Riforma fiscale, meno tasse con la lotta all’evasione, saltano le tre aliquote Irpef

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Pronta la delega per la riforma fiscale. Via al fondo alimentato con entrate da lotta all’evasione e risparmi sulla spesa, scompare l’Ires per le imprese, riviste tutte le agevolazioni.

La prossima settimana il Consiglio dei ministri dovrebbe dare il via libera alla riforma fiscale. Un intervento che, nelle intenzioni dell’esecutivo, dovrebbe rilanciare la crescita attraverso un tendenziale alleggerimento della pressione fiscale. Un traguardo che si intende raggiungere attraverso la strada della semplificazione delle agevolazioni fiscali e delle detrazioni a favore delle famiglie. Una relazione tecnica di 10 pagine, 17 articoli che, una volta trasformati in legge con l’ok del Parlamento, daranno al governo nove mesi di tempo per entrare nei dettagli con uno o più decreti legislativi. I principi generali, però, sono già indicati con chiarezza. A partire dal fondo per tagliare le tasse nel quale mettere non solo il frutto dalla lotta all’evasione, come già previsto a partire dal 2014, ma tutte le risorse che si dovessero liberare in futuro. Tra le novità, inoltre, l’eliminazione del vecchio schema che proponeva le tre aliquote Irpef (al 20, 30 e 40%) e la soppressione dell’Ires che sarà sostituita dall’Iri.

Irpef. Si dà l’addio definitivo alle tre aliquote (20%, 30% e 40%) fissate dalla vecchia delega fiscale del governo Berlusconi, tuttora all’esame del Parlamento e quindi mai diventate operative. «Si ritiene preferibile non ripresentare questo aspetto – si legge nella relazione che accompagna il provvedimento che arriverà venerdì sul tavolo di Palazzo Chigi – e limitarsi a indicare la «volontà di concentrare le risorse che si renderanno disponibili in un apposito fondo destinato a finanziare i futuri sgravi fiscali». Il governo Berlusconi aveva fissato le tre aliquote ma «senza indicare i limiti degli scaglioni» di reddito ai quali applicarle. Per questo, si legge nel documento, la misura avrebbe avuto «effetti redistributivi e di gettito del tutto indeterminati». Addio anche al progetto di soppressione dell’Irap: «aprirebbe un problema molto serio di reperimento delle entrate alternative» nell’ordine di 35 miliardi, si legge nella relazione.

Evasione. Per ridurre la pressione fiscale saranno utilizzati anche i soldi recuperati dall’evasione. Il meccanismo è già previsto, a partire dal 2014, dalla seconda manovra della scorsa estate, firmata dal governo Berlusconi. Ma la delega del governo Monti aggiunge che «per dare attuazione a questo principio due questioni preliminari debbono essere affrontate». La prima è misurare i risultati della lotta all’evasione e per questo viene proposta la creazione di una «commissione ad hoc, indipendente, con la partecipazione dell’Istat e delle altre amministrazioni» che ogni anno calcoli quanti soldi vengono sottratti al Fisco. La seconda è «dare attuazione al fondo per la riduzione strutturale della pressione fiscale rinviando a un momento successivo le decisioni sul suo utilizzo, cioè sulla concreta definizione degli sgravi».

Taglio alle agevolazioni. La relazione spiega che «avendo opportunamente deciso di rinunciare ai tagli lineari, bisogna individuare in modo selettivo le misure passibili di intervento». Salve le agevolazioni fiscali definite «intangibili» per garantire, ad esempio, il «rispetto di principi costituzionali» o la «compatibilità con l’ordinamento comunitario». Anche se non espressamente citate, in questa categoria dovrebbero rientrare le agevolazioni più diffuse, come quelle per i famigliari a carico o la deduzione dei contributi obbligatori. Ci sono poi «misure rivedibili nell’ambito di interventi di più vasta portata» come nei campi della «tutela dell’ambiente» o degli «incentivi a ricerca e sviluppo». E poi le agevolazioni «da valutare» sia dal punto di vista dell’efficacia sia della semplificazione. In ogni caso andrebbero sfoltite, si legge ancora nella relazione, «le spese fiscali più obsolete, meno coerenti con l’assetto del sistema tributario, quelle rivolte a un numero modesto di beneficiari, quelle di modesto importo unitario».

Catasto. La relazione ammette che la riforma del catasto «richiederà qualche anno per il completamento». Come più volte annunciato si cambierà unità di misura, passando dal numero dei vani ai metri quadri perché il vecchio sistema poteva provocare delle ingiustizie e cioè «l’attribuzione di rendite diverse ad immobili uguali ma diversamente strutturati al loro interno». La revisione delle rendite terrà conto anche di altri criteri meno immediati, come la zona in cui si trova il fabbricato e la qualità generale dell’edificio. In ogni caso la revisione del catasto «non dovrà comportare aumenti del prelievo» perché le «maggiori rendite saranno compensate da riduzioni di aliquote».

Imprese. Al posto dell’Ires, l’imposta sul reddito delle società, arriverà l’Iri, l’imposta sul reddito imprenditoriale. Il reddito che il piccolo imprenditore o il professionista percepisce dall’azienda o dallo studio professionale come compenso per la sua attività lavorativa finirà sotto il cappello dell’Irpef, l’imposta sulle persone fisiche. E questa imposta non è fissa al 27,5%, come l’Ires, ma sale progressivamente a seconda del livello del reddito. Lo scopo, si legge nella relazione, è indurre in questo modo ad «evidenziare il contributo lavorativo dell’imprenditore» e vengono «tassate allo stesso modo tutte le imprese (e professioni) indipendentemente dalla forma giuridica (individuo, società di persone, società di capitali)». «Gli utili non distribuiti sono tassati sempre all’aliquota dell’imposta societaria, generalmente inferiore all’aliquota marginale massima dell’imposta personale». In questo modo si «favorisce la patrimonializzazione delle piccole imprese, mentre resta penalizzata la distribuzione di compensi all’imprenditore e ai soci».

Tassazione ambientale. La legge delega in materia fiscale al vaglio del governo Monti potrebbe contenere anche delle novità sulla tassazione ambientale. In particolare, i ministri starebbero pensando di introdurre una carbon tax sulle emissioni di carbonio dei combustibili, il cui gettito sarebbe poi utilizzato per finanziare gli incentivi alle rinnovabili. La nuova tassa, infatti, dovrebbe assumere la forma di una differenziazione delle accise sui prodotti energetici a seconda del contenuto di carbonio, «prevedendo – si legge nella relazione illustrativa del disegno di legge delega – che il gettito riveniente dall’introduzione della carbon tax sia destinato prioritariamente alla revisione del sistema di finanziamento delle fonti rinnovabili».

Black list nel mirino. Intanto in Senato è arrivato il faldone con i 700 emendamenti al decreto fiscale in discussione presso le commissioni Bilancio e Finanze e subito scoppia il caso delle black-list dei commercianti recidivi che non emettono scontrini. La proposta del governo è quella di insistere sui controlli puntando sui commercianti già pizzicati dal Fisco. Una serie di emendamenti presentati da Pdl, Lega e Pd puntano ad eliminare questa norma, a fine giornata però è arrivato il dietro front ufficiale del Pd che parla di proposte «a titolo personale» che saranno ritirate. E quindi rilancia proponendo l’esatto contrario, ovvero un «bollino blu» per i commercianti virtuosi.