“Ecco come spendiamo i vostri tributi” una lettera agli italiani, ma del 1972

101


Siamo agli inizi del 1972, un momento importante per il fisco italiano.

Dopo anni di studi e di progetti per modificare il vecchio sistema tributario, si era giunti alla conclusione di emanare una legge che stabilisse i punti essenziali di una grande riforma tributaria e i criteri per la realizzazione della stessa, demandando poi all’amministrazione del Ministero delle Finanze la stesura dei singoli provvedimenti nella forma dei decreti delegati. La legge n. 825 del 9 ottobre 1971 fu così emanata dal governo per divulgare le disposizioni occorrenti per attuare le riforme “secondo i principi costituzionali del concorso di ognuno in ragione della propria capacità contributiva e della progressività”.

Il governo predispose, inoltre, il testo dei singoli decreti delegati, sentito il parere di una commissione parlamentare.

Inizialmente furono pubblicati diciannove decreti, tutti in data 26 ottobre 1972, che introdussero l’imposta sul valore aggiunto (n. 633) e l’imposta comunale sull’incremento di valore degli immobili (n. 643), nonché modificarono le imposte di registro (n. 634), successioni (n. 637), ipotecarie e catastali (n. 635), bollo (n. 642), contenzioso tributario, imposta comunale sulla pubblicità e diritti sulle pubbliche affissioni (n. 639), imposta sugli spettacoli (n. 640) e tasse sulle concessioni governative (n. 641).

Il 1° gennaio 1973, entrarono in vigore, salvo quello sulla riforma del contenzioso tributario, che trovò faticosa applicazione solo nei primi mesi del 1974.

Successivamente furono emanate le disposizione sulle imposte dirette.

In quei mesi il ministro delle Finanze, Luigi Preti, avverte la necessità di rivolgersi con una lettera aperta ai contribuenti italiani, per ricordare l’alta funzione del sistema fiscale nella vita del paese e i valori costituzionali che la regolano, in vista di quelle importanti innovazioni. Per l’occasione elenca puntualmente le grandi voci di spesa dove andrà a confluire il gettito versato. Un’usanza poco praticata in Italia che è un’abitudine invece in altri paesi fiscalmente avanzati, come l’Inghilterra.

Riportiamo qui il testo tratto dalla copia originale che vedete in fotografia, messaci gentilmente a disposizione dal consigliere del direttivo di Lef, Oreste Saccone.

Lettera aperta ai contribuenti italiani

Entro il 31 marzo 1972 i contribuenti italiani dovranno presentare agli Uffici delle Imposte la dichiarazione dei propri redditi conseguiti nell’anno 1971. In questa occasione sembra opportuno al Ministro delle Finanze rivolgere al contribuente, insieme con alcuni utili chiarimenti sulla riforma tributaria recentemente approvata dal Parlamento, qualche parola di riflessione sull’assolvimento dell’obbligo fiscale, che costituisce uno dei principali doveri civici previsti dalla Costituzione.Nella società italiana, come in quelle di tutti i Paesi più evoluti, si sono sviluppati e si accrescono sempre più sentimenti di solidarietà nazionale, che portano lo Stato, garante degli interessi dell’intera collettività, ad assumere compiti ben più vasti di quelli tradizionalmente ad esso riservati. In precedenza tali compiti erano lasciati in gran parte ad iniziative di singoli o di associati. E così che, modificandosi il ruolo dello Stato, agli impegni per l’istruzione pubblica, per l’amministrazione della giustizia, per la difesa nazionale, per la sicurezza dei cittadini, si sono via via aggiunti impegni di crescente entità nei settori dell’assistenza e della previdenza, delle infrastrutture idonee a permettere nuovi insediamenti produttivi e della promozione di iniziative economiche nell’intento di garantire lo sviluppo dell’economia del Paese, il lavoro e il benessere di tutti gli italiani.I cittadini e le comunità locali si rivolgono ogni giorno di più allo Stato per sollecitarne l’intervento, al fine di fronteggiare nuove esigenze, ovvero per rimuovere cause, spesso di origine remota, che ostacolano il progresso economico di determinate categorie o di intere zone del territorio nazionale.Lo Stato, simile ad una grande impresa pubblica, della quale sono partecipi tutti i cittadini con i diritti e i doveri che tale partecipazione comporta, non può assolvere i suoi compiti se non nei limiti dei mezzi finanziari di cui dispone. Tali mezzi possono essere acquisiti soltanto mediante la contribuzione di tutti i « soci », ovverosia di tutti i cittadini, in misura rispondente alla capacità contributiva di ciascuno.Appunto questa è l’altissima ragione sociale delle imposte sul reddito guadagnato e dei diversi altri tributi sul reddito speso, il cui provento costituisce oltre il 95 % delle risorse complessive del bilancio dello Stato.Con queste risorse lo Stato può fare fronte alle molteplici esigenze di tutti, secondo una equilibrata ripartizione delle disponibilità totali tra i vari compiti da assolvere in base alle scelte fatte anno per anno dal Governo e dal Parlamento.Non è davvero privo di interesse ricordare a questo proposito, per utile considerazione dei contribuenti, che le entrate tributarie preventivate per l’anno 1972 in 12.614 miliardi di lire, saranno redistribuite dallo Stato alla collettività nazionale per grandi categorie di servizi o di interventi nelle seguenti misure percentuali:
⁃ Istruzione e cultura 19,1 ⁃ Interventi nel campo sociale 12,8 ⁃ Trasporti e comunicazioni 11,3 ⁃ Interventi nel campo economico 7,4 ⁃ Difesa nazionale 9,8 ⁃ Giustizia 1,5 ⁃ Sicurezza pubblica 4,5 ⁃ Interventi nel campo delle abitazioni 1,1 ⁃ Interventi a favore della finanza regionale e locale 7,6 ⁃ Relazioni internazionali 2,7 ⁃ Amministrazione generale 5,4 ⁃ Oneri non ripartibili 16,8