Effetto Brexit: Italia e Spagna in corsa per sedi londinesi agenzie europee

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A seguito del referendum britannico, è probabile che due delle più importanti agenzie Ue, l’Autorità bancaria europea (Eba) e l’Agenzia europea per i medicinali (Ema), debbano spostare le loro sedi, attualmente a Londra
La disgregazione al rallentatore dell’Unione europea, innescata dal referendum del Regno Unito, ha avuto un forte impatto sui mercati finanziari europei, oltre ad indebolire molti sistemi bancari, come quello italiano. Inoltre, si sono incominciati a soppesare i rischi politici di regole europee troppo stringenti, come si è visto con l’annullamento delle sanzioni per le infrazioni al Patto di Stabilità da parte di Spagna e Portogallo.
Ma l’uscita del paese dal club europeo potrebbe rivelarsi un’opportunità per altri Stati membri, visto che Londra potrebbe non poter più essere sede dell’Autorità bancaria europea (Eba) e dell’Agenzia europea per i medicinali (Ema), due tra le agenzie più influenti visto il loro ruolo regolatorio in alcune delle industrie più redditizie. Pochi Stati membri, però, si sono precipitati a concorrere per le due agenzie. L’Italia e la Spagna sono state, invece, non solo le più esplicite a richiedere che gli istituti si trasferissero nei loro territori, ma hanno anche predisposto gruppi di lavoro per preparare la loro candidatura.
Lo scorso 6 luglio, infatti, il sindaco di Milano, Giuseppe Sala, si è recato in Gran Bretagna per promuovere la sua città “con eccellenti infrastrutture, 10 università ed una grande disponibilità di investimenti per sviluppare l’ex area Expo”, ha spiegato il sindaco ai giornalisti. Inoltre, nel corso della visita, Sala ha incontrato lo stesso presidente dell’Eba, Andrea Enria, per preparare meglio la sua offerta.
Nel frattempo, in Spagna la competizione ha unito Madrid e Barcellona dopo mesi di aspra disputa a causa delle rinnovate intenzioni secessioniste da parte della Catalogna. Il vice primo ministro, Soraya Saez de Santa María, ha affermato ieri (28 luglio) che il governo centrale collaborerà con quello catalano per chiedere che la sede dell’Ema sia assegnata a Barcellona. L’esponente del governo ha anche ricordato come la città fosse risultata seconda dopo l’”elezione” di Londra. Il paese, inoltre, punta all’assegnazione dell’Eba alla città di Madrid.
Ma fonti europee avrebbero sottolineato come Spagna ed Italia ospitino già molte agenzie mentre Croazia, Bulgaria, Cipro, Romania e Slovacchia sono le uniche a non averne nessuna. La Spagna ha tre agenzie: l’Ufficio per la proprietà intellettuale (EUIPO) ad Alicante, l’Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (EU-OSHA) a Bilbao e l’Agenzia di controllo della pesca (EFCA) con sede a Vigo. Il paese ospita anche il Centro Satellitare (SatCen) a Madrid e il Joint Research Centre a Siviglia. L’Italia è invece sede dell’Agenzia per la sicurezza alimentare (EFSA) di Parma, della European Training Foundation (ETF) a Torino e del Joint Research Centre a Ispra.
Sebbene funzionari dell’Eba e dell’Ema si siano rifiutati di commentare, visto che una discussione formale non potrà essere attivata prima del richiamo all’articolo 50 dei trattati Ue, alcune fonti hanno messo in luce ulteriori fattori che potrebbero giocare un ruolo importante nella scelta delle eventuali nuove sede.
Nel caso dell’Ema, ad esempio, trasporti efficienti e altri fattori logistici sono cruciali, considerando che moltissimi esperti, raggruppati in sette comitati scientifici, devono viaggiare ogni mese a Londra per presiedere agli incontri. In particolare, 3.600 esperti visitano regolarmente la sede dell’agenzia, che può contare, inoltre, su 890 impiegati permanenti.
In un’intervista al canale italiano di CNBC lo stesso presidente dell’Eba si è espresso sull’eventualità che la sede dell’istituto da lui presieduto sia spostata da Londra. “Certo è che, essendo noi un’agenzia europea, non potremo restare in un paese che non è più parte dell’Unione”, ha affermato, precisando che la decisione spetta, comunque, al Consiglio e al Parlamento su proposta della Commissione. Per Enria è importante che la decisione venga presa relativamente in fretta “perché cominciamo già ad avere difficoltà a reclutare nuovo staff e mantenere quello che abbiamo”.
Nel frattempo, non tutti sono d’accordo con un trasferimento delle istituzioni, che potrebbe rilevarsi caotico e pericoloso per l’expertise delle agenzie, qualora un grande numero di persone decidesse di dimettersi.