Lef, aumento Irpef accresce iniquità sistema tributario

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Ogni aumento delle aliquote Irpef, anche se limitato agli scaglioni di reddito più elevati, accresce l’iniquità del sistema tributario. La principale imposta del sistema fiscale come documenta il rapporto di Lef sulla struttura dell’Irpef negli anni 2003-2009 grava ormai per l’82% sui redditi di lavoro dipendente e di pensione con un aumento negli ultimi anni della incidenza percentuale di 2 punti a fronte di un corrispondente calo dei redditi d’impresa, di partecipazione e di lavoro autonomo. La decisione del governo di aumentare la componente base dell’addizionale regionale Irpef dallo 0,9% al 1,23% comporta un maggior gettito per le sole regioni a statuto ordinario di 2,1 miliardi che andrà a ricadere in gran parte su lavoratori dipendenti e pensionati. Alla fine la scelta fatta fatta sull’Irpef è addirittura peggiore di quella ipotizzata alla vigilia del varo del Dl che prevedeva un aumento delle aliquote attualmente al 41% e al 43% che avrebbe colpito circa 1,5 milioni di contribuenti per un maggior gettito di competenza di circa 1,1 miliardi.

Ancora una volta agendo sull’Irpef si colpiscono queste due categorie semplicemente perchè sono le uniche due che non riescono a sottrarsi agli obblighi fiscali in quanto i loro redditi sono tracciati, noti al fisco e prelevati alla fonte. Da un governo tecnico è lecito attendersi qualcosa di meglio che un aumento delle aliquote Irpef, piuttosto che dell’Iva. Forse è giunto il momento di rivolgersi a quanti in questi anni hanno accumulato patrimoni, anche grazie all’infedeltà fiscale e a quanti hanno portato capitali all’estero, premiati con uno scudo a buon mercato. Per non parlare dei tanti Vip che come ha ricordato il maestro Riccardo Muti portano la residenza all’estero per non pagare le imposte o di quanti intestano i loro yacht a società estere per risparmiare anche sulle accise del gasolio.