Le troppe tasse degli italiani, il nuovo Robin Hood che combatte le malefatte del fisco a suon di lettere

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Ha iniziato il 14 agosto inviando la prima lettera al Corriere della Sera, firmandosi Johannes Bückler e dando così voce allo scontento di tanti cittadini italiani di fronte alle misure adottate dal governo in materia fiscale durante l’estate. Ora i suoi interventi sono diventati un libro: “Le (troppe) tasse degli italiani”.

Non ha scelto un nome a caso per firmare le sue numerose lettere inviate durante l’estate al Corriere della Sera e ora raccolte in un libro, Le (troppe) tasse degli italiani. Johannes Bückler era un Robin Hood tedesco del ‘700 che toglieva ai ricchi per dare ai poveri. Il nostro Bückler la sua battaglia l’ha iniziata il 14 agosto quando ha spedito la prima di una lunga serie di lettere al giornale di via Solferino ed ha così cominciato a rivelare le bugie e le contraddizioni che, a suo avviso, si nascondevano dietro la manovra e il contributo di solidarietà.

«Non si può continuare così. Bisogna che qualcuno si faccia carico di dare ai cittadini italiani un minimo di senso dello Stato. Perché solo così si potrà avere una classe politica degna di questo nome. A parole tutti sono per combattere gli evasori, salvo poi fare favoritismi agli stessi evasori sotto forma di scudi fiscali, condoni e da ultimo una circolare alle Agenzie delle Entrate, più o meno confidenziale, dove si chiedeva di ammorbidire i controlli. Non possiamo accettare che in Italia oltre il 50% delle società di capitali denunci una perdita o un utile zero. Non possiamo accettare che in una città come Milano ci siano 415.000 dichiarazioni (persone fisiche) sotto la soglia di povertà», scrive Bückler in una delle sue prime lettere-pamphlet.

E lo stesso tono mantiene nel libro dove snocciola dati e oscure realtà del sistema fiscale italiano: le società di comodo, i segreti per aggirare le regole, la piccola parte dei contribuenti che paga l’Irpef (solo il 13 % ne paga la metà, secondo i suoi calcoli), mentre il resto evade l’imposta, lo stupore di fronte a un fenomeno, quello dell’evasione fiscale, che vale ancora 120 miliardi. In questa estate 2011 caratterizzata da ben quattro manovre, secondo Bückler, una cosa è emersa su tutte: esiste una differenza tra chi dichiara di più e chi ha di più, e, se è verso i secondi che la macchina del fisco dovrebbe indirizzarsi, sono sempre e solo i primi, invece, che si vedono aumentare le tasse. Eppure, scrive l’autore, «l’articolo 53 della Costituzione recita: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività”. Perché nessuno si preoccupa di far rispettare quest’articolo?».

Una voce di critica e di denuncia, dunque, questo libro. Ma chi è il suo autore? Un identikit è lo stesso Bückler a fornirlo, in una delle sue lettere di metà agosto: «Bückler è il ristoratore onesto che, oltre a fare il miglior caffé della zona, non dorme la notte per pagare le tasse e adempiere a tutti gli obblighi fiscali, mentre il ristoratore vicino dorme tranquillo, gira in Suv. Bückler è il cittadino che sente parlare continuamente di informatica, nuove tecnologie e non capisce perché non si riescano a incrociare quattro dati tra database per aiutare la lotta all’evasione. Bückler è il cittadino con il mal di denti che si sente fare un preventivo di 4.000 euro, “però senza fattura risparmia il 20%” e non capisce perché lo Stato non metta in piedi questo benedetto conflitto di interessi. Bückler è il cittadino malato, che si sente rispondere dalla stessa struttura: “per l’esame ci vogliono sei mesi, però se lo fa privatamente domani mattina è libero”. Bückler è il pensionato stanco che si chiede come mai venga pian piano isolato, quando potrebbe essere una grande risorsa per questo Paese. Bückler è il cittadino giovane, che vorrebbe avere una voce in capitolo quando si parla del suo futuro». Insomma Bückler è il cittadino normale, arrabbiato, disilluso che, scrive il nostro autore, seduto al tavolino di un bar osserva stanco le decine di clienti che passano alla cassa per pagare il conto. «Scontrini? Zero».