Anche Confindustria scopre l’evasione, secondo il Csc ammonta 124,5 mld

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In Italia nel 2009 l’evasione ha raggiunto la cifra di 124,5 miliardi. Parola del Centro studi di Confindustria, che nella sua ultima analisi congiunturale ha dedicato ampio spazio al fenomeno. Per la verità il tema è all’attenzione degli uomini di viale Astronomia da un pò di temp. Alcuni giorni fa era stato il Sole 24 Ore, il quotidiano degli imprenditori italiani ad annunciare con un titolo a tutta pagina che il fenomeno negli ultimi 2 anni, da quando è tornato al governo il duo Tremonti Berlusconi, ha registrato una significativa impennata. L’analisi che il Csc fa dell’evasione è tutta incentrata sugli effetti a cascata prodotti sul sistema economico in termini di competitività e freno alla crescita. Il ragionamento proposto è che l’evasione finisce per pesare ”come un macigno” sulla crescita perchè a parità di obiettivi di incasso determina aliquote effettive molto più alte su chi paga senza evadere.

Una tesi suffragata da una serie di numeri dai quali emerge che una operazione di totale recupero dell’evasione e contestuale riduzione delle aliquote comporterebbe per un lavoratore-tipo l’aumento della retribuzione netta annua di 1.224 euro e per l’impresa la riduzione del costo del lavoro, a parità di retribuzione lorda, di 1.580 euro all’anno.L’attenzione di Confindustria al fenomeno dell’evasione rappresenta un fatto significativo, anche perchè in passato non sempre era successo.L’impressione che si ha è cheConfindustria sia convinta che l’unico modo per scongiurare interventi di aggravio sul prelievo sia quello di spingere il governo ad una effettiva lotta all’evasione, anche e soprattutto in termini di deterrenza approntando strumenti più incisivi di contrasto in grado di spingere ad una maggiore compliance e non solo puntando sulla repressione del fenomeno stesso. 

L’evasione fiscale in Italia, si legge nel rapporto del Csc, è stimata in 124,5miliardi nel 2009, pari all’8,2%del PIL. Il solo gettito Iva evaso conta per 35,5 miliardi, 31,5 miliardi quello Irpef 8 mld, quello Ires e 6,3 mld, quello Irap  in 8,0 mld. La stima del gettito evaso sui contributi sociali, sulle altre imposte indirette e sui tributi local ammonta 43,2 mld. Un fenomeno di tali dimensioni nell’Eurozona ha eguali solo in Grecia e pesa come unmacigno sulla crescita perché, a parità di obiettivi di incasso, determina aliquote molto più alte. La pressione fiscale effettiva che grava sui contribuenti che pagano integralmente imposte e contributi è al 51,4% del reddito italiano nel 2009, contro il 43,2% ufficiale, dato calcolato statisticamente dividendo le entrate tributarie e contributive con il Pil. Quest’ultimo, tuttavia, incorpora anche il sommerso e quindi l’incidenza fiscale così ottenuta è solo apparente. A parità di gettito, eliminando l’evasione le aliquote fiscali e contributive potrebbero essere abbattute in media del 16%, migliorando nettamente la competitività delle imprese e il reddito disponibile delle famiglie. Le aliquote italiane sono molto elevate nel confronto internazionale. La loro riduzione finanziata dal pieno recupero dell’evasione ristabilirebbe gli incentivi corretti e costituirebbe un’opportunità, unica nell’Eurozona, per mettere il Paese su un sentiero di crescita sostenuta. Inoltre, renderebbe tollerabile il prelievo fiscale in fasi, come quella attuale, in cui si chiedono sacrifici straordinari.

Secondo i calcoli del Csc, la base imponibile Iva evasa nel 2009 è stata pari al 28,8% della base teorica. Supera la quota raggiunta nel 2005 (25,6%). Il gettito Iva evaso è ammontato al 2,3% del Pil (35,5 miliardi) nel 2009, dal 2,1% registrato quattro anni prima. L’evasione in Italia è tra le più alte in Europa. Nel 2006 con il 22,1% di gettito Iva evaso sul gettito teorico era al terzo posto dopo Grecia (30%) e Slovacchia (28%) e molto al di sopra dei suoi principali concorrenti. Secondo le stime effettuate da Reckon per conto della Commissione europea il gettito Iva sottratto al fisco in Italia nel 2006 era paria 26,3 miliardi (l’1,8% del Pil). In Francia l’Iva evasa è pari allo 0,5% del PIL e al 7% del gettito teorico. Tra i paesi maggiori soltanto il Regno Unito si avvicina nell’evasione all’Italia, con un gettito sottratto al fisco pari al 17,3%di quello teorico. Secondo Reckon ancora più imponente in Italia è stato l’ammontare di gettito evaso negli anni che precedono il 2006: nel 2003 e nel 2004 aveva toccato il 27% del gettito teorico, il valore più elevato tra i paesi europei.

Soffermandosi sull’incidenza effettiva del carico fiscale contributivo, il Csc rileva che nell’ultimo anno rispetto al 2008 la pressione fiscale effettiva è cresciuta di 2,3 punti percentuali (era al 49,1%). Più di quella apparente, che è salita solo di 0,3 punti di PIL. Cosicché il divario rispetto a quest’ultima si è ampliato del 2,0% del PIL (era al 6,2%). La pressione fiscale effettiva rappresenta anche il limite a cui arriverebbe meccanicisticamente la quota sul Pil degli incassi fiscali e contributivi se venisse eliminata tutta l’evasione e non fossero toccate le aliquote. Il suo livello elevato sottolinea, ad avviso del Csc, che è economicamente insostenibile combattere l’evasione senza ridurre le aliquote in misura corrispondente al gettito recuperato. Una tesi vicina a quella richiamata da Bankitalia che ha sottolineato l’opportunità di creare meccanismi che rendano visibile agli ochi dei contribuenti il legame tra lotta all’evasione e riduzione delle aliquote su chi paga. Il Csc stima che la riduzione delle aliquote potrebbe essere, in media, del 15,9% a beneficio soprattutto della tassazione sul lavoro e sulle imprese e con significativo stimolo alla crescita economica.