Grecia punta su trasparenza contro evasione In Italia vietato pubblicare liste

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La Grecia punta sulla trasparenza nella lotta all’evasione. Le autorita’ fiscali hanno reso noto una lista di 150 medici di Atene e della regione dell’ Attica sospettati di evasione fiscale, dopo un controllo fra le dichiarazione e la loro reale situazione economica. La pubblicazione della lista, diffusa dai siti dei principali quotidiani, rientra nella lotta alla corruzione dichiarata dal premier Giorgio Papandreou nel quadro degli sforzi per risanare e riformare il paese e farlo uscire dalla crisi finanziaria. Naturalmente una lista di 150 nomi è poca cosa rispetto al fenomeno dell’evasione fiscale che nel paese ellenico si aggira su livelli simili a quelli di casa nostra. E’ comunque interessante notare che la Grecia sperimenta, seppur in piccolo un percorso che in Italia oggi è vietato dalla normativa introdotta dall’attuale governo dopo la pubblicazione delle liste dei contribuenti con relativo reddito dichiarato su internet decisa dall’ex direttore dell’Agenzia delle Entrate Massimo Romano.

Si trattò di un gesto dirompente che coaugulò evasori e persone per bene in un malinteso concetto di difesa della Privacy. Il risultato fu l’incriminazione di Romano ad opera della ‘solerte’ Procura della capitale e la cancellazione delle norme che ad avviso dell’Agenzia permettevano, anzi imponevano la pubblicazione degli elenchi. Un ruolo centrale fu svolto dal Garante della Privacy che con solerzia sconosciuta a quel consesso, contraddicendo precedenti pronunciamenti sentenziò che l’Agenzia aveva sbagliato non tanto a pubblicare gli elenchi, quanto a usare internet un mezzo troppo ‘efficace’. Un ragionamento da veri azzeccagarbugli quello dell’Authority. Che ragiona in questo modo: gli elenchi si possono pubblicare perchè è previsto dalla legge, ma occorre farlo con dei tabulati cartacei da depositare in comune, in modo tale che a consultarli saranno solo poche persone. Internet non va bene perchè tante persone possono comodamente verificare quanto dichiara l’inquilino dello stesso palazzo o la persona che scorrazza con la machina di lusso e così via. Ma se la ratio della norma, presente nel nostro ordinamento da molti anni, è quella di spingere a comportamenti fiscali più corretti anche attraverso il meccanismo della trasparenza, come si fa a dire che siccome abiamo finalmente uno strumento che consente la massima trasparenza come internet non va bene. Per certi versi è lo stesso meccanismo che si sta riproponendo con le intercettazioni. A parole gli esponenti dell’esecutivo e della maggioranza dicono che occorre combattere la corruzione. Quando poi si scopre che le intercettazioni sono uno strumento efficace per contrastare la corruzione e la concussione si comincia ad invocare la privacy. Una sorta di cavallo di troia utilizzato dall’attuale maggioranza per giustificare norme che produrranno, se adottate, effetti dirompenti facendo arretrare la capacità investigativa della magistratura e delle forze dell’ordine. Idntico discorso per quanto riguarda la lotta all’evasione. A parole si sostiene che sarà inasprita. Nei fatti si adottano una serie di normative che