back to top
domenica 19 Aprile 2026
spot_img
spot_img

Il concordato preventivo biennale un successo per i contribuenti una perdita per l’Erario

Sulla stampa di qualche giorno fa è emerso l’interesse da parte di un noto politico e parlamentare a non rivelare il contenuto della dichiarazione dei redditi per il 2024,  essendosi avvalso per lo stesso periodo d’imposta del concordato preventivo biennale.

Al di l del caso particolare, quanto è accaduto con il concordato preventivo biennale in termini generali è ormai ben noto, ma mancano finora valutazioni concrete degli effetti negativi prodotti per le finanze pubbliche. 

A questo proposito, in attesa di conoscere i dati che dovrebbero essere pubblicati quantomeno nell’ambito delle statistiche fiscali predisposte dal Dipartimento delle finanze (al momento si è giunti al periodo d’imposta 2023) può tornare utile la presentazione di Annibale Dodero pubblicata sul sito Laboratorio Fiscale (LAFIS) e liberamente consultabile Laboratorio Fiscale – Presentazione su Concordato Preventivo Biennale di Annibale Dodero (slides) ove, tra l’altro, si legge che al 13 dicembre 2024 sono state registrate circa il 13% di adesioni e circa 190mila contribuenti, con punteggio ISA inferiore a 8, che sarebbero diventati pienamente affidabili, avendo accettato la proposta di concordato. “Si percepisce – prosegue Dodero – che ad aderire sono stati prevalentemente i contribuenti che avevano l’aspettativa fondata di conseguire risultati economici migliori di quelli concordabili, o che avevano interesse a sanare gli anni pregressi”. Sembrano, invece, scarse le adesioni di contribuenti che hanno ricevuto proposte eccedenti le loro previsioni. Questa asimmetria ha molto probabilmente comportato un gettito inferiore rispetto a quello che sarebbe derivato da dichiarazioni spontanee. Questo potrà essere verificato in futuro, quando saranno disponibili le dichiarazioni fiscali del 2024 e 2025 (ciò rispettivamente alla fine del 2025 e del 2026), dato che comunque permangono, per chi aderisce al CPB, gli obblighi contabili e dichiarativi ordinari. Allora sarà possibile confrontare gli imponibili concordati con quelli effettivamente dichiarati, e comprendere se il CPB abbia comportato un aumento o una perdita di gettito.

Il fatto che aderiscano prevalentemente coloro che ne traggono vantaggio piuttosto che coloro che fanno emergere maggiori imponibili – rileva ancora Dodero – provoca una selezione avversa a danno dei contribuenti che vengono tassati sulla base del reddito effettivamente conseguito. Le considerazioni appena svolte riguardo al gettito risultano aggravate se si considera la possibilità di comportamenti “opportunistici” da parte dei contribuenti. Ci si riferisce alla possibilità di adattare, con il consenso delle controparti contrattuali, la scadenza temporale di ricavi (o compensi) di rilevante importo, e quindi dei conseguenti redditi, in modo da percepirli nell’anno oggetto del CPB. L’ipotesi è realistica per soggetti che hanno un ciclo di produzione ultrannuale o che effettuano non regolarmente prestazioni di elevato ammontare, nonché in generale per i professionisti, che determinano gli imponibili con il criterio di cassa anziché di competenza.

Augurandoci che il Dipartimento delle finanze e l’Agenzia delle entrate pubblichino al più presto i dati del 2024, consentendo in tal modo di effettuare una valutazione degli effetti finanziari concreti prodotti dal CPB, (corrispondendo in tal modo alla richiesta già avanzata dalla Corte dei conti sin dalla parifica 2024), segnaliamo il tema anche agli analisti per un approfondimento sugli effetti esercitati su Irpef e Ires.

Dello stesso autore

RISPONDI

Please enter your comment!
Please enter your name here

Altro in Normativa

Rubriche