Ue, aumento imposizione fiscale sull’energia genera innovazione e abbattimento gas serra

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 Di Orsola Barina

 

 Più tasse uguale più innovazione. Se per il compianto Padoa Schioppa le tasse erano bellissime, per la Commissione europea quelle sui consumi energetici stimolerebbero tecnologie innovative e, indirettamente contribuirebbero ad abbattere le emissioni di gas serra. Il rapporto diretto tra imposte e nuove tecnologie è illustrato in un recente studio della Direzione generale fiscalità e unione doganale della Commissione Ue: ”Innovation  of energy technologies: the role of taxes”.

 

Lo studio parla di innovazione indotta in tre tappe. Si parte con l’applicazione di un regime fiscale appropriato che renda meno vantaggioso per i consumatori il ricorso a fonti di energia fossile; l’imposizione farebbe aumentare la domanda di soluzioni per risparmiare energia o per l’uso di combustibili alternativi orientando anche le imprese in questa direzione. La Commissione mostra, sulla base di dati statistici, che gli effetti a lungo termine di un aumento pari all’1% del costo dell’energia o delle relative tasse, comporta una riduzione dei consumi della stessa percentuale ed oltre. Un punto percentuale in più sull’utenza totale sarebbe, secondo i risultati dello studio, in grado di imprimere un’accelerata alla nascita di brevetti compresa tra 0,3 e 2,4%. Non solo, ma la spinta delle tasse sulla ricerca di soluzioni innovative sarebbe molto più potente di quella legata a un aumento dei prezzi. L’imposizione fiscale, quindi, si accredita, secondo gli autori della ricerca, come lo strumento più credibile per convincere gli “innovatori” ad investire. {jcomments on}

 

 Sarebbero necessari dai 4 ai 5 anni per produrre “l’effetto desiderato”, cioè nuovi brevetti e poi l’immissione sul mercato dei prodotti reali. Tempi che si allungano anche in base al tipo di prodotto: brevi nel caso di tecnologie semplici ad alto assorbimento energetico come gli asciugacapelli, più lunghi nel caso delle automobili e delle attrezzature industriali pesanti. Innovazioni determinanti, però, richiedono una presa di coscienza globale: le imposte locali hanno infatti soltanto un impatto limitato sull’innovazione. Basti pensare al rischio di carbon leakage  nei paesi Ue e in quelli in cui sussiste l’obbligo di riduzione delle emissioni, in cui interi settori industriali delocalizzano i propri impianti in paesi terzi non sottoposti a vincoli ambientali stringenti.

Lo studio ammette che per beneficiare totalmente degli effetti di un aumento dell’imposizione fiscale sul settore energetico, compreso un miglioramento della situazione ambientale, devono trascorrere decenni. E questo per la reazione in tre fasi dei consumatori. La domanda di energia dipende dalla domanda di altri prodotti e servizi, ad esempio di un motore che fornisce trasporto. La maggiore tassazione energetica determina, in un primo momento, la riduzione dei trasporti, cui segue la tendenza ad acquistare auto più piccole e con bassi consumi e infine nel lungo periodo, qualcuno “inventa” l’auto ad idrogeno. Inoltre le tasse sui consumi energetici vengono raramente e difficilmente applicate. Secondo dati Ocse del 2007, i proventi di tutte le “tasse ambientali”, in percentuale sul Pil, hanno raggiunto in paesi come l’Italia, che appartiene a quella parte dell’Ue con una tassazione media del settore piuttosto bassa, l’1,6, negli Stati Uniti lo 0,8, in Giappone l’1,7.

In paesi come la Danimarca, Paesi Bassi o la Svezia dove vige un livello di imposizione pari in media al 3,5% la quota di elettrodomestici di classe A e A+ è molto più alta che altrove. La storia recente ci insegna tre semplici lezioni. Prima fra tutte che le politiche fiscali sul settore energetico funzionano meglio se i consumatori sono informati, anche con campagne mirate, sul tipo di prodotto che si va a colpire e sugli effetti della tassazione. L’impatto, in secondo luogo, è migliore se gli utenti hanno la possibilità di reagire velocemente. Ma è quando i costi dell’energia sono molto alti a livello globale, ed è questa la terza lezione, che lo stimolo innovativo si fa più potente.

L’effetto della maggiore tassazione non annulla, però, quello del sostegno pubblico alla ricerca, un tandem, in grado di far compiere grandi passi avanti nel contrasto al cambiamento climatico e al raggiungimento degli obiettivi di riduzione di Co2 al 2020.