Confindustria, riforma Irpef non da sola, riordinare tutto sistema impositivo

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“L’Irpef non può essere considerata materia a sé: oggi dobbiamo cambiare
approccio ed estendere il raggio di azione della riforma, con misure di coordinamento e miglioramento dell’intero sistema impositivo”. Lo ha affermato
Emanuele Orsini, vice presidente per il Credito la Finanza e il Fisco nel corso
dell’audizione parlamentare della delegazione di Confindustria alle commissioni Finanze riunite di Camera e Senato del 12 febbraio
scorso. L’associazione degli industriali, dunque, va oltre e accanto al riordino dell’Irpef chiede anche di abolire l’Irap, razionalizzare le patrimoniali esistenti e di modificare la tassazione delle imprese. E quanto al metodo da seguire sottolinea: “una riforma fiscale degna di tale nome richiede tempo. Non può essere fatta in un mese con la decretazione d’urgenza, né in tre con le
Leggi di Bilancio. Serve un processo strutturato che – se necessario – vada
oltre il colore dei governi e le scadenze di legislatura” suggerisce Orsini, che
spiega i capisaldi della riforma pensata dagli industriali.

Il perimetro dell’Irpef. La base imponibile dell’Irpef è stata svuotata – negli anni – da un
profluvio di imposte sostitutive che vanno riallineate. Regolarizzare
l’andamento delle aliquote effettive dell’IRPEF rimane prioritario. Va
alleggerita la pressione sui redditi medi, eliminando i disincentivi ad
aumentare il reddito, in particolare sopra i 28 mila euro, soglia oltre la
quale l’attuale modello produce le distorsioni più ampie.
L’introduzione di un sistema di progressività continua (simile a quello
vigente in Germania) affiderebbe ad una funzione il compito di
determinare l’aliquota effettiva. Più agevole rimane, a nostro avviso, ridisegnare i parametri
dell’imposta esistente, mantenendo un sistema ad aliquote e
scaglioni, ma riducendo l’ampiezza dei “salti”.

Le spese fiscali. Nel pensare alla riforma occorre mettere al centro sistemi di
valutazione dettagliata ed ex post non solo sul costo delle misure, ma
su quanto sono realmente efficaci. Vanno evitati i tagli lineari delle
spese fiscali volti solo a recuperare risorse. Le detrazioni per familiari a carico dovrebbero essere riportate alla
loro funzione originaria, di correttivo della capacità contributiva, in
combinazione con l’adeguamento delle aliquote effettive e di una sistematizzazione degli incentivi di natura non fiscale (assegno unico familiare). Un’alternativa percorribile è seguire l’esempio di Paesi che
adottano modelli di tassazione del reddito familiare, come il “quoziente
familiare” (Francia) e lo “splitting” dei redditi (Germania).
Per quanto riguarda le attuali addizionali comunali e regionali
potrebbero essere utilmente trasformate in sovraimposte da applicare
sull’imposta netta dei contribuenti, calcolata con regole uniche a livello
nazionale.

L’abrogazione dell’Irap. Dalla sua istituzione nel 1997 l’Irap ha progressivamente perso la sua
originale connotazione e il suo impatto economico si è ridotto. Questa riduzione non è stata accompagnata però da interventi di semplificazione. Durante la pandemia da Covid si è provveduto alla cancellazione dei versamenti del tributo dovuti nel 2020 (saldo 2019 e acconto 2020), e questo offre un’occasione storica al Legislatore per un ripensamento dell’Imposta regionale, che tenga vivo lo spirito con cui fu introdotta: semplificare il sistema previgente. L’abrogazione definitiva dell’Irap produrrebbe indiscutibilmente vantaggi su molti fronti, tra cui quello della semplificazione e dell’attrattività del Paese per nuovi investimenti.

Le modifiche alla tassazione del reddito d’impresa. Maggiore flessibilità nell’utilizzo delle perdite fiscali generate in questa
difficile congiuntura economica, eliminando le vigenti limitazioni al loro
pieno utilizzo e introducendo l’istituto del carry back. Andrebbe,
inoltre, definito un più favorevole trattamento fiscale
dell’indebitamento. Assoluta necessità di evitare l’introduzione di
nuovi o maggiori oneri per le imprese.

La tassazione patrimoniale. In Italia non dovrebbe esserci un tabù sulla patrimoniale, dato che ne
abbiamo in vigore già 17 che portano nelle casse dell’Erario ogni anno
circa 37 miliardi di euro. Il tema non è dunque “SE” introdurre “LA”
patrimoniale, ma come riorganizzare quelle che abbiamo già.

Il rapporto Fisco-Contribuente. Serve una Amministrazione finanziaria efficiente, sulla quale le
imprese in primis evidenziano la necessità di investire, per
fronteggiare un quadro normativo in evoluzione, che sarà connotato
da una sempre maggiore complessità, da implicazioni di carattere
transnazionale e dalla convergenza, su norme fiscali, di discipline
tecniche di varia natura. (Vai al documento di Confindustria)