Cesare Pambianchi nella rete del fisco con altri 40, evasi 600 mln

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Il presidente della Confcommercio di Roma avrebbe aiutato imprese a evadere il fisco. Le indagini su un’associazione operante a livello internazionale. I reati: associazione a delinquere, bancarotta fraudolenta e riciclaggio. Più di 40 le persone arrestate.

Per il tribunale del riesame di Roma non ci sono i presupposti per la scarcerazione del presidente di Confcommercio Cesare Pambianchi e del suo collega commercialista Carlo Mazzieri coinvolti, insieme ad altre 45 persone, in un’inchiesta riguardante il trasferimento all’estero di società prossime al fallimento. Attraverso gli illeciti sarebbe stata fatta un’evasione fiscale di circa 600 milioni di euro. I reati ipotizzati, a vario titolo, vanno dall’associazione per delinquere alla bancarotta fraudolenta, dal riciclaggio alla violazione della legge tributaria, dall’evasione fiscale all’appropriazione indebita. Secondo l’accusa, il presidente di Confcommercio Roma, Cesare Pambianchi, 65 anni, e il collega Mazzieri avrebbero incassato in nero compensi per alcuni milioni di euro, per agevolare l’attività illecita di alcuni gruppi imprenditoriali.  {jcomments on}

Sottrazione fraudolenta dal pagamento di ruoli esattoriali mediante distrazione di beni; autofinanziamento attraverso operazione di leasing; riciclaggio o reimpiego di beni e denaro: erano queste, secondo gli inquirenti, le soluzioni fraudolente verso cui venivano indirizzati gli imprenditori che si rivolgevano al prestigioso studio dei due commercialisti. Gruppi imprenditoriali del rango di Conad, Vichi e Di Veroli da cui i due consulenti avrebbero ricevuto compensi milionari. Tutti rigorosamente sfuggiti al fisco. Come nel caso degli 8 milioni di euro elargiti dalla catena di supermercati che, da parte sua, ha dichiarato «totale estraneità ai fatti» della cooperativa, del suo presidente e dell’amministratore delegato. Sono 703 le società sotto accusa, con debiti erariali per 550 milioni di euro. Di queste, 300 sono state trasferite all’estero.

Negli ultimi 5 anni, secondo la Guardia di Finanza, sono stati individuati proventi illeciti derivanti da condotte fraudolente per 13,5 milioni di euro su società satelliti italiane intestate a prestanome e con conti correnti accesi presso San Marino, Principato di Monaco, Lussemburgo, Svizzera per un totale di 25 milioni di euro. Inoltre è stato avviato il sequestro di immobili nel centro di Roma, auto di lusso, yatch e polizze vita per un valore di oltre 80 milioni di euro. Gli avvocati dei due indagati, in carcere dal 14 giugno, avevano sollecitato la revoca dell’ordinanza di custodia cautelare o la concessione degli arresti domiciliari, ritenendo che non sussistono quei gravi indizi di colpevolezza e i pericoli di inquinamento delle prove e di reiterazione del reato posti alla base dei provvedimenti emessi nei loro confronti. Ma il Tribunale della libertà non ha accolto le istanze di scarcerazione, assecondando invece le ragioni della pubblica accusa. «Tenuto conto della decisione incidentale del Tribunale del Riesame fondata sugli atti di indagine – hanno commentato i difensori di Cesare Pambianchi – siamo certi di chiarire la posizione del nostro assistito nelle successive fasi processuali. Del resto abbiamo documentato che il dottor Pambianchi dal 2001 si dedica alle attività connesse alle sue cariche, in particolare a quella di presidente della Confcommercio di Roma e Lazio».