Criticità attuali e linee guida per una possibile riforma dell’Irpef

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Con questo articolo la nostra associazione per “La legalità e l’equità fiscale” inizia a seguire il cantiere della riforma dell’IRPEF varato recentemente dall’attuale governo. Questo primo intervento illustra le criticità e le linee guida per una possibile riforma così come emergono dal nostro settimo rapporto: “INDAGINE CONOSCITIVA SULLA STRUTTURA DELL’IMPOSTA SUL REDDITO DELLE PERSONE FISICHE (Anni d’imposta 2003-2017)“.

Successivamente ogni criticità individuata verrà dettagliata con informazioni e dati, estratti dal Rapporto e dalle statistiche sulle dichiarazioni dei redditi delle persone fisiche pubblicate dal Dipartimento delle Finanze del Ministero dell’Economia.

Per ogni ipotesi d’intervento, infine, verrà descritta la nostra proposta con la quantificazione economica del costo e la pianificazione attuativa nel tempo compatibile con le esigenze di bilancio.

Roma 16 febbraio 2020

di Lelio Violetti

In questi giorni in cui si parla molto d’una possibile riforma dell’IRPEF, l’imposta sul reddito delle Persone Fisiche, quella da cui si ricava maggior gettito e che interessa la maggioranza degli italiani, appare utile riassumere quanto emerge su “criticità e possibili interventi” dal rapporto della nostra associazione per la legalità e l’equità su questa imposta giunto ormai alla sua settima edizione e che analizza un lungo arco di tempo dichiarativo che va dall’anno d’imposta 2013 all’anno d’imposta 2017, ciò al fine di ricavarne e dare evidenza a linee guida d’una possibile riforma.

L’analisi dei dati di ben quindici anni d’imposta mostra con chiarezza tre ambiti d’azione:

  • incrementare l’adesione spontanea all’obbligo (“compliance”) per ridurre l’evasione con la tracciatura completa delle transazioni economiche e la precompilazione della dichiarazione degli autonomi, puntando per la gran massa dei piccoli contribuenti sulla prevenzione e non sull’accertamento a posteriori, costoso e poco efficace in termini di recupero;
  • rendere l’imposta più equa e più giusta, eliminando le profonde ed ingiustificate disparità del prelievo che oggi la caratterizzano;
  • semplificare la determinazione della base imponibile, eliminando tutte quelle assurdità che oggi rendono il suo calcolo incredibilmente complesso ed astruso; complessità e astrusità che costringono all’intermediazione professionale e non hanno eguali a confronto con quanto richiesto ai contribuenti nelle analoghe imposizioni applicate in gran parte dei paesi economicamente comparabili con il nostro.

La gestione dell’imposta sulle persone fisiche presenta queste criticità:

  • crescente abbandono della progressività, fissata dall’attuale tabella delle aliquote, d’un numero sempre più elevato di tipologie di reddito e di categorie di contribuenti (redditi di capitale, contribuenti autonomi con ricavi inferiori a 65.000 €, redditi fondiari esenti, redditi da fabbricato in locazione, cosiddetta “cedolare secca”, premi di produttività);
  • agevolazioni decrescenti al crescere del reddito che provocano una differenziazione delle aliquote marginali con effetti che alterano la natura progressiva dell’imposta; effetti negativi ulteriormente aggravati e complicati dalle recenti norme che hanno esteso a redditi più alti le detrazioni/crediti d’imposta per il lavoro dipendente;
  • detrazioni, deduzioni, crediti d’imposta che in termini di numero e settori interessati non ha pari in nessun paese economicamente avanzato al mondo (negli Stai Uniti che è il Paese che ne ha di più tra quelli comparabili economicamente con il nostro le agevolazioni che interessano tutti i contribuenti sono poco più di 30; nella nostra dichiarazione dei redditi superano le 150); le istruzioni alla nostra dichiarazione dei redditi occupano un esorbitante numero di pagine con l’applicazione di formule che richiedono un’approfondita conoscenza della matematica;
  • al contrario, a fronte di tutte queste agevolazioni, la famiglia e la natività, nella nostra IRPEF, non sono adeguatamente supportate;
  • i redditi compresi fra 35.000 € e 50.000 € (dove si colloca il maggior numero di contribuenti) subiscono una aliquota media effettiva elevatissima (oltre il 24%; a questa aliquota vanno aggiunte quelle delle addizionali regionale e comunale);
  • un quarto del totale dei contribuenti IRPEF non gode delle agevolazioni (detrazioni e deduzioni) non avendo ritenute, cosiddetti incapienti;

A queste criticità si può rispondere in modo adeguato, riformando l’imposta secondo le seguenti linee guida:

  • avvio d’una inversione di tendenza nella fuga dalla progressività con ritorno graduale nel suo ambito di tutte le tipologie di reddito e di contribuenti;
  • attuazione completa del dettato costituzionale, contributo di ognuno secondo le sue capacità reddituali, con l’abbandono delle aliquote per scaglioni di reddito e applicazione d’una aliquota linearmente crescente al crescere del reddito (retta della progressività);
  • importi piatti per le agevolazioni decrescenti al crescere del reddito;
  • riorganizzazione e drastica riduzione di detrazioni, deduzioni e crediti, scegliendo uno o due settori economici da incentivare attraverso il fisco così come avviene in tutti gli altri paesi economicamente avanzati;
  • sostegno adeguato alle famiglie ed incentivazione alla natalità (con assegni specifici o con differenziazione tra singoli e nucleo familiare della retta della progressività o con l’introduzione d’un quoziente familiare);
  • separazione del fisco dall’assistenza sociale trasformando le attuali detrazioni di questa natura o in servizi gratuiti o in trasferimenti diretti alle famiglie;
  • aiuto ai contribuenti più deboli (incapienti) con trasferimenti diretti attraverso il sistema fiscale (imposta negativa).

Si può obiettare, in prima battuta, che gli interventi elencati in queste linee guida risulterebbero economicamente gravosi e non sostenibili in termini di bilancio pubblico; di certo non sarebbero più onerosi di quelli conseguenti l’introduzione d’una imposta piatta, presentando comunque il vantaggio di essere più giusti e più equi e compatibili e coerenti con il dettato costituzionale.

Probabilmente l’ostacolo maggiore a introdurre queste modifiche legislative, che per molti aspetti sono logiche e razionali, verrà dalla stessa politica in quanto i partiti hanno costruito il loro consenso proprio sulla concessione, attraverso il fisco, di specifici benefici a particolari categorie di contribuenti.

Comunque, nonostante ciò, non è detto che una riforma di questo tipo debba entrare in vigore tutta insieme in quanto si può pianificare una sua graduale introduzione che tenga conto delle esigenze di bilancio e dell’auspicabile aumento, stabile e duraturo nel tempo, dell’incremento del dichiarato spontaneamente con la proposta preventiva e precompilata di dichiarazione da parte dell’amministrazione finanziaria