Istat, evasione ed erosione base imponibile Irpef incidono negativamente su equità sistema

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Gli “elevati livelli di evasione fiscale” e la “progressiva erosione della base imponibile” incidono negativamente sull’equità del sistema. Lo ha sottolineato il direttore della direzione Studi dell’Istat Gian Paolo Oneto nel corso dell’audizione sull’indagine conoscitiva sulla riforma dell’Irpef preso le commissioni Finanze di Camera e Senato. L’erosione della base imponibile ha anche determinato, nel tempo, “non solo un carico fiscale diseguale tra le varie fonti di reddito ma anche una spinta a scelte allocative sfavorevoli al processo di crescita economica”. Risulta inoltre critica dal punto di vista dell’equità e della trasparenza “anche la proliferazione delle spese fiscali, che mostrano in alcuni casi effetti regressivi e che, nel caso delle detrazioni e in assenza di imposizione negativa, privano dei benefici contribuenti incapienti che ne avrebbero altrimenti diritto”.

Soffermandosi sull’evasione Oneto ha osservato che essa rappresenta “il principale ostacolo alla riduzione del carico sulla platea dei contribuenti in regola con gli obblighi di dichiarazione dei propri redditi (in primo luogo i lavoratori dipendenti)”. Il tax gap Irpef, secondo le stime più aggiornate relative al 2018 ammontano a 32,7 miliardi di euro di cui 30,9 miliardi di euro, attribuibili a reddito di impresa e dei lavoratori autonomi e 1,8 miliardi attribuibili a somme non versate dovute ad errori nella compilazione dei modelli o a crisi di liquidità. 

Tra le altre criticità evidenziare da Oneto il divario di genere: “il 44,5% delle donne con reddito da lavoro dipendente e il 59% delle donne con lavoro autonomo -ha spiegato- hanno redditi che non superano i 15.000 euro, rispetto al 27,6% dei dipendenti uomini e al 47,7% dei percettori maschi autonomi”. Anche il titolo di studio “discrimina fortemente la distribuzione dei redditi. In particolare guadagnano redditi non superiori ai 15.000 euro annui la grande maggioranza dei lavoratori con un titolo inferiore alla licenza media: quasi il 60% all’interno del lavoro dipendente e quasi il 70% di quello autonomo”.

Infine Oneto ha evidenziato l’effetto ridistribuivo delle detrazioni per i familiari a carico: “non costituiscono -ha detto- una quota rilevante del reddito familiare imponibile (l’1,3%) ma concorrono alla redistribuzione del reddito nella direzione di una maggiore eguaglianza essendo concentrate nel primo e nel secondo quinto, soprattutto quelle per i figli che pesano, rispettivamente, per il 4,6 e l’1,9%”. La distribuzione delle detrazioni familiari per tipologia di famiglia mostra che le coppie e i monogenitori con figli risultano i principali destinatari del beneficio, con rispettivamente il 3,3% e il 4,3% del reddito imponibile familiare. Quanto all’incapienza ha osservato che le detrazioni perse siano pari allo 0,5% del reddito imponibile familiare e riguardino soprattutto (con un’incidenza del 4,1%) le famiglie a più basso reddito imponibile. Le detrazioni perse per incapienza riguardano principalmente le famiglie monogenitore e le coppie con figli minori. Complessivamente, l’effetto redistributivo del prelievo fiscale appare significativo: nel passaggio dal reddito lordo al reddito netto, la disuguaglianza si riduce di circa 5 punti dell’indice di Gini, che passa da 0,358 a 0,307. (Vai al documento completo)