L’Italia ha un tesoretto di 871 miliardi di ruoli non riscossi, il bottino grosso tra gli oltre 500mila euro

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L’Italia ha un ‘tesoretto’ che le consentirebbe, in teoria, di ridurre il livello del debito pubblico del Paese dall’attuale 132,6% del pil all’83,7%. Sarebbe sufficiente riscuotere gli 871 miliardi di euro di ruoli non incassati, che riguarda una platea di oltre 20 milioni di contribuenti. Secondo gli ultimi dati dell’Agenzia delle Entrate, risalenti alla scorsa estate, il bottino grosso si concentra nella fascia di debito oltre i 500.000 euro. Il numero dei contribuenti che rientrano in questo gruppo ammontano appena allo 0,9% del totale ma contribuiscono al mancato incasso per il66,5% del totale. Al lato opposto ci sono i piccoli debitori, coni ruoli fino a 1.000 euro, che rappresentano il 55,1% dei contribuenti che ha un conto aperto con il fisco ma, in termini economici, arrivano appena all’1,9% del debito complessivo.

Ma attenzione: tra tutti i ‘debitori’ in arretrato c’è chi sicuramente non salderà mai il suo debito, chi potrebbe farlo ma è molto improbabile, e chi prima o poi pagherà. Gli 871 miliardi di euro rappresentano, infatti, il carico del residuo contabile, da cui bisogna scalare la quota che non può essere riscossa perché i soggetti sono falliti (152,7 miliardi di euro), sono deceduti o le ditte sono cessate (103,9 miliardi di euro). Poi ci sono i carichi sospesi (47,8 miliardi), coloro che risultano nullatenenti (103,9 miliardi), le azioni cautelari (364,7 miliardi) o le rate a scadere su dilazioni non revocate (13,7 miliardi). Alla fine dei conti quello che resta sono 84,2 miliardi di euro. Ma anche questa cifra andrebbe ulteriormente ‘scremata’, visto che comprende anche di debiti per i quali, in ragione delle norme a favore dei contribuenti, le azioni di recupero sono limitate o inibite. Si tratta dei misure come la soglia minima per l’iscrizione ipotecaria, l’impignorabilità della prima casa, i limiti di pignorabilità dei beni strumentali nonché la limitazione alla pignorabilità di stipendi, salari e indennità relative al rapporto.

Ma chi sono i creditori di questi contribuenti? Per l’81% si tratta di crediti residui di natura erariale, il 14% è di natura contributiva e previdenziale, il 3% è dei comuni e il restante 2% dai restanti enti impositori (regioni, camere di commercio e ordini professionali). ”L’anomala consistenza del ‘magazzino’ residuo dei crediti affidati all’Agente della riscossione -spiega l’Agenzia delle entrate in un delle audizioni tenute in parlamento- rappresenta un’unicità rispetto al panorama internazionale. Una parte della colpa va alle strutture private, che si sono occupate della riscossione fino al 2006. Tuttavia, anche oggi, secondo il Fondo monetario internazionale e l’Ocse, ”il sistema si presenta eccessivamente macchinoso, in quanto impone lo svolgimento di attività di recupero pressoché indistinte per tutti i crediti iscritti a ruolo”.