Vaticano, liberismo causa della crisi, tassare le transazioni finanziarie

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Anche il Vaticano a favore dell’introduzione di una tassazione a livello mondiale delle transazioni finanziarie. In una nota del Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace vengono condannate le idee liberiste e si propone la creazione di un’Autorità pubblica a competenza universale al servizio del bene comune.

 

La pesante crisi economica che ha colpito i principali paesi sviluppati viene analizzata dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace. Il documento sottolinea l’effetto devastante delle idee liberiste e chiede una «riforma del sistema finanziario e monetario internazionale» e la creazione di «una autorità pubblica universale» che governi la finanza. Si invoca il «Multilateralismo» non solo in diplomazia ma anche per «sviluppo sostenibile e pace».Il Consiglio denuncia poi il rischio di una generazione di «tecnocrati» che ignori il bene comune e chiede il ritorno al «primato della politica» sulla «economia e la finanza». E infine la creazione di una Banca centrale mondiale. Ma vediamo i diversi passaggi della nota dal titolo «Per una riforma del sistema finanziario e monetario internazionale nella prospettiva di un’autorità pubblica a competenza universale».

Il liberismo economico senza regole e senza controlli tra le cause della crisi. «L’esistenza di mercati monetari e finanziari a carattere prevalentemente speculativo, dannosi per l’economia reale, specie dei Paesi più deboli». E’ questa la denuncia principale del documento che parla di «un’economia mondiale sempre più dominata dall’utilitarismo e dal materialismo», caratterizzata da un’espansione eccessiva del credito e da bolle speculative, che hanno generato «crisi di solvibilità e di fiducia»; un fenomeno culminato nel 2008 nel «fallimento di un importante istituto finanziario internazionale» negli Stati Uniti – deciso proprio in seguito ad «un orientamento di stampo liberista, reticente rispetto ad interventi pubblici nei mercati», con gravi conseguenze su miliardi di persone.

Autorità pubblica mondiale al servizio del bene comune. Proprio per evitare i rischi e le catastrofi apportate dal liberismo economico è necessario instaurare un’autorità mondiale che risolva i problemi dell’economia e non solo. «La costituzione di un’Autorità pubblica mondiale, al servizio del bene comune» è «l’unico orizzonte compatibile con le nuove realtà del nostro tempo», si legge nel documento che sottolinea come sia «in gioco il bene comune dell’umanità e il futuro stesso»: oltre un miliardo di persone vivono con poco più di un dollaro al giorno, sono «aumentate enormemente le disuguaglianze» nel mondo, «generando tensioni e imponenti movimenti migratori».

Primato dell’etica e della politica sulla finanza. «Occorre recuperare il primato dello spirituale e dell’etica e, con essi, il primato della politica sull’economia e la finanza», perché la radice di una crisi «non è solamente di natura economica e finanziaria, ma prima di tutto di natura morale». Lo ha affermato Benedetto XVI e lo ribadisce la nota oggi. L’economia, si legge nel documento, «ha bisogno dell’etica per il suo corretto funzionamento».

Tassazione delle transazioni finanziarie e ricapitalizzazione delle banche con fondi pubblici. In questa prospettiva sono ipotizzabili: «misure di tassazione delle transazioni finanziarie, mediante aliquote eque», anche per «contribuire alla costituzione di una riserva mondiale, per sostenere le economie dei Paesi colpiti dalle crisi, nonché il risanamento del loro sistema monetario e finanziario»; «forme di ricapitalizzazione delle banche anche con fondi pubblici condizionando il sostegno a comportamenti “virtuosi” e finalizzati a sviluppare l’economia reale»; «la definizione dell’ambito dell’attività di credito ordinario e di Investment Banking. Tale distinzione consentirebbe una disciplina più efficace dei «mercati-ombra» privi di controlli e di limiti».

La prospettiva di una Banca centrale mondiale. L’esigenza di un organismo che svolga le funzioni di una «Banca centrale mondiale», che regoli il flusso e il sistema degli scambi monetari, alla stregua delle Banche centrali nazionali, come fanno le banche centrali nazionali. E’ questa un’ulteriore ipotesi delineata nella nota del Vaticano. Si tratta di mettere «in discussione i sistemi dei cambi esistenti, per trovare modi efficaci di coordinamento e supervisione» in «un processo che deve coinvolgere anche i Paesi emergenti e in via di sviluppo». E’ necessario «un corpus minimo condiviso di regole» per gestire il «mercato finanziario globale, cresciuto molto più rapidamente dell’economia reale» grazie all’ «abrogazione generalizzata dei controlli sui movimenti di capitali e alla deregolamentazione delle attività bancarie e finanziarie».