Bankitalia: evasione, erosine base imponile e aliquote marginali principali criticità Irpef

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Evasione, erosione della base imponibile, aliquote marginali effettive e capacità redistributiva: sono queste le principali criticità dell’Irpef evidenziate dal capo del servizio assistenza e consulenza fiscale di Bankitalia Giacomo Ricotti nel corso di una audizione alle commissioni finanze riunite di Camera e Senato nell’ambito dell’indagine conoscitiva sulla riforma dell’Irpef. Ricotti ha evidenziato come nel tempo l’Irpef sia stata oggetto di “numerosi e non coordinati” interventi che hanno finito per rendere l’imposta estremamente complessa. “I soli testi normativi di base (Dpr  597/1973 e Tuir) -ha detto- hanno subito oltre mille interventi ad opera di circa 200 provvedimenti: si sono succedute 14 scale di aliquote, dalla prima con 32 scaglioni all’attuale – la più longeva – con 5; il numero di deduzioni (10 nel 1974) è quasi raddoppiato nei soli primi 15 anni; nei successivi 3 anni, tra il 1989 e il 1992, circa la metà di esse è stata trasformata in detrazioni; da allora il ruolo di queste ultime è venuto crescendo ed oggi le detrazioni previste dal Tuir sono oltre 30, contro le due del 1974 (per familiari a carico e per spese di produzione del reddito)”.

Soffermandosi sulle principali criticità Ricotti ha ricordato che l’evasione Irpef nel 2018 è ammontata a circa 38 miliardi (il 41 per cento del totale delle imposte evase), di cui più di quattro quinti riconducibili a redditi da lavoro autonomo e d’impresa, il resto al lavoro dipendente irregolare. ”Il contrasto all’evasione dell’Irpef ha spiegato- potrà trarre beneficio dalla riduzione del gap Iva, in particolare di quello dovuto alla sottofatturazione. L’estensione degli obblighi di fatturazione elettronica e l’introduzione della comunicazione telematica dei corrispettivi, che si realizzerà compiutamente solo nel 2021, pur a fronte di inevitabili costi una tantum di implementazione e adeguamento, appaiono suscettibili di incidere significativamente anche sull’evasione dell’Irpef, riducendo allo stesso tempo il costo della compliance  fiscale. In quest’ottica, il sistema di fatturazione elettronica andrebbe generalizzato, applicandolo a tutte le categorie di operatori economici”. Una tesi quest’ultima sostenuta anche dal rapporto sull’Irpef elaborato da Lef.

Quanto alla base imponibile dell’Irpef, Ricotti ha ricordato che essa ha subito un fenomeno di erosione attraverso tre processi: per “cedolarizzazione”, ossia con la tassazione separata e proporzionale di alcuni cespiti; per proliferazione delle cosiddette spese fiscali (tax expenditures), sotto forma di esenzioni, deduzioni e detrazioni; per obsolescenza dei valori tassati, come nel caso del mancato aggiornamento dei valori catastali. “La crescente estensione dei regimi di tassazione sostitutiva -ha detto- determina un carico  fiscale diseguale tra le varie fonti di reddito, generando una violazione del principio di equità orizzontale e incidendo negativamente sulla capacità redistributiva dell’imposta”. 

Per Bankitalia, dunque, una eventuale riforma dell’irpef deve ridare organicità al sistema di prelievo e non può prescindere da alcune questioni di carattere generale tra cui il coordinamento con gli altri prelievi presenti nel sistema tributario. “Il disegno di un sistema di tassazione del reddito personale -ha sottolineato Ricotti- richiede un coordinamento con altre forme di prelievo. I casi in cui questa necessità è più evidente riguardano la tassazione sulle imprese, quella sui redditi  finanziari e quella sul patrimonio”. Attualmente in Italia, pur in assenza di un’imposizione di tipo personale sulla ricchezza, esistono diverse forme di prelievo sul patrimonio, non prive di criticità.

Le imposte patrimoniali più rilevanti sono l’Imu, l’imposta di bollo sui prodotti finanziari e le omologhe imposte per i beni detenuti all’estero. “Nel caso dell’Imu, la principale criticità, ad avviso di Ricotti, risiede nel mancato aggiornamento dei valori catastali (che determinano l’imposta effettiva) ai valori di mercato. In assenza di una revisione delle rendite, l’Imu comporta un trattamento relativamente più favorevole per i proprietari di immobili più vetusti, siti spesso in zone più centrali, con rendite solitamente meno aggiornate, e una penalizzazione per i proprietari di immobili di più recente costruzione, tipicamente siti in zone più periferiche”.

Più in generale una revisione del sistema fiscale, ad avviso di Bankitalia, “deve contribuire alla ripresa dell’economia italiana”. “E’ necessario ridurre il carico fiscale sui fattori produttivi per incentivare l’offerta di lavoro e gli investimenti, favorendo così la crescita. A tal fine, va valutata una diversa ripartizione del prelievo tra le basi imponibili, senza aumentare la pressione fiscale complessiva”. Perciò, è il ragionamento di Ricotti, eventuali “riduzioni del prelievo sul lavoro potrebbero essere finanziate attraverso un maggiore carico fiscale sui consumi e sulla ricchezza, considerato meno dannoso per la crescita”. ”In tale ambito, si potrebbero rivedere le attuali imposte reali sulla ricchezza immobiliare e finanziaria”. Insomma “un maggiore prelievo sul possesso di immobili per finanziare un minor carico sui fattori produttivi potrebbe rappresentare un’opzione di riforma favorevole alla crescita. Alcune recenti simulazioni mostrano come sia possibile disegnare interventi congiunti di riduzione delle imposte sul lavoro e di revisione della tassazione immobiliare che nel loro insieme consentano di ottenere contestualmente un impatto economico positivo ed effetti redistributivi non avversi”.

(vai al documento di Bankitalia)