Assegno alla famiglia, una riforma importante anche per razionalizzare il sistema

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di Lelio Violetti

Una delle principali novità introdotte con la legge di bilancio 2021 è l’istituzione dell’assegno universale per la famiglia. La norma inserita nella più ampia riforma dell’Irpef ha una dotazione significativa: fino a 6 miliardi l’anno a partire dal 2022. Il nuovo istituto dell’assegno universale sarà introdotto con un apposito provvedimento e dovrebbe inglobare e razionalizzare tutte le misure di sostegno attualmente previste a favore della famiglia a partire dagli assegni famigliari e dalle detrazioni Irpef per i famigliari a carico. Si tratta di una novità importante che tuttavia arriva con un  certo ritardo se Lef-Associazione per la legalità e l’equità fiscale già nel suo primo rapporto sulla struttura dell’Irpef pubblicato nel 2012 segnalava tra le criticità di questa imposta l’assenza d’un adeguato supporto, attraverso il fisco, alle famiglie che funzionasse anche da incentivo alla natalità in un contesto dove questo sostegno non veniva erogato, in alternativa, come trasferimento economico diretto dall’assistenza sociale.

Un ritardo certamente dovuto al costo dell’intervento, anche se è opportuno ricordare che in questi anni, dal 2012 ad oggi, sono state concesse, in ambito fiscale, una miriade di agevolazioni a pioggia in ogni settore che complessivamente superano abbondantemente l’importo necessario per un buon sostegno alle famiglie. Ma al la delle considerazioni sul tempo perso è opportuno evidenziare che l’istituzione dell’assegno universale rappresenta una importante riforma di sistema. La legge di bilancio ha stabilito nei commi iniziali, con i relativi stanziamenti, che tra i primi passi della riforma fiscale ci sarà un assegno universale destinato alle famiglie.

Si è, quindi, scelta la strada del trasferimento diretto attraverso l’assistenza ed è sicuramente la scelta migliore perché introdurre una nuova rilevante complessità nella determinazione dell’imposta sul reddito delle persone fisiche avrebbe ulteriormente aggravato una situazione già piuttosto critica e al limite dell’ingestibilità. C’è anche una ragione di equità che convalida la strada prescelta che deriva dal fatto che in questo modo si potrà calibrare l’importo sulla base reddituale e patrimoniale della famiglia stabilendo, attraverso l’Isee (Indicatore della Situazione Economica Equivalente) soglie e limiti agli importi da erogare. Si supererà anche l’ingiustizia della detrazione per familiari a carico decrescente al crescere del reddito che determina, per i contribuenti che ne godono, al diminuire dell’ammontare della detrazione l’aliquota marginale più alta di quella corrispondente a quella del relativo scaglione presente nella tabella delle aliquote.

A ciò occorre aggiungere che negli appositi e successivi provvedimenti normativi, previsti sempre nell’articolo della Legge di bilancio per ridurre la pressione fiscale e contributiva, gli ammontari per le detrazioni per familiari a carico si potranno ridurre e trasformare in importi piatti uguali per tutti i contribuenti a prescindere dal reddito o addirittura si potrà abolire, come nel Regno Unito, questa tipologia di agevolazioni. Attualmente per essere considerato familiare a carico e avere diritto alla relativa detrazione è necessario possedere nell’anno un reddito inferiore a 2.840,51 euro. Per i figli con età inferiore ai 24 anni tale limite sale 4.000. Per il coniuge a carico l’importo della detrazione è di 800 euro decrescente al crescere del reddito fino ad 80.000 euro. Per ogni figlio a carico con più di tre anni la detrazione sale a 950 euro e per quelli di età inferiore ai tre anni è pari a 1.220. È previsto un aumento per i figli con disabilità e per chi ha un numero di figli a carico superiore a tre. Inoltre, per chi ha più di tre figli a carico è prevista un’ulteriore detrazione di 1.200 euro che se incapiente si trasforma in credito d’imposta utilizzabile negli anni successivi o di cui si piò chiedere il rimborso. Anche tutte queste detrazioni sono decrescenti al crescere del reddito con un limite di azzeramento diverso a seconda della numerosità dei componenti la famiglia a carico. Per gli altri familiari a carico, infine, è prevista una detrazione di 750 euro anch’essa decrescente al crescere del reddito. Il calcolo e la spettanza delle detrazioni per familiari a carico sono di notevole complessità e la sua illustrazione occupa diverse pagine delle istruzioni; l’introduzione dell’Assegno universale alle famiglie è, quindi, un’ottima occasione per ricondurlo ad una semplicità che renda trasparente a chi ne ha diritto quanto gli spetta.

Nell’anno d’imposta 2018 12.278.835 contribuenti hanno richiesto le detrazioni per familiari a carico per un importo pari 12,2 miliardi. Occorre anche considerare che l’ammontare effettivamente erogato è minore in quanto per il fenomeno dell’incapienza una percentuale di contribuenti ne ha usufruito solo in parte o non ne ha usufruito. Il fenomeno dell’incapienza è un altro motivo che convalida la scelta fatta del trasferimento diretto. Sarebbe anche opportuno, infine, arrivare, nell’ambito dei provvedimenti legislativi per ridurre la pressione fiscale e contributiva, ad una netta separazione fra il fisco e lo stato sociale assistendo chi è in difficoltà con trasferimenti diretti e non con detrazioni d’imposta di cui spesso per incapienza i contribuenti che ne avrebbero più bisogno non possono usufruirne. Ci riferiamo a tutte quelle detrazioni per spese inerenti all’istruzione di ogni ordine e grado, i trasporti pubblici, le attività ricreative e sportive, l’assistenza e la tutela delle persone, ecc.

L’introduzione dell’Assegno universale alle famiglie è anche l’occasione per portare finalmente a termine, presso l’Inps un adeguato sistema informativo, già previsto da oltre un decennio, che segua e registri per famiglia tutte le agevolazioni di cui gode sia a livello centrale che locale attraverso regioni e comuni. Un sistema informativo, quello per l’assistenza, che insieme a quello fiscale e previdenziale, completi e renda più equo e tempestivo il colloquio fra cittadino e pubblica amministrazione statale. La pandemia ha evidenziato che se si vuole prontamente intervenire per assistere i cittadini e le famiglie nei momenti di difficoltà è necessario che la pubblica amministrazione si doti di tutti quegli strumenti tecnologici per farlo in modo rapido ed equo e in questa prospettiva è vitale portare a termine un sistema informatico integrato fra fisco, previdenza ed assistenza.

Da ultimo è opportuno ricordare che con l’istituzione dell’Assegno universale il nostro paese si adegua a quanto avviene nei principali Paesi sviluppati in materia di aiuti alla famiglia. In Francia, come già segnalava in rapporto di Lef sull’Irpef del 2012, l’imposta era abbattuta secondo il numero dei componenti della famiglia (quoziente famigliare); in Germania c’erano due differenti tabelle delle aliquote, una per il singolo, l’altra per la coppia; negli Usa c’era un metodo analogo a quello tedesco ovvero lo “splitting” fra singolo e coppia; in Spagna c’era il minimo familiare che alzava per la famiglia in modo consistente la soglia di esenzione e, infine, nel Regno Unito si procedeva con trasferimenti diretti. Meglio tardi che mai, verrebbe da dire.