l Consiglio dei ministri ha approvato il Documento di finanza pubblica 2026. La parte del documento riferito all’andamento dei conti pubblici nel 2025 fotografa l’attività del Mef nel reperire nuove risorse con l’obiettivo di finanziare i nuovi impegni assunti dal governo nell’ultima Finanziaria, in particolare sul versante della Difesa e del riarmo e per cercare di uscire dalla procedura d’infrazione dell’Unione europea, con il tentativo (non riuscito) di rientrare nel 3% del rapporto deficit-Pil.
A differenza della stentata progressione del Pil, che si trova ormai statisticamente in bilico sul baratro della stagflazione, le entrate dello Stato continuano a crescere, premendo sull’acceleratore della pressione fiscale e contributiva a carico di dipendenti, pensionati e consumatori a basso reddito.
Tra gli incassi, spiega il Dfp, si osserva l’aumento di quelli di parte corrente (+44.381 milioni, +4,3%), riconducibile alla dinamica:
- a) degli incassi tributari137 (+12.643 milioni, +1,9%), dovuta soprattutto al sottosettore delle amministrazioni centrali, ma parzialmente anche agli enti locali e, in misura minore, alle regioni;
- b) dei contributi sociali (+27.319 milioni, +10,3%), determinata dai maggiori incassi da parte dell’INPS relativamente al settore privato (+11,6%) e alle gestioni dei lavoratori dipendenti pubblici (+8,0%)138;
- c) dei trasferimenti correnti dalle famiglie (+1.847 milioni, +6,7%), nel sottosettore delle amministrazioni centrali;
- d) dei trasferimenti correnti dalle imprese (+2.319 milioni, +18,8%), aumentati nelle amministrazioni locali (+3.359 milioni) per gli introiti delle regioni dovuti al c.d. pay-back farmaceutico139 e diminuiti nelle amministrazioni centrali (-1.040 milioni) per effetto, in particolare, dei minori versamenti ricevuti dalla Cassa per i servizi energetici e ambientali, legati ad alcune componenti tariffarie;
- e) dei trasferimenti correnti dall’estero (-3.569 milioni, 19,8%) per i minori accrediti dall’Unione europea;
- f) degli altri incassi correnti (+3.822 milioni, +6,0%), che includono le riscossioni per la vendita di beni e servizi (+853 milioni) e per i redditi da capitale (+1.319 milioni).
Passando alla parte capitale, si osserva: a) l’aumento degli incassi (+2.339 milioni, +15,4%), dovuto ai maggiori
versamenti da parte dell’Unione europea dei contributi a fondo perduto
(grants) per il finanziamento del PNRR (+2.733 milioni); b) l’aumento dei pagamenti (+12.475 milioni, +8,6%), influenzato
principalmente: i. dalla spesa per investimenti fissi lordi (+9.850 milioni, +15,9%), nel
comparto delle amministrazioni centrali (+5.004 milioni), per l’attuazione dei programmi di difesa, e delle amministrazioni locali (+5.030 milioni) per i progetti finanziati dal PNRR;
ii. dai trasferimenti alle famiglie (+1.477 milioni, +3,5%), per il maggior utilizzo dei crediti d’imposta sui bonus edilizi;
iii. dai trasferimenti alle imprese (-148 milioni, -0,5%), che si contraggono nelle amministrazioni centrali (-2.039 milioni) principalmente per i minori tiraggi dei crediti d’imposta sugli investimenti in beni strumentali di “transizione 4.0” (-2.400 milioni circa), mentre crescono nelle amministrazioni locali (+1.891 milioni).













