Passività fittizie, Raoul Bova andrà a processo per evasione fiscale

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Lo ha deciso il Gup di Roma: l’attore, indagato assieme alla ex moglie e alla sorella, avrebbe fatto figurare passività inesistenti nei bilanci della sua società per pagare meno tasse.  

Dichiarazione fraudolenta mediante artifici. Con quest’accusa, il Gup di Roma ha rinviato a giudizio Raoul Bova, l’ex moglie e avvocato Chiara Giordano e la sorella Daniela. A tutti e tre la Procura di Roma contesta il reato di evasione fiscale: secondo l’accusa, tra il 2006 e il 2010 avrebbero simulato la cessione di alcuni diritti sui film dell’attore e fatto figurare un passivo fittizio nei conti aziendali “allo scopo di evadere il pagamento delle imposte”. Dagli accertamenti della Finanza sui conti della Sammarco srl, società che gestisce l’immagine dell’attore, risulta che i tre abbiano versato nel quinquennio 680mila euro meno del dovuto. Ora il processo, la cui prima udienza è fissata per il 21 settembre 2016. “Questo rinvio a giudizio è letteralmente incredibile- ha detto il legale dell’attore, Giuseppe Rossodivita- Raoul Bova è stato rinviato a giudizio per dei presunti reati già esclusi, nella loro ricorrenza obiettiva, dalla Corte di Cassazione e poi dal Tribunale della libertà di Roma che, conseguentemente, hanno annullato il sequestro inizialmente ottenuto dalla Procura di Roma in quanto hanno accertato l’assenza degli elementi costitutivi del reato e quindi l’assenza del reato poiché le imposte ritenute evase sono in ogni caso sotto la soglia prevista dalla norma penale. “E’ dunque davvero inspiegabile – ha ribadito- questa decisione del Gup che non ha tenuto conto di quanto affermato dalla Suprema Corte proprio in relazione a questo specifico caso di Raoul Bova, con ciò cagionando, con un assurdo rinvio a giudizio, un danno tutt’altro che trascurabile all’immagine del mio assistito che non ha mai commesso nessun reato”

La vicenda. La partita tra Bova e il Fisco si arricchisce ora di un nuovo tassello. L’indagine, portata avanti dalla Guardia di finanza prima e dalla Procura di Roma poi, aveva evidenziato già nel 2011 anomalie sui conti della Sammarco.

Anomalie mai chiarite dall’attore e i suoi legali: “Le fatture e le ricevute emesse dagli indagati Giordano e Bova non risultano documentate in relazione alle asserite cessioni di opere dell’ingegno, in quanto non contengono alcun riferimento individualizzante che consenta di riferire le prestazioni a singole creazioni o alla natura dei diritti ceduti”, la tesi del pm Giancarlo Cirielli, il quale aveva poi aggiunto che “Per le fatture indicate non sono stati forniti, né dal legale rappresentante della società emittente, né da alcuno dei formali destinatari della medesima, giustificazioni e documentazione idonea a comprovare il rapporto sottostante tra le parti”. Le risultanze delle indagini avevano così portato al sequestro preventivo di immobili per un valore complessivo di un milione e mezzo di euro, contro cui l’attore aveva fatto ricorso ottenendo solo il dissequestro del suo appartamento di fronte al Colosseo.