Australia: l’evasione si combatte anche sui social (Fiscooggi.it)

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In Australia le informazioni pubblicate dai contribuenti sui social media si stanno rivelando utili per affinare le strategie di contrasto. Se fino ad oggi i cittadini australiani hanno utilizzato con leggerezza i social network, postando le foto delle vacanze di lusso appena fatte, della nuova auto costosa acquistata da poco o delle scuole private frequentate dai propri figli, adesso probabilmente ci penseranno un po’ più su, soprattutto se con il fisco non hanno un rapporto, per così dire, molto “trasparente”. L’Agenzia delle Entrate australiana (Australian Taxation Office), infatti, ha iniziato a monitorare i social media dei contribuenti in caso di attività sospette, riuscendo a stanare molti evasori e quindi a rimpinguare le casse dell’Erario. All’erario sono arrivati 7 miliardi di euro grazie (anche) ai social network. Per contrastare i fenomeni di evasione fiscale, gli uffici dell’Ato, oltre alle informazioni già in loro possesso, raccolgono e confrontano informazioni che provengono da terze parti: si tratta dei dati forniti dalle banche, dagli istituti finanziari, dai datori di lavoro, dalle assicurazioni sanitarie ed altre agenzie governative, obbligate a fornire informazioni all’erario, e di altri dati forniti da enti come la motorizzazione, la borsa o anche siti di shopping online.
Da qualche tempo, per stanare gli evasori, l’Amministrazione fiscale australiana ha iniziato a monitorare anche i social network, che hanno fruttato, nell’anno finanziario 2015/16, quasi 10 miliardi di dollari australiani, pari a circa 7 miliardi di euro. “È una realtà dell’epoca in cui viviamo che vi siano sempre più informazioni pubblicamente disponibili, specialmente attraverso i social media”, ha detto il capo dell’Australian Taxation Office, Chris Jordan, al quotidiano The Australian. Niente paura se quest’anno avete pubblicato qualche foto in più della vostra settimana bianca o dell’ultimo costosissimo smartphone che avete acquistato. I controlli dell’Agenzia delle Entrate australiana non partono, infatti, dai social network, ma, come ci conferma l’ufficio stampa dell’Ato, le ricerche sui social si attivano soltanto dopo che è scattato il campanello d’allarme.
Le informazioni utilizzate sono quelle condivise pubblicamente dagli utenti, quelle cioè che possono essere trovate online tramite una ricerca pubblica, e non si limitano solo ad un social network o ad un canale specifico, ma riguardano l’intero universo web.
Grazie a questo matching, i funzionari del fisco possono avere una visione olistica più chiara della ricchezza di un contribuente, in modo da identificare meglio quei profili che mostrano una forte discrepanza tra quanto dichiarato all’erario e il proprio tenore di vita. Una volta individuata una incongruità, l’Ato entra in relazione con il contribuente e nel caso di una voluntary disclosure le sanzioni possono essere ridotte in maniera significativa. Ma come avviene il controllo vero e proprio? Abbiamo chiesto agli uffici dell’Ato di raccontarci un episodio in cui i social network si sono rivelati cruciali per stanare l’evasione: è quello, ad esempio, di un contribuente che si era vantato di aver modificato alcuni dati in modo tale da ricevere un rimborso fiscale. L’Amministrazione finanziaria ha consultato le informazioni anagrafiche accessibili pubblicamente dal profilo Facebook del contribuente (come per esempio l’età, la residenza e l’occupazione) e, dopo aver verificato che il rimborso non era dovuto, ha chiesto di correggere la sua dichiarazione. I canali social dell’Amministrazione finanziaria. L’Ato non utilizza i social solo per i controlli. L’Amministrazione fiscale australiana ha infatti una pagina ufficiale su Facebook, Twitter, YouTube e LinkedIn che utilizza per fornire informazioni e novità di carattere fiscale e per proporre servizi innovativi per assolvere agli obblighi contributivi. “Negli ultimi anni abbiamo lavorato duramente per espandere la nostra presenza sui social media, in modo da fornire agli australiani un modo alternativo per accedere alle informazioni fiscali”, sottolineano dall’ufficio stampa. Dal luglio 2013 la community dell’Ato è cresciuta notevolmente e oggi ha raggiunto oltre 100.000 individui e imprese che interagiscono con i profili social dell’Amministrazione finanziaria.