiuse in un’imposta unica sui servizi.

Investimenti. L’articolo 7 del ddl disciplina il regime fiscale per favorire le nuove imprese (un regime di forfait del 5% per gli under 35 che hanno ricavi sotto i 30 mila euro) e l’attrazione per gli investimenti esteri.

Welfare. La parte finale del testo invece si concentra sugli interventi di riordino della spesa in materia sociale: sarà potenziato il ruolo dell’Inps e sarà riformato l’Isee, l’indicatore della situazione economica delle famiglie per l’accesso alle prestazioni.