Confinustria, sì alla patrimoniale e alla riduzione delle tasse a lavoratori e imprese

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La Marcegaglia presenta il documento condiviso da Confindustria, Abi, Rete imprese, coooperative ed Ania. Cinque punti per rilanciare l’economia: interventi sulle infrastrutture, su pensioni, privatizzazioni e liberalizzazioni. Abbassare le tasse su lavoratori e imprese, con la disponibilità ad accettare una patrimoniale, per quanto riguarda il fisco.

«L’Italia si trova davanti ad un bivio. Può scegliere tra la strada delle riforme e della crescita in un contesto di stabilità dei conti pubblici o, viceversa, scivolare ineluttabilmente verso un declino economico e sociale». Inizia con questo monito il piano, in cinque punti, annunciato dal presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia e preparato in due giorni di confronto con i rappresentanti delle organizzazioni imprenditoriali. Il «Progetto delle imprese per l’Italia» oggi è pronto: con l’intenzione di dettare le condizioni necessarie, secondo gli estensori, perché l’Italia possa affrontare la crisi. Il documento punta a rafforzare il pressing sul governo con una posizione unica di industriali, banche, pmi, coop, assicurazioni. Spesa pubblica e riforma delle pensioni, riforma fiscale, cessioni del patrimonio pubblico, liberalizzazioni e semplificazioni, infrastrutture ed energia: sono questi i cinque argomenti su cui, secondo l’organizzazione rappresentativa delle imprese, bisogna intervenire subito. Per quanto riguarda l’intervento fiscale l’obiettivo è quello di abbassare le tasse su lavoratori e imprese, con la disponibilità ad accettare una patrimoniale. Vediamo i punti principali di questa parte.

 

Recuperare competitività riducendo il costo del lavoro. Sono due, si legge nel documento di Confindustria, i punti su cui intervenire per questo scopo. Incrementare – almeno raddoppiando – gli importi forfettari attualmente previsti della deduzione per cuneo fiscale. Si può stimare che la misura abbia un effetto di minor gettito per l’erario di circa 1,8 miliardi di euro. Il secondo punto riguarda i giovani costituendo, secondo il Progetto, un incremento per la loro occupazione: prolungare la deduzione dalla base imponibile Irap delle spese relative agli apprendisti anche successivamente alla trasformazione del loro contratto di lavoro. Si tratterebbe di rendere permanentemente deducibile il costo del lavoro dei lavoratori assunti con contratto di apprendistato, sia per i nuovi contratti che per quelli già in essere. L’effetto di minor gettito per l’erario, secondo i calcoli di Confindustria, è stimabile in circa 140 milioni di euro.

Stimolare produttività, ricerca e innovazione. Due gli interventi in questa materia. Prevedere uno strumento fiscale automatico, con orizzonte temporale lungo (almeno 10 anni) che incentivi gli investimenti in R&I delle imprese, sia quelli in house, sia quelli realizzati in collaborazione con il sistema pubblico di ricerca e organismi di ricerca. Va prevista una quantificazione preventiva dell’ammontare complessivo richiesto come credito d’imposta, in modo da facilitarne la gestione finanziaria e permettere all’amministrazione pubblica un controllo puntuale dell’utilizzo. Una misura questa che, secondo gli industriali, richiede uno stanziamento di almeno 1 miliardo di euro l’anno. Come secondo tipo di intervento il documento suggerisce di introdurre forme di incentivazione stabili, fiscali e contributive, come previsto nella delega fiscale, a sostegno delle quote di salario correlate ad incrementi di produttività, redditività ed efficienza. Gli effetti di minor gettito per l’erario dovuti allo sgravio contributivo, si legge nel testo, sarebbero pari a circa 900 milioni di euro, che si aggiungono alla detassazione già prevista (che ha un costo stimato per l’erario pari a 1,48 miliardi).

Rafforzamento patrimoniale e dimensionale delle imprese, internazionalizzazione. Prevedere da subito “l’aiuto alla crescita economica (ACE)” previsto dalla bozza di legge delega per la riforma fiscale e assistenziale, che consente una riduzione del prelievo Ires commisurata al nuovo capitale immesso nell’impresa sotto forma di conferimenti in denaro da parte dei soci o di destinazione di utili a riserva. Misure analoghe andrebbero previste per le imprese individuali e le società di persone. Un intervento questo che, secondo Confindustria, comporterebbe un minor gettito per l’erario pari a circa 150 milioni di euro per il 2012, 234 milioni di euro per il 2013 e 309 milioni di euro per il 2014. Mantenere i regimi fiscali che favoriscano le reti di imprese anche per i processi di innovazione e prevedere misure a favore dell’internazionalizzazione delle imprese, è l’altro punto contenuto in questa proposta.

Certezza del diritto. Secondo Confindustria, serve una riforma integrale della normativa che definisca gli elementi essenziali dell’abuso del diritto in ambito fiscale, precisando il confine tra elusione e legittimo risparmio di imposta. In particolare, si legge nel Progetto, occorre stabilire che le operazioni che derivano da atti giuridici anche negoziali o meri fatti possono essere censurate come elusive solo in quanto conseguano vantaggi fiscali “indebiti”, per tali intendendo quelli che derivano dall’aggiramento di norme o principi. Occorre inoltre individuare legislativamente i soggetti esonerati all’Irap in quanto privi di organizzazione.

Contrasto all’evasione e prelievo patrimoniale ordinario. Sono diversi gli interventi suggeriti dall’organizzazione degli industriali su questo punto. Fissare a 500 euro il limite per l’utilizzo del contante e contestualmente incentivare la diffusione della moneta elettronica; incentivare l’emersione di fatturato prevedendo per i contribuenti soggetti agli studi di settore un “premio” fiscale legato all’aumento del reddito e fatturato rispetto alla soglia di congruità; introdurre l’obbligo, per le persone fisiche, di indicare il proprio “stato patrimoniale” nella dichiarazione annuale dei redditi; applicare, sul patrimonio netto delle persone fisiche, una imposta patrimoniale annuale, ad aliquote contenute e con le necessarie esenzioni, per dare concretezza all’obbligo di‐ chiarativo e ottenere un gettito annuale certo stabile. La misura, secondo i calcoli di Confindustria, comporterebbe un maggior gettito per l’erario di circa 6 miliardi di euro annui.

Revisione Irpef. Avviare la revisione dell’Irpef sui redditi più bassi. Misura che, si legge nel documento, comporterebbe un minor gettito per l’erario di 2.010 milioni di euro.