L’accertamento esecutivo non riduce i tempi di riscossione

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Per il successo nella lotta all’evasione serve azione forte determinata e credibile nel rispetto dei diritti dei contribuenti

Prendendo spunto dall’articolo apparso sul Sole 24 Ore del 23 giugno 2010, il sostegno del Direttore centrale accertamento dell’Agenzia delle Entrate delle nuove norme in materia di esecutorietà immediata dell’accertamento fiscale, merita una riflessione. L’alto esponente dell’Agenzia sostiene che nella specie trattasi di un mezzo finalizzato a migliorare da un lato le procedure di riscossione e dall’altro la qualità degli accertamenti. Quanto al primo punto, si osserva che le norme sulla riscossione (Dpr n. 602/73; Dpr 131/86 e Dpr n. 633/72) prevedono che l’iscrizione di quanto dovuto possa avvenire, dopo la notifica dell’accertamento, con diverse modalità. Pertanto, riconoscere esecutorietà immediata all’accertamento notificato non riduce i tempi della riscossione rappresentando, di converso, un indebolimento del diritto di difesa del contribuente in relazione al giudizio di sospensione della riscossione da parte del Giudice tributario.

La riduzione dei tempi della riscossione si può realizzare rendendo più cogenti le norme attualmente in vigore, disponendo che gli Uffici finanziari le applichino senza attendere il trascorrere dei 60 giorni per l’impugnativa e/o l’acquiescenza. La tesi, poi, dell’alto esponente dell’Agenzia dell’esistenza di accertamenti “temerari”, discredita la specifica attività degli Uffici laddove le acquiescenze dei contribuenti ed il ricorso all’istituto dell’accertamento con adesione risultano annualmente crescenti in misura quantitativa e qualitativa tale da incrementare ogni anno gli obiettivi monetari assegnati agli Uffici conseguenti alla sola attività accertativa. Se al proprio interno è la stessa Agenzia a non ritenere credibili gli accertamenti emessi dagli Uffici, può ragionevolmente non attendersi una valutazione a dir poco persecutoria del contribuente che all’improvviso si vede annettere valenza di titolo esecutivo ad un accertamento appena notificato? Le conseguenze di tale scelta aprirebbero scenari confusi e gravosi per le casse dell’Erario che può vedersi condannato anche al risarcimento del danno per somme pagate e non dovute senza il rispetto delle elementari regole di difesa del presunto debitore.

La lotta all’evasione è sacrosanta e va perseguita con forza e determinazione; ma per far ciò l’azione deve essere credibile. Il “prodotto” (l’accertamento) deve, quindi, scaturite da elementi di prova certi ovvero anche indiziari (presunzione gravi, precise e concordanti) che rispondano in ogni caso a criteri di sostenibilità la qual cosa non si persegue per assiomi (cos’è un accertamento inteso anche come titolo esecutivo?), come sembra voler imporre la legge, bensì per la bontà dell’agire e dell’operare di funzionari di provata professionalità e come tali posti al posto giusto. Se la lotta all’evasione sarà condotta con tali criteri, il contribuente non potrà disporre di lungaggini di sorta ma dovrà necessariamente accordarsi con il Fisco e chiudere la partita nei tempi stretti dell’accertamento con adesione.

Antimo De Nicola – Angelo D’Angelo