Ue, per le imprese arriva la base imponibile comune consolidata

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La Commissione Ue ha elaborato una proposta di direttiva per la determinazione di una base imponibile comune consolidata per le imprese dell’Unione. Ai singoli stati resterebbe la facoltà di determinare l’aliquota da applicare. Per i gruppi presenti in più paesi un solo modo di calcolo dell’imponibile e la possibilità di rivolgersi ad una sola amministrazione.

di Yoda

Per le multinazionali operanti nell’Unione europea presto potrebbe esserci la base imponibile consolidata calcolata con criteri comunitari e uguali in tutti paesi. Per ora si tratta di una semplice proposta di direttiva ma la Comunità punta molto sulla razionalizzazione e armonizzazione dei sistemi fiscali. Si tratta di superare gli attuali 27 differenti criteri di calcolo delle basi imponibili. Per le imprese sarebbe una significativa semplificazione che dovrebbe contribuire a sopprimere gli ostacoli fiscali alle attività economiche transfrontaliere, eliminare le barriere fiscali alla crescita, alleggerire i costi burocratici e incrementare la competitività internazionale. Si tratta di un progetto ambizioso che punta a ridurre la burocrazia creando lo sportello unico di riferimento comunitario che consentirà al gruppo di interloquire con una amministrazione di riferimento, estende la neutralità delle operazioni di riorganizzazione e per la tassazione dei redditi esteri punta sulla territorialità.

 

Premessa: La tassazione delle società può dare un contributo importante al raggiungimento degli obiettivi del Consiglio europeo di Lisbona del marzo 2000: “diventare un’economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo”, secondo le linee tracciate dalla Comunicazione sulla “politica fiscale dell’Unione europea” del 23 maggio 2001- e dallo studio sulla “Tassazione delle società nel mercato comune”, allegato alla Comunicazione (2003) 726. In Europa sono presenti 27 regimi di tassazione delle società che adottano aliquote nominali e criteri di determinazione della base imponibile differenti, generando livelli effettivi di imposizione molto diversificati che si ripercuotono negativamente sulle scelte di investimento delle imprese e sulla loro competitività. Tra le varie misure di intervento che erano state delineate nella Comunicazione del 2001, la Ccctb è sicuramente quella di maggiore impatto rispetto all’obiettivo di sopprimere gli ostacoli fiscali alle attività economiche transfrontaliere nel mercato interno e alleggerire i costi di adempimento dell’obbligazione tributaria, per incrementare la competitività internazionale delle imprese.

Con la Ccctb (base imponibile comune consolidata), le società degli Stati membri potranno, facoltativamente, determinare il reddito in base ad un corpus di regole comuni e consolidare ai fini fiscali i risultati di tutte le entità europee del gruppo (subsidiary e branch), mentre resterà affidato ai singoli Stati membri la possibilità di fissare le aliquote da applicare sulla quota di base imponibile globale loro attribuita, in base alla chiave di ripartizione che è stata individuata. Per la determinazione del reddito d’impresa, si profila il superamento del principio di derivazione del reddito d’impresa dal bilancio civilistico, tenuto conto che i bilanci d’esercizio seguono regole contabili diverse nei 27 paesi membri; vengono introdotte regole nuove e semplici per gli ammortamenti di beni materiali in pooling anziché su base individuale; escluso il metodo lifo di valutazione delle rimanenze finali; riconosciuta la deducibilità degli accantonamenti. Per la tassazione dei redditi esteri, si dà impulso al principio di territorialità, prevedendo l’esenzione per i redditi esteri di business, conseguiti tramite stabili organizzazioni. Il perimetro di consolidamento è molto ampio; comprende infatti tutte le controllate e le stabili organizzazioni del gruppo in Europa, anche nei casi in cui la controllante sia una società extra Ue o nei casi in cui la catena partecipativa risulti interrotta da una società extra Ue. La ripartizione della base imponibile comune consolidata tra i vari Stati è affidata ad una formula basata sulla ponderazione di tre fattori: gli asset, il costo del lavoro e le vendite.

Nell’ambito del mercato comune, il progetto Ccctb consente di dare soluzione ai più rilevanti problemi delle operatività transnazionale delle imprese:

Garantisce la compensazione transfrontaliera delle perdite verticale ed orizzontale (da madre a figlia, da figlia a madre, da sorella a sorella). La attuale impossibilità di procedere alla compensazione transfrontaliera delle perdite tra le società appartenenti al medesimo gruppo costituisce un forte limite alla competitività delle imprese europee rispetto a quelle statunitensi o che comunque operano in un mercato unico, privo di frontiere nazionali. La asimmetria tra il trattamento degli utili, su cui vengono immediatamente prelevate le imposte, e il trattamento delle perdite che non danno diritto ad un immediato sgravio delle imposte, in quanto possono essere computate soltanto in compensazione degli utili futuri, provoca un’evidente distorsione in termini di cash flow effects. Può, altresì, provocare doppia imposizione quando le perdite non possono essere interamente riassorbite negli esercizi successivi.

• Elimina in radice il problema dei prezzi di trasferimento per le transazioni infragruppo. La disciplina dei prezzi di trasferimento, con la necessità di valutare in base all’arm’s lenght principle le transazioni effettuate all’interno del gruppo, crea elevati costi di adempimento e incertezze tanto più rilevanti quanto maggiori sono le transazioni economiche, non comparabili, relative a beni immateriali o a beni che, comunque, incorporano tecnologia innovativa. Inoltre, in relazione alla crescente sensibilità con cui gli Stati mettono sotto controllo questo tipo di operazioni che, facilmente, possono essere utilizzate per politiche anche aggressive di tax planning, le rettifiche sui prezzi di trasferimento possono provocare doppia imposizione economica, avuto riguardo alle difficoltà a chiedere ed ottenere le rettifiche “corrispondenti” nell’altro Stato.

• Estende ben oltre i limiti della direttiva fusioni e scissioni il regime di neutralità delle operazioni di riorganizzazione tra società appartenenti a Stati membri diversi, che viene esteso anche ai trasferimenti di sede.

• Abolisce le ritenute alla fonte sui flussi di reddito transfrontalieri. L’applicazione delle ritenute alla fonte sui flussi di reddito transfrontalieri – interessi dividendi e royalties – nelle ipotesi non coperte dalla direttive madre- figlia e dalla direttiva interessi e royalties crea spesso doppia imposizione giuridica. Il prelievo, effettuato alla fonte sui compensi lordi, è spesso esuberante rispetto alla relativa imposta dovuta nel paese di residenza e, conseguentemente, il foreign tax credit si rivela rimedio insufficiente contro la doppia imposizione giuridica.

• Crea uno “sportello unico” di riferimento per l’intero gruppo, che potrà presentare un’unica dichiarazione e interloquire, per gli adempimenti amministrativi e i controlli, con un’unica amministrazione principale di riferimento. Il progetto – quando effettivamente dovesse essere attuato – introdurrà novità destinate a ripercuotersi indirettamente sull’intero sistema tributario nazionale e ad agire come potente fattore di armonizzazione nell’ambito della fiscalità diretta.

La proposta della Commissione rende immediatamente evidenti le differenze con i sistemi domestici, e i relativi gap di competitività, la Ccctb non potrà non riflettersi sulle scelte dei singoli Stati in tema di aliquote e sugli stessi criteri domestici di determinazione della base imponibile, sui rapporti tra fiscalità delle società e fiscalità dei soci, sulle norme di diritto tributario internazionale, interno e convenzionale. L’attuale proposta di direttiva è il risultato dei lavori che i servizi della Commissione hanno condotto a partire dall’autunno del 2004 con l’aiuto degli esperti dei vari Stati membri e il forte sostegno delle imprese.