Tremonti e il suo contrario, Oggi taglia enti inutili ieri li creava

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Tutto e il contrario di tutto. Si pensa una cosa, se ne dice un’altra e se fa un’altra ancora. Il premier Berlusconi è il maestro assoluto. Riesce a far passare per norme sulla sicurezza anche quelle sul cosiddetto ‘processo breve’, una sorta di amnistia mascherata o quelle che prevedevano la sospensione dei procedimenti, poi accantonate col varo del Lodo Alfano, che avrebbero decretato la morte di 100.000 processi. Ma Tremonti non è da meno. Anzi lui è il vero fantasista del governo. Gioca con i numeri come Ronaldigno col pallone. Ma sopratutto gioca con le parole. Confonde a meraviglia gli interlocutori. Sarebbe interessante assistere agli incontri del ministro con Angeletti e Bonanni per capire che parole usa per spiegare loro i tagli al pubblico impiego, alle pensioni, alla scuola, alla sanità, agli enti locali, ecc.

I due sindacalisti mostrano una sorta di adorazione per il super ministro, al punto che dopo gli incontri riservati in cui si immagina che il titolare dell’Economia li abbia messi al corrente di ciò che sta per proporre con la finanziaria, al massimo riescono ad incazzarsi con Epifani. Ultimamente Tremonti sembra deciso a tagliare tutto il tagliabile. Dagli stipendi alle pensioni ai trasferimenti. E persiono alcuni Enti di dubbia necessità. Come l’Isae, l’Isfol, il Comitato Microcredito, l’Istituto affari sociali, la Commissione per l’accesso ai documenti amministrativi, l’Ente italiano montagna e persino la Difesa Servizi Spa di recente istituzione. E già l’anno scorso aveva soppresso il Secit. Tutto bene. Ma al ministro vorremmo chiedere perchè, per esempio, non abolisce Infrastrutture Spa, Patrimonio Spa o l’Istituto Italiano di Tecnologia. Si tratta di tre creature di Giulio Tremonti le prime due istituite nel 2002 e la terza nel 2003.

L’Iit, il Mit italiano come lo definisce con orgoglio Tremonti, è presieduto dal suo amico Vittorio Grilli, lo stesso che fa il direttore generale del Tesoro. In questi anni non è chiaro l’apporto alla dissestata ricerca italiana dell’Iit. Di sicuro ha mangiato una bella cifra, oltre 500 milioni, che in tempo di magra per tutti gli altri enti che si occupano di ricerca non è poco. Quanto ai lavori l’Istituto ha prodotto 26 brevetti, un pò di pbblicazioni e un discreto numero di comunicazioni a congressi, più utili a gonfiare i curricula dei ricercatori’ che a far avanzare la ricerca. Insomma si tratta di un istituto che fa ricerca al servizio dei privati in cui i privati non devono mettere un euro. Lo Stato paga l’istituto brevetta e qualcun altro poi forse incasserà i dividendi. Quanto alle altre due creature di Tremonti è ancor più difficile capire cosa abbiano prodotto di concreto, oltre a distribuire lauti stipendi ai fortunati dirigenti e consiglieri di gestione.